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SUBSONICA 10/04/12 15:10

Concerto a Madrid (31-03-2012)

Concerto a Madrid

Un riflesso può portare a credere che non ci sia un limite all'immaginazione.
Vedo bambini che corrono a testa in giù, genitori a testa in giù che rincorrono bambini a testa in giù, abbracci, baci e saluti a testa in giù, valige trascinate a testa in giù, un mondo di ombre silenziose che vive a testa in giù, nel pavimento specchiante dell'aeroporto di Madrid.
E se fossero loro quelli veri?
Se tutto il mondo come lo conosciamo noi fosse soltanto un riflesso opaco di un altro, che inizia alla fine delle nostre gambe?

Vedo due Max intenti a leggere appoggiati uno sull'altro, due Vicio due Ninja e due Boosta discutere, mentre un'altro Samuel si guarda intorno pensieroso.

Hanno da poco finito il loro secondo tour europeo, ed immagino si sentano stanchi.

I muscoli punzecchiano qua e là ma il loro sguardo è sereno, chissà se si rendono conto della bellezza di queste ultime due settimane, se almeno stavolta sono riusciti a vivere questi momenti, senza pensare a quello che sarebbe successo dopo.

Sono passate due settimane dall'inizio del tour, ma sembrano mesi, mesi di attese, all'aeroporto, al ristorante, in albergo, attese che allungano il tempo e ti allontanano dalla realtà, stuzzicando i pensieri.

Non sono stati i sold-out, o gli sguardi increduli dei promoters e addetti ai lavori a rendere magiche queste due settimane, ma l'amore per la nostra musica da parte di tutti quelli che hanno deciso di seguirci, cervelli in fuga, fegati in fuga, autoctoni trascinati a forza, e qualche matto arrivato direttamente dall’Italia.

Una luce accesa percettibile dal palco, così vicina, così intensa da farti dimenticare di quanto potrà accadere dopo.

Ed ora una malinconia furibonda s’impossessa di noi, una di quelle malinconie che si provano quando sai di aver vissuto qualcosa d’importante che sta finendo, una malinconia paragonabile ai giorni di fine estate.

Chissà se quando saranno tornati alla vita normale, densa d’impegni e problemi da risolvere, quelle cinque ombre si ricorderanno di noi alla fine delle loro gambe, dei momenti passati a fare quello per cui sono nati, ciò che desideravano fare fin da piccoli, che li spingeva a stare ore davanti allo specchio con una racchetta da tennis in mano a far finta di essere uno dei Beatles.

Chissà se una di quelle volte, troppo presi dall’esaltazione del proprio ego o troppo impegnati a nascondere le insicurezze più struggenti, quei cinque si ricorderanno di essere stati qui, per un po’ in equilibrio sul mondo, in uno di quei momenti in cui alla domanda, “ che cosa vorresti ancora dalla vita ?” non sai dare una risposta.
Samuel


SUBSONICA 04/04/12 20:29

Istantanee Tour

Anteprima I: il palco


SUBSONICA 03/04/12 09:25

Concerto a Barcellona (30-03-2012)

Concerto a Barcellona

Atterrare a Barcelona al tramonto ha sempre un che di fascinoso. Virata sul mare e sguardo sulle colline che, curiosamente, a noi torinesi ricordano tanto Superga e dintorni. Oggi c'è un bolla di gas che avvolge la città, sottile e bassa...smog mefitico? Può essere, ma scopriamo che oggi la capitale della Catalunya è stata teatro di scontri ai limiti della guerriglia civile, con cariche, lacrimogeni a pioggia e cassonetti dati a fuoco: ecco spiegata la coltre gassosa. No comment.
Stiamo scorrazzando da una parte all'altra dell'Europa, con tempi ristrettissimi e, anche in quest'occasione, non possiamo darci alla pazza gioia. Abbiamo mezza serata oggi e mezza giornata all'indomani, poi è showtime.Si bada all'essenziale. Hotel-sciacquata veloce e cena: la brigata al completo (band e crew)si lancia in un banchetto luculliano, tanto quanto il conto. Domani digiuno. ;-)


Venerdì 30. Ci attende un breve incontro con alcuni ragazzi italiani "emigrati" qui, presso il centro San Pere Apostol (sede di AltraItalia, "plataforma social anticapitalista"-come si auto definiscono): si chiacchiera e ci si scambia impressioni e idee sulle differenze tra i due Paesi, beatamente seduti su una terrazza baciata da uno splendido e caldo sole. Il leit motiv di questi giorni all'estero è: l'Italia non ci fa crescere, mancano le motivazioni, manca la cultura, non si viene pagati per il lavoro che si svolge. Bello, eh? Terminate le chiacchiere, ci si muove verso il mercato coperto della Boqueria,un tripudio di colori, odori e sapori tipici...un incrocio tra un suk e la Vucciria di Palermo. Pesce, frutta, verdura, dolci e ristorantini invitanti. Tra cui quello che ci avvolge tra le sue spire, fatte di crostacei, pulpitos a la plancha e vino bianco ghiacciato. Quanto mi è dolce naufragar in questo mare...
C'è ancora tempo per una passeggiata, poi è tempo di sound check, riposo veloce e concerto. Il Razzmatazz è una bolgia: sul palco la temperatura è quella de Il Cairo ad agosto e al secondo pezzo siamo già marci di sudore. Arrivare fino alla fine è un'impresa titanica, ma fantastica. Il calore non è solo fisico, ma anche emozionale: la trasmissione di energia è ai suoi massimi livelli.
Sventola anche una bandiera No Tav e io non posso che andare a dormire soddisfatto.
(Vicio)


SUBSONICA 03/04/12 09:23

Concerto a Parigi (28-03-2012)

Concerto a Parigi

Parigi è stato il mio primo viaggio all'estero. Avevo 16 anni, ero in gita scolastica e ho passato tre giorni a bocca aperta e i successivi anni sognando di ritornarci. Cosa che successivamente avrei fatto diverse volte. Ma mai per un concerto. Sentivo che prima o poi sarebbe successo, senza osare realmente sperarci. Il complesso di locali la "Bellevilleoise", è a Belleville : quartiere multietnico ben raccontato, tra gli altri, da Daniel Pennac nella saga dei Malaussene. Non ci ero mai stato. Quindi appena atterrati da Londra, catapultati in hotel per posare i bagagli, mi ci sono subito immerso per non sprecare nulla dell'ora di tempo a disposizione prima del sound check. Avevo il vantaggio di una destinazione precisa: la galleria d'arte italiana dove in questi giorni sono esposte le bellissime opere in cera di Francesco Sena, amico e artista torinese. Gli odori, le tinte e i saliscendi li ho trovati esattamente come li aspettavo, pur immaginando tutto più piccolo e concentrato. C'é una bella energia in quelle strade piene di vita, nei locali, nei piccoli ristoranti che vi si affacciano e per la prima volta non ho avvertito la sensazione estraniante da luogo "vetrina", che guasta un po' il piacere di Parigi.

Il locale del concerto è un luogo ben equilibrato tra il crudo architettonico con cemento e pilastri a vista e le rifiniture dal tocco elegantemente francese. C'è aria di grande evento, il club è sold out e sono molte le persone in cerca di un biglietto last minute. Una signora francese mi riconosce, dice di averci visto in piazza a Torino e di avere comprato tutti gli album, in un italiano stentato mi fa capire di essere davvero delusa di non potere entrare. In un francese che grida vendetta le faccio capire, che la metterò io nella lista accrediti. Stasera ci saranno molti giornalisti. Anche una traduttrice italiana dei libri di Fred Vargas, e molti ragazzi italiani. Con alcuni mi fermerò a parlare dopo il concerto. Hanno tante storie differenti da raccontare, ma un fondo costante: non tornerebbero in Italia tanto volentieri. In Francia hanno trovato lavoro, lavorando anche duro con tanto di straordinari nei mestieri più disparati. Ma non devono subire l'umiliazione di dover ringraziare qualcuno per il quello che fanno. Il concerto nel locale straripante è caldissimo, il pubblico davvero infuocato. E io a forza di picchiare le corde, riuscirò a farmi sanguinare le dita. Finiremo la serata in piano stile Belleville, in un localino africano scovato da Samuel, jammando con strani musicisti e strani strumenti in mano, fino a quando Ninja, il batterista un po' avanti con i drink, molestando eccessivamente un tamburo non indurrà i gentili ragazzi del club a pregarci di smettere. Per timore del vicinato. La strada verso l'hotel la respiro assaporando passo dopo passo quello che resta di una notte che già sento indimenticabile.

Max Casacci


SUBSONICA 03/04/12 09:19

Concerto a Londra (27-03-2012)

Concerto a Londra

Arrivammo a Londra. La vedemmo e la vincemmo. Le considerazioni del giorno sono illuminate da un sole tiepido e invitante. 
Come quello di ieri. Il decollo da Torino è stato a metà della mattinata. 
Una compagnia low cost rinomata con aerei nuovi molto prestanti ma con il pessimo richiamo del guadagno che obbliga gli altoparlanti di bordo e gli assistenti a continui strilloni per avvisare che tutto è in vendita, sempre, anche il giubbotto salvagente sotto il tuo sedile. 
La pace urla vendetta ma la prospettiva di questa toccata e fuga in terra d'Albione con un sold out giá scritto è molto eccitante. 
Manca la nostra parte. Quella di un concerto che renda onore al primo tutto esaurito dei Subsonica al Koko. 
Il Koko é un mattone della storia della musica in Inghilterra. Davanti alla platea di 1500 persone ha scalciato, urlato, suonato, sussurrato la maggior parte della musica che riposa nelle vostre playlist. 
Non c'e' tempo per il giro turistico.
I tempi sono stretti e, dopo un pasto veloce e carnivoro in un pub, andiamo sulla venue. 
Il concerto sará ripreso per intero, cosi' le prove scorrono con attenzione davanti agli stucchi di questa bellissima sala multipiano dominata da una gigante mirrorball. 
E quando dico gigante davvero la intendo tale. 
Facciamo qualche intervista nei camerini e ci aggiriamo, phantoms of the opera tra le scale ed i cunicoli che conducono alla saletta bordo palco. Perchè è quasi ora. 
Se nella vita avete avuto un gruppo o contate di averne uno, scoprirete quanto il momento piu' incredibile sia quello in cui le luci scendono e le urla salgono. Il tuo corpo si stacca da quello che ha intorno e sembra radiocomandato da quello che succede sotto il palco. 
Suonare davanti a persone felici di essere li' a condividere quel momento é una droga, un privilegio, una necessitá, un desiderio e molto altro ancora.
La scaletta suona come deve suonare. al Koko ci sono i Subsonica e tante persone. Tutte insieme per regalarsi una serata speciale. Parte di memorabilia da cui attingere in un futuro prossimo o remoto. 
Perché realizzare che nella vita stai viaggiando a cavalcioni dei tuoi desideri non é una brutta sensazione. Non lo è davvero. 
Alla fine dello spettacolo amici, chiacchiere, risate, stanchezza, sushi finto in camerino: il corollario perfetto. 
Poi la notte di riposo. Perché siamo a mezza via e domani parigi arriva in fretta.... e ci pensa Samuel salutando il pubblico di Londra con un commosso e sentito : mercì. 


bye and take care.


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