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Risultati per '11-2003'
sbs 17/11/03 16:10

m.e.i.

gli indirizzi web per avere informazioni sull'interessante meeting delle etichette indipendenti che si tiene ogni anno a Faenza sono, www.audiocoop.it e rockit.it. Quest'anno l'evento è previsto per questo fine settimana (da Venerdì a Domenica). Possiamo già anticipare per Sabato una interessante anticipazione del Tora-Tora 2004, e la presentazione di Anoomalia Subsonica alla quale prenderanno parte l'autore Paolo Ferrari, il grafico Marco Rainò e per il gruppo Max.


subs 17/11/03 16:04

m.e.i.

www.audiocoop.it,


sbs 14/11/03 20:11

in questi giorni

ci domandiamo se gli interventisti italiani, quelli che si avventano sugli ultimi avvenimenti a sbranare ogni legittimo dubbio, ogni riflessione nascente sulla reale opportunità di questa rovinosa guerra, ringhiando con furore patriottico, non si sentano almeno un po' corresponsabili di questa misera tragedia. Perchè lo sono. Ce lo domandiamo e ascoltiamo le parole di chi la guerra la conosce per quello che è realmente, forse tra i pochi davvero legittimato a parlare. Quella che segue è un'intervista a Gino Strada copiata dalla nostra bacheca, parole come le sue rimangono sempre troppo poco ascoltate


la guerra, sempre quella. 14/11/03 20:01

intervista a Gino Strada

«In Iraq c'è una guerra mascherata da pace»


«Non mi faccia dire cose troppo violente», si raccomanda Gino Strada al termine di questa intervista. Il medico di Emergency è preoccupatissimo dal «nuovo maccartismo» che si sta abbattendo sul nostro Paese, tanto più all'indomani della strage di Nassiriya. Ieri, su un noto quotidiano romano, sotto una sua foto, c'era una dichiarazione «Chi sceglie la guerra si fa ammazzare» che lui non ha mai pronunciato.
«Strada - è la prima domanda - è possibile che le ragioni della pace siano soffocate dalla retorica patriottarda in un momento come questo?».
Al responsabile delle missioni all'estero di Emergency, il rischio sembra un rischio molto «più che teorico». «Non so come definirla meglio ma mi sembra di assistere ad una ventata di militarismo fascista. Guardi i quotidiani e i telegiornali: c'è un gioco a cambiare di significato alle parole "pace", "guerra", "cooperazione". Sembra che in Iraq tutti stiano facendo "lavoro umanitario". Invece sono truppe d'occupazione e anche molte ong sono "embedded", sbarcate al seguito dei marines, organizzate e pagate dal Pentagono per fare da paravento a operazioni di spionaggio».
Il dolore per i ragazzi uccisi si aggiunge a quello per tutti gli altri orrori della guerra. Strada, milanese, 55 anni, ha iniziato quindici anni fa a ricucire vittime delle mine ai confini tra Pakistan e Afghanistan. In Iraq Emergency è presente dal 1995 con 800 dipendenti e 250 posti letto suddivisi tra 2 ospedali a Suleimanya e Erbil, due centri di riabilitazione e 22 postazioni di pronto soccorso. «Un terzo ospedale - racconta ancora Strada - è in costruzione a Karbala, nella zona sciita a 100 km da Baghdad. Ma la presenza di truppe straniere mette a rischio il nostro lavoro per quell'identificazione strisciante con le ong giunte al seguito dei bombardieri».
E' possibile che i carabinieri italiani siano stati colpiti perché, come sostiene Violante, la loro presenza avrebbe il consenso delle popolazioni irachene?
«Credo che gli italiani abbiano più sensibilità e intelligenza nel rapporto con le persone, ma da qui a parlare di consenso mi sembra esagerato. Al di là dell'emozione per la strage, quello italiano è un contingente di occupazione e non c'è, in Iraq, una ragione per cui ci debbano essere militari stranieri. Ora si tende a rimuovere che ci sia una guerra di aggressione proclamata nell'illegalità internazionale, contro le Nazioni unite e non solo contro il loro parere. Si sparge a piene mani la retorica dei soldati che ripristinano l'energia elettrica ma, a casa mia, se salta la corrente chiamo l'elettricista mica i carabinieri! Perché non si inviano medici e aiuti anziché contingenti? Si torna al fatto che la guerra viene mascherata da pace... Quella che viene insistentemente chiamata "missione di pace" è guerra, una guerra votata dal parlamento (non solo dal governo) contro l'opinione dell'80% della popolazione. Quelli che vengono definiti "aggiustamenti strutturali" sono una vera e propria rapina per le economie occupate. Le uccisioni vengono spacciate per esportazione della democrazia. E le stime dei morti si aggirano tra 15mila e 55mila».
Lei crede che ora si possa ribaltare il consenso per l'aggressione all'Iraq, che il popolo delle bandiere della pace si possa scoprire minoranza del Paese?
«Credo che sia un tentativo destinato a fallire. Gli italiani sono ancora più contrari solo che manca loro una rappresentanza politica. Quali sono oggi i compiti dei pacifisti, di quei milioni di persone che hanno reso visibile il loro ripudio della guerra? Devono invitare a una riflessione sulla guerra, uno strumento folle e inefficace che semina i nove decimi delle vittime tra le popolazioni civili. Chi è quel medico così imbecille da somministrare un farmaco che nove volte su dieci ammazza il paziente anziché il microbo?! Bisogna smascherare l'aggressione economica che si cela dietro la formula "guerra umanitaria" coniata da D'Alema per il Kossovo e ripresa entusiasticamente da Bush. Non bisogna mollare la pressione sul mondo politico e ottenere il rispetto della nostra costituzione, favorire il disarmo (parola in disuso), far tornare a casa le truppe. Smetterla, insomma con l'equivoco "pace=elettricità"».
Seguendo le orme di Strada e, dunque, delle guerre, si scopre che il cammino delle bombe è quello del petrolio e del liberismo più sfrenato. Tra non molto il medico milanese partirà per l'Argentina e per il Brasile dove Emergency è partner del governo Lula nel programma "Fame zero". «E' un mondo dominato dal terrorismo - dice in conclusione - come elemento fondante della convivenza civile. E il più importante e violento è il terrorismo di stato. Sono i suoi stessi intellettuali a definire gli Usa come la nazione più terrorista. L'elenco dei paesi sovrani che ha aggredito è impressionante. Ed è un mondo dove 366 persone detengono il 40% della ricchezza complessiva e i 5 stati "armaioli" sono gli stessi membri del consiglio di sicurezza».


emergency 14/11/03 01:51

militari uccisi in iraq


Il dolore e la riflessione:
In Iraq sono stati assassinati militari italiani.
Per la condivisa appartenenza a uno stesso paese, il fatto ci colpisce molto più da vicino di altri fatti identici.
Ma ogni volta che un essere umano muore per volontà, per decisione e ad opera di un altro essere umano ci assale lo sgomento che si prova di fronte all'assurdo.
«La guerra è questo», si dirà. Ed è vero. Ma questa constatazione non può essere un motivo di rassegnazione.
«La guerra è questo» significa che quando si decide di fare una guerra o parteciparvi si preparano il crimine e la morte. Non una morte inevitabile, che è offesa e sfida per ogni essere umano, ma una morte che per alcuni ha il sapore di un successo, di un obiettivo perseguito e raggiunto.
Non ci sarebbe rispetto né umanità nel ridurre l'esistenza stroncata di persone, il dolore dei loro congiunti, il dolore di tutti, ad argomento di una parte in una contrapposizione.
Lo stretto contatto con il limite estremo che la morte, la sofferenza e la disperazione costituiscono può e deve provocare la riflessione di tutti, non la polemica di alcuni.
Nessuno può ridurre questo avvenimento a dimostrazione di una tesi.
Sarebbe insensato sentirlo come la prova di avere o avere avuto ragione.
Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, quando i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l'uccisione.
La guerra è questo: è morte e dolore evitabili e voluti, un'assurda disumanità non commisurabile con nessuna difficoltà, con nessun problema.

Volere la pace non significa mancare di rispetto alla memoria di chi è morto negli attentati.
Confidare nella pace non significa non aver pianto per le migliaia di vittime innocenti.
Chiedere la pace non significa non opporsi con fermezza a ogni forma di terrorismo.
Sperare nella pace significa credere nell'uomo di ogni razza o religione.
Dialogo e integrazione possono ottenere più di qualunque arma."


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