si è molto discusso sulla nostra partecipazione all'Independent days festival.
I subsonica sono giustamente considerati gruppo Pop, per l'intreccio stilistico con forti contaminazioni elettroniche, per il gran numero di canzoni, strettamente canzoni, presenti nel repertorio, per una certa sfacciata dose di spettacolarità, giudicata talvolta fuori sintonia rispetto ad un tipo di fruizione più seria (o seriosa) della musica.
In effetti in un cartellone con Social distorsion, Bad religion e Qotsa c'entriamo un po' poco.
E' pur vero che gran parte del pubblico che raggiunge regolarmente i nostri
concerti, apprezza e ascolta contemporaneamente ciò che sta di casa
all'Independent.
Insomma è ovvio che questa sera la nostra presenza serve a
radunare un pubblico diversificato e il più possibile numeroso capace di
riempire uno grande spazio come quello dell'arena parco nord.
L'agenzia che organizza storicamente l'evento è la stessa che collabora con noi durante il tour.
Una ragione in più per accettare l'invito (non senza averne prima discusso),
convinti di poter essere utili alla riuscita della giornata e stimolati anche
dal fatto di poterci esibire di fronte ad un pubblico che non incrocia spesso le
nostre rotte. Abbiamo anche discusso a lungo sulla collocazione in chiusura di
serata.
Non ci piaceva molto l'idea di essere collocati nel ruolo di
headliners, non fa per noi apparire presuntuosi, non almeno in queste cose. Poi
ci siamo arresi alla funzionalità della collocazione, per come ci è stata
presentata. Il pubblico interessato esclusivamente a Queens of stone age e Bad
Religion poteva così tranquillamente seguire le due band, mentre gli altri
potevano restare sotto il palco più grande.
Comunque, arrivati a Bologna a metà pomeriggio ci dirigiamo subito in zona palco per curiosare chi sta suonando.
Si preparano i Social Distorsion. Un pezzo di storia della california-punk
quando il punk era ancora punk e basta. Tra i capiscuola del genere, tuttavia al
momento tutt'altro che travolgenti. Il vero e unico problema dell'independent,
che in realtà è il problema dell'Arena parco nord, che è poi il problema dei
concerti all'aperto di Bologna è sempre lo stesso. Il controllo dell'emissione
dei decibel. Con una tolleranza ridicola rispetto alle necessità di un comune
concerto rock.
La sirena di un'ambulanza produce una quantità di decibel
assai superiore a quanto permesso ad un festival con più di diecimila
spettatori. Ed è difficile riuscire ad essere emotivamente coinvolti in una
condizione simile. Comunque qualcuno riesce, dirigendosi al palco sotto la
tenda, ad apprezzare una parte del concerto Blood Brothers. Nello stesso spazio
i Futurhead, band inglese figlia della generazione figlia di chi aveva vent'anni
quando uscivano i primi dischi degli Xtc. Davvero notevoli. Purtroppo il loro
concerto è in simultanea con i grandi Qotsa e orologio alla mano lasciamo le
quattro furie post-punk, per dirigerci al palco principale.
Partono con "Go with the flow". Josh Homme è un gigante in tutti i sensi. Ha
un carisma che non fa rimpiangere i vari pezzi di band persi per strada. Anzi a
detta di chi di noi ha assistito ad altri due concerti, questa versione con
Homme dilagante è la più compatta mai vista sul palco. I Queens saranno però tra
i più penalizzati dal controllo dei decibel. Il sound scuro e sabbioso, molto
poetico e intrigante ma povero di frequenze squillanti risulterà schiacciato
dalla limitazione. Il pubblico griderà più volte" volume".
Noi però abbiamo
la fortuna di poter assistere dal di fronte e da sopra il palco senza perdere
nemmeno una sfumatura e quello che sentiamo è davvero impressionante. Siamo
ancora lì emozionati a commentare il concerto, il sound, le microfonature che
quasi ci scordiamo di dover salire sul palco.
In effetti la sensazione è
strana, ci troviamo un po' spaesati, senza nemmeno sapere che tipo di
accoglienza ci aspetta. Siamo allo stesso tempo però abituati a confronti con
band italiane e straniere di peso e la cosa non ci intimorisce più di tanto.
Partiamo.
Samuel cerca di prendere le misure emotive della situazione,
ma sotto il resto della band suona compatta. Il nostro suono risulterà più
presente e aperto di quello del gruppo precedente. le frequenze basse vengono
rilevate meno dai segnalatori (autentici omini con il microfono dislocati al
bordi del parco-nord), però è evidente che non c'è la pressione sonora solita
dei nostri concerti. Per questi e altri motivi il concerto prenderà quota più
lentamente del solito accendendosi sul serio solo nella parte finale. Il
pubblico sperso nello spazio enorme, un po' all'asciutto con il volume si fa
sentire e vedere quanto può sostenendoci generosamente. Tra le note positive
della giornata, oltre all'esperienza fatta, c'è che Max si dichiara finalmente
guarito a partire da metà concerto in avanti.
Musicoterapia?
Chi lo sa,
ad ogni modo per la data di Roma partiamo decisamente meno preoccupati.
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