sveglia alle undici e partenza per Roma.
Alle 18, avremo il sound-check in piazza san Giovanni. Arriviamo sul posto salutati da molti ragazzi appoggiati alle transenne di recinzione. Non avremo modo di soffermarci più di tanto, dovendo espletare una serie di operazioni logistiche tipo pass, interviste nel backstage e altro.
Su e giu' per il palco Carmen, Jannacci, Mauro Pagani, Daniele Silvestri. Salutiamo Daniele e un sacco di personaggi che lo scanner biochimico della memoria riconosce ma non riesce ad identificare completamente. Ed è il solito via vai di "ehhhh, ohhhh ueeeeei com'èèèè?" gettati un po'a caso cercando di calibrare bene l'intensità a seconda del presunto grado di familiarità. Un saluto troppo distaccato potrebbe risultare scortese laddove un'eccessiva enfasi fuori luogo rischierebbe di farti sembrare paraculo.
Il piu' in difficoltà in queste situazioni è come al solito quello smemorato del presidente che non riconoscerebbe nemmeno sua madre a distanza di una settimana. La quasi totalità delle domande verte ovviamente sul significato della partecipazione al primo Maggio. In effetti per quanto possa sembrare cosa pro-forma affermare il particolare significato della propria partecipazione ad un evento di questa portata, la giornata del primo Maggio di quest'anno assume una connotazione più precisa. Parlare di pace oggi, o meglio domani vuole dire pronunciare un termine improvvisamente privato di una certa fastidiosa ambivalenza. Non si potrà spendere più' impunemente il concetto di pace essendo contemporaneamente complici della più' imponente macchina di affari, morte, distruzione e ricostruzione che i nostro sistema economico conosca. La guerra che con la sua sinistra periodicità, il suo bugiardo quanto efficientissimo apparato informativo la sua fredda e lenta pianificazione che una volta innescata non si riesce piu' a fermare tanto cruciali sono gli interessi in gioco, risulta essere al di sopra delle regole democratiche e della legalità stessa. Ecco che cosa ha di storicamente importante questo variopinto ed ecumenico carrozzone mediatico nel Maggio del 2003.
Insomma facciamo il sound-check e proviamo i tempi. Rigorosamente 12 i minuti a disposizione. C'è tempo per due brani e per inserire come introduzione una versione chitarra e voce di Sole silenzioso, che ne faccia risaltare il testo. Ceniamo in albergo e decidiamo di fare un giro al Qube, con noi l'immancabile manuel Agnelli a questo giro accompagnato anche da alcuni Afterhours. Ci suonano i Punkreas, anche se arriveremo giusto in tempo per salutarli.
Il giorno del primo Maggio ci svegliamo piuttosto tardi e naturalmente sbirciamo la diretta televisiva. Decidiamo di arrivare piuttosto tardi per evitare lo stordimento dell'affollatissimo back stage. Guardiamo Marlene e After in tv ascoltiamo i numerosi appelli lanciati incessantemente dal palco e siamo sempre più convinti della scelta di lasciar parlare le parole della musica. Verso le sei e mezza ci muoviamo e continuiamo con le interviste più disparate. Samuel non se la sente più di tanto e ad un certo punto ne interrompe una a metà davanti alle telecamere. Nell'andirivieni dei camerini non abbiamo il tempo di seguire nessun concerto, tranne quello dei Planet funk che suonano poco prima di noi. Prendiamo posto sulla pedana mobile proprio dietro le vorticose svisate di Britti e girando ci ritroviamo faccia a faccia con una piazza gremita all'inverosimile. Nel casino generale ci siamo anche dimenticati di provare come preventivato "sole silenzioso" nei camerini. Attacchiamo sapendo che non avremo nemmeno il tempo di scaldarci ma con "Nuvole Rapide" la piazza che aveva incominciato a scaldarsi con i ritmi dei Planet funk esplode ballando. E' uno spettacolo impressionante. Alla fine abbiamo una botta di adrenalina inespressa che smaltiremo fino alle prime luci dell'alba in giro per feste varie. Di quello che è successo su quel palco avremo notizia solo all'indomani. Un ultima nota d'emozione per "Mercy seet" l'ultimo intensissimo brano del set di Nick Cave.
Usciamo mentre sul palco sta cantando il grande Vinicio e dal furgone Samuel e Manuel fanno salutano la gente dai finestrini lanciando messaggi del tipo "hey siete fantastici, la musica è fantastica, la musica è estro e fantasia" inutile tentare di scoprire dove è finita la bottiglia di vodka.
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