IL CONCERTO A RIETI PREVISTO PER IL 16 SETTEMBRE E' STATO SPOSTATO AL 23 PRESSO IL PALASPORT
i miei occhiali.
Ultimo avvistamento: sul bordo della transenna dopo Preso blu a Milano.......
si è molto discusso sulla nostra partecipazione all'Independent days festival.
I subsonica sono giustamente considerati gruppo Pop, per l'intreccio stilistico con forti contaminazioni elettroniche, per il gran numero di canzoni, strettamente canzoni, presenti nel repertorio, per una certa sfacciata dose di spettacolarità, giudicata talvolta fuori sintonia rispetto ad un tipo di fruizione più seria (o seriosa) della musica.
In effetti in un cartellone con Social distorsion, Bad religion e Qotsa c'entriamo un po' poco.
E' pur vero che gran parte del pubblico che raggiunge regolarmente i nostri
concerti, apprezza e ascolta contemporaneamente ciò che sta di casa
all'Independent.
Insomma è ovvio che questa sera la nostra presenza serve a
radunare un pubblico diversificato e il più possibile numeroso capace di
riempire uno grande spazio come quello dell'arena parco nord.
L'agenzia che organizza storicamente l'evento è la stessa che collabora con noi durante il tour.
Una ragione in più per accettare l'invito (non senza averne prima discusso),
convinti di poter essere utili alla riuscita della giornata e stimolati anche
dal fatto di poterci esibire di fronte ad un pubblico che non incrocia spesso le
nostre rotte. Abbiamo anche discusso a lungo sulla collocazione in chiusura di
serata.
Non ci piaceva molto l'idea di essere collocati nel ruolo di
headliners, non fa per noi apparire presuntuosi, non almeno in queste cose. Poi
ci siamo arresi alla funzionalità della collocazione, per come ci è stata
presentata. Il pubblico interessato esclusivamente a Queens of stone age e Bad
Religion poteva così tranquillamente seguire le due band, mentre gli altri
potevano restare sotto il palco più grande.
Comunque, arrivati a Bologna a metà pomeriggio ci dirigiamo subito in zona palco per curiosare chi sta suonando.
Si preparano i Social Distorsion. Un pezzo di storia della california-punk
quando il punk era ancora punk e basta. Tra i capiscuola del genere, tuttavia al
momento tutt'altro che travolgenti. Il vero e unico problema dell'independent,
che in realtà è il problema dell'Arena parco nord, che è poi il problema dei
concerti all'aperto di Bologna è sempre lo stesso. Il controllo dell'emissione
dei decibel. Con una tolleranza ridicola rispetto alle necessità di un comune
concerto rock.
La sirena di un'ambulanza produce una quantità di decibel
assai superiore a quanto permesso ad un festival con più di diecimila
spettatori. Ed è difficile riuscire ad essere emotivamente coinvolti in una
condizione simile. Comunque qualcuno riesce, dirigendosi al palco sotto la
tenda, ad apprezzare una parte del concerto Blood Brothers. Nello stesso spazio
i Futurhead, band inglese figlia della generazione figlia di chi aveva vent'anni
quando uscivano i primi dischi degli Xtc. Davvero notevoli. Purtroppo il loro
concerto è in simultanea con i grandi Qotsa e orologio alla mano lasciamo le
quattro furie post-punk, per dirigerci al palco principale.
Partono con "Go with the flow". Josh Homme è un gigante in tutti i sensi. Ha
un carisma che non fa rimpiangere i vari pezzi di band persi per strada. Anzi a
detta di chi di noi ha assistito ad altri due concerti, questa versione con
Homme dilagante è la più compatta mai vista sul palco. I Queens saranno però tra
i più penalizzati dal controllo dei decibel. Il sound scuro e sabbioso, molto
poetico e intrigante ma povero di frequenze squillanti risulterà schiacciato
dalla limitazione. Il pubblico griderà più volte" volume".
Noi però abbiamo
la fortuna di poter assistere dal di fronte e da sopra il palco senza perdere
nemmeno una sfumatura e quello che sentiamo è davvero impressionante. Siamo
ancora lì emozionati a commentare il concerto, il sound, le microfonature che
quasi ci scordiamo di dover salire sul palco.
In effetti la sensazione è
strana, ci troviamo un po' spaesati, senza nemmeno sapere che tipo di
accoglienza ci aspetta. Siamo allo stesso tempo però abituati a confronti con
band italiane e straniere di peso e la cosa non ci intimorisce più di tanto.
Partiamo.
Samuel cerca di prendere le misure emotive della situazione,
ma sotto il resto della band suona compatta. Il nostro suono risulterà più
presente e aperto di quello del gruppo precedente. le frequenze basse vengono
rilevate meno dai segnalatori (autentici omini con il microfono dislocati al
bordi del parco-nord), però è evidente che non c'è la pressione sonora solita
dei nostri concerti. Per questi e altri motivi il concerto prenderà quota più
lentamente del solito accendendosi sul serio solo nella parte finale. Il
pubblico sperso nello spazio enorme, un po' all'asciutto con il volume si fa
sentire e vedere quanto può sostenendoci generosamente. Tra le note positive
della giornata, oltre all'esperienza fatta, c'è che Max si dichiara finalmente
guarito a partire da metà concerto in avanti.
Musicoterapia?
Chi lo sa,
ad ogni modo per la data di Roma partiamo decisamente meno preoccupati.
....bene, si contano gli uomini validi: Max ancora moribondo per l'influenza, Samuel con un raffreddore che gli chiude la voce a citofono e Ivan...... il nostro Ivan ricoverato all'ospedale per un brutto incidente.
Abbiamo ricevuto la notizia ieri: a causa di un fornello ad alcol
probabilmente difettoso, il più subsonico dei non subsonici si è trasformato per
un attimo - e in modo fortunatamente parziale - in Johnny Storm, la torcia umana
dei" fantastici quattro".
Ricoverato in ambulanza nel reparto grandi
ustionati del C.t.o. di Torino, dopo aver fatto prendere a tutti un terribile
spavento risulterà guaribile senza alcun conseguenza in poche settimane.
Nel
frattempo le visite in ospedale lasciano come sempre il segno e in reparti come
quello dove al momento Ivan può concedersi il lusso di baccagliare le
infermiere, ci sono persone ridotte davvero malissimo spesso a causa di banali
distrazioni.
Una sigaretta accesa vicino alla pompa di benzina, il ritorno
di fiamma di una boccetta di alcol durante una semplice grigliata, tra gli
episodi più frequenti.
Siamo fragili, fragilissimi.
E' questo che silenziosamente pensiamo facendo ciao con la mano dal vetro al
faraone Ivan e alle sue bende, mentre posiamo la cornetta che separa le nostre
voci dalla sua chiusa nella stanza asettica. E se ne starà lì ancora per diversi
giorni e notti, a sopportare il dolore con grande stile e un sorriso sulle
labbra ancora incrostate.
Si commuoverà sapendo che a Milano gli abbiamo
dedicato il concerto, che è semplicemente il nostro modo di dirgli quanto gli
vogliamo bene.
Milano: arriviamo al Palamazda in anticipo, Max con un sacchetto della farmacia sempre appresso, tipo coperta di Linus.
C'è un massaggiatore nei camerini, che è anche una sorta di terapeuta. Metodo Grinberg o qualcosa di simile. In effetti pare funzionare. Sappiamo per esperienza che il Palamazda in estate è un posto molto faticoso da affrontare anche quando sei nel pieno delle energie. Il calore e la mancanza d'aria pesano.
Nel backstage prima del concerto ci vengono consegnati, incorniciati, i dischi di platino relativi a Terrestre.
Fabrizio Giannini, Pierluigi Raimondi e Gabriel Mompellio di Emi-virgin sono
gli officianti. Foto, sorrisi, pacche sulle spalle, strette di mano, solita
allegra procedura. Ci chiedevamo come sarebbe andata, a pochi mesi dal Filaforum
di Assago, oltretutto in concomitanza con il concerto di Ska-P e NOFX, due band
che muovono moltissimi ragazzi. E pare che le premesse siano ottime.
Tutti i
giornali hanno riportato l'evento, compreso il corriere che reca un titolo
delirante "Subsonica, il prossimo disco? In inglese!"
E lo spazio è tutto
esaurito.
Ora si tratta di fare un bel concerto.
Anzi per la verità si tratta di fare 3 bei concerti: questo, quello dell'independent a Bologna e quello di Roma, praticamente di fila.
Ad aprire le danze pensano i Sikitikis che riescono ad essere molto coinvolgenti. Con grande soddisfazione Diablo presenta ai milanesi la cover dalla morriconiana: "Milano odia, la polizia non può sparare".
Tocca a noi
Il pubblico di Milano si presenta diverso dal solito. Ci sono molti più
maschi e sono ragazzi vicini ai trent'anni. E quello che è meglio partono da
subito scatenati da paura. E' una bellissima accoglienza quella che ci riserva
il Palamazda. Sul palco c'è qualche difficoltà a tarare la dimensione di ascolto
tra la condizione all'aperto e questa improvvisa dimensione al chiuso. Però i
ragazzi sotto il palco trascinano molto e il concerto, non uno dei migliori
sotto il profilo tecnico risulterà molto intenso.
Max ha difficoltà ad
arrivare al termine del secondo bis, l'aria è quasi irrespirabile, il pubblico
chiede acqua in continuazione, ma alla fine la sensazione sarà appagante per
tutti. Ora si tratta di raccimolare forze e medicine per gli altri appuntamenti.
Qualche giorno di pazienza per sistemare Opinioni e Chat, effettivamente un po' ingolfati...
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