Per Giuseppe, non c'è nulla di sbagliato nel tuo messaggio se non forse il contrapporre le due figure. Io credo che le persone che vorrebbero vedere i poteri occulti , quelli mafiosi, le mille trame che il potere economico in tutto il mondo tesse a beneficio di oligarchie che sono la rovina del mondo stesso, sconfitti una volta per tutte, siano in fondo le stesse persone che hanno riempito le strade di Genova in questi due giorni. Non sono queste le persone che chiamano Carlo Giuliano eroe. Lo hanno chiamato ragazzo. Il primo abbinamento è sempre opera di chi cinicamente vuole fare piazza pulita di dubbi e sposare le funzionali teorie telegiornalistiche del mondo diviso in: gente per bene che lavora e teppisti sovversivi che spaccano tutto e assaltano i poliziotti. Non sto dicendo niente di nuovo. L'altra sera a Napoli abbiamo presentato una canzone scritta in seguito ai terribili fatti dell'anno scorso. Non è una canzone sulla persona uccisa, ma sugli eventi. E' un fatto importante secondo me essere ritornati in quella città a spazzare via fetide ombre molto ben fotografate in una recente documento di Amnesty International.
Puoi contestare il fatto che nel nostro concerto non ci sia una canzone dedicata ai giudici che hanno sacrificato la loro vita per combattere il potere occulto. Quando penso "sacrificato" non penso solo all'uccisione violenta ma a come questi uomini hanno accettato di vivere, sempre convivendo con lo spettro della morte per loro stessi e per le persone più vicine. Tempo fa consigliai e tuttora lo faccio, su questo spazio la lettura della biografia di Falcone, dicendo quanto fosse importante per un italiano non voltare lo sguardo e cercare di addentrarsi in un episodio fondamentale della nostra storia recente. Non è stata scritta questa canzone, anche se di recente un racconto di uno scrittore italiano ( nn ricordo esattamente e non voglio scrivere inesattezze ma molto presto sarò prodigo di particolari) me ne ha fatto venire la voglia.
L'unica cosa assolutamente fuori luogo è l'associare le figure dei giudici alla stessa entità che si è macchiata di colpe gravissime, colpe che finalmente neanche più i politici e gli editori delle testate filo-governative riescono più a coprire. Falcone e Borsellino credevano nella polizia, ma sicuramente non nello squadrismo e neanche in chi nei vertici dei servizi ordisce trame che un giorno portano alla criminalizzazione di un movimento "scomodo" e un altro all'eliminazione di un giudice o all'occultamento delle sue testimonianze
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