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Risultati per '1-2009'
SUBSONICA 22/01/09 13:02

LIVE@sestriere

queste le informazioni che abbiamo a disposizione:

21.02.09: SubsOnica in concerto - Sestriere - Palazzetto dello Sport - ore 22.30

il biglietto è gratuito e può essere ottenuto in questi modi:

- raccogliendo i punti della promozione La Stampa Passepartout. Tutti i lettori del quotidiano La Stampa, raccogliendo 5 punti Passepartout potranno prenotare il pass di ingresso che permetterà di entrare per primi nel Palazzetto dello Sport dalle 19.30 alle 20.30 (300 posti disponibili).

- patecipando all’iniziativa Passepartout on-line sul sito www.lastampa.it, anche in questo caso si potrà prenotare il pass di ingresso per entrare per primi nel Palazzetto dello Sport dalle 19.30 alle 20.30 (300 posti disponibili).

- accreditandosi allo stand Vialattea presso l’Expo Village in zona arrivo gara Coppa del Mondo a Sestriere Borgata dalle ore 10.00 alle ore 13.00 di sabato 21 febbraio. Ogni persona potrà ritirare un solo accredito. Il pass di ingresso permetterà di entrare nel Palazzetto dello Sport a partire dalle ore 20.30.

Quando saranno entrati tutti i possessori di accredito, l’accesso al Palazzetto sarà libero fino al raggiungimento di 2000 ingressi. A completamento dei posti disponibili si potrà seguire il concerto sul maxi schermo posizionato in Piazzale Fraiteve.

E' uno scherzo? Purtroppo no ;)


ninja 19/01/09 20:53

mi ricordo bene di quei giorni

il 19 luglio ero a Canatalupa.

Interessante questa puntata di "passaparola" di m. travaglio. Ve la riporto, è una mezz'oretta ben spesa.

"Borsellino: omicidio di Stato?"





E stasera non credo che mi perderò "W" di O. Stone

SUBSONICA 16/01/09 18:17

merchandise: comunicazione di servizio

dovendo fare un po' di spazio in magazzino, molti prezzi del merchandise sono stati abbassati: se vi interessa date un'occhiata agli articoli in offerta.


SUBSONICA 16/01/09 00:39

gaza bombe al tungsteno: cancerogene

13/01/2009
Gaza: nuove armi, vecchie atrocità


Le conseguenze a
lungo termine delle bombe israeliane, comprate dagli Usa


di Massimo
Zucchetti*

Davanti al massacro di una disgraziata popolazione civile
di un milione e mezzo di abitanti rinchiusa in un lager a cielo aperto,
quando il numero di vittime ha raggiunto (12 gennaio ore 17:00, ormai
bisogna datare queste affermazioni) la cifra di 888 palestinesi, di cui
284 bambini, 100 donne e 4080 feriti, può risultare forse irrilevante
disquisire su quali armi siano state usate da Israele per compiere una
simile strage. Strage che poco ha a che vedere con Hamas: ci sono molte
testimonianze, quale ad esempio quella di Mads Gilbert, un medico
norvegese che lavora all'ospedale Al-Shifa a Gaza, che racconta a Sky
News che il numero di civili feriti e uccisi a Gaza dimostra che
Israele sta attaccando deliberatamente la popolazione. (vedi ad esempio
http://www.tlaxcala.es/detail_artistes.asp?lg=es&reference=259). Solo
un lieve moto di vergogna insorge leggendo l’irrilevante blog della
rivista “Panorama”, che tacciano di malafede un medico eroe della pace
come Gilbert.
Comunque, a parte l’utilizzo di bombe all’uranio
impoverito che pare non confermato, e di ordigni al fosforo sui quali c’
è ancora discussione tecnica, è invece assodato l’utilizzo da parte
dell’esercito israeliano di bombe DIME (Dense Inert Metal Esplosive).
Si tratta di un tipo innovativo di bomba, con una testata di fibra di
carbonio e resina epossidica integrata con acciaio, e che fa uso di una
lega di tungsteno. Queste armi hanno un enorme potere esplosivo, ma il
potere dell'esplosione si dissipa molto rapidamente e il raggio
interessato non è molto lungo, forse dieci metri: le persone travolte
da questa esplosione, dall'onda d'urto, vengono letteralmente tagliate
a pezzi. E’ stata concepita proprio per uno scenario di guerriglia
urbana perché consentirebbe – nella delirante logica militarista - di
colpire obiettivi mirati.

Quest'arma non è una novità: è stata già
usata in Libano e a Gaza nel 2006. Le ferite che si vedono oggi
all'ospedale Shifa di Gaza rendono assodato che sia stato fatto largo
uso di armi DIME da parte degli israeliani in questa guerra. Di DIME
avevano già parlato ad esempio Masella e Torrealta di RaiNews24 nel
2006 ( http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=3469).

Invito i lettori, con i quali mi scuso per la crudezza delle immagini
(che potrebbero impressionare per il loro contenuto), ad occhieggiare
alcune delle foto allegate a questo articolo per capire quali effetti
producano queste bombe DIME.

Vi è anche la questione, che in questo
momento pare secondaria visto quanto succede, ma che va comunque
citata, che a lungo termine queste armi avranno sui sopravvissuti un
effetto cancerogeno. Inglobare schegge o respirare micropolveri di
tungsteno, metallo pesante e notoriamente cancerogeno, non potrà che
provocare nella popolazione sopravvissuta o che vive nei dintorni un
aumento della frequenza di insorgenze tumorali. Su questo sono state
fatte ancora relativamente poche ricerche, ma ce ne sono alcune,
condotte anche negli Stati Uniti, che mostrano che queste armi hanno
una tendenza molto alta a provocare il cancro. Così chi non resta
ucciso sul colpo rischia di ammalarsi di tumore. Ma a chi importa, in
questo drammatico momento?

Comunque, per quello che può valere il
diritto internazionale dopo quanto sta succedendo, queste sono armi
sperimentali di tipo chimico, vietate dalle Nazioni Unite. Di nuovo, Ma
a chi importa, in questo momento? Direi che più importante sia però
dire che tutto quanto sta succedendo a Gaza è contro il diritto
internazionale, è contro l'umanità, è contro tutto ciò che significa
essere persone dotate di senso morale.

Ma porrei ancora, da scienziato
responsabile ed attivo contro la guerra, su un piano separato i soldati
israeliani, che fanno in fondo un loro mestiere, sebbene orribile, da
quanti hanno studiato e messo a punto queste armi: la ricerca è stata
condotta dal US Air Force Research Laboratory in collaborazione con il
Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) americano. Nel 2007, sono
stati spesi oltre 40 milioni di dollari per lo sviluppo di queste bombe
dal governo USA. Invito a vedere anche il sito militare (http://defense-
update.com/products/d/dime.htm) e ad esprimere, con una posta all’
ufficio stampa del LLNL la vostra eventuale disapprovazione.
Educatamente, ve ne prego: non siamo né vogliamo essere come loro. (Ms.
Lynda Seaver, LLNL Manager, Media & Communications, seaver1@llnl.gov).

*Nato nel 1961, risiede a Torino. E' un ingegnere nucleare. Attualmente
è professore ordinario al Politecnico di Torino, dove insegna
"Protezione dalle Radiazioni". Si occupa di fusione termonucleare,
smantellamento di impianti nucleari, scorie radioattive, uranio
impoverito. E' membro e coordinatore del "Comitato Scienziate e
Scienziati contro la guerra", il suo principale impegno è per la lotta
contro la guerra e gli armamenti, sia nucleari che convenzionali. E'
autore di diversi libri, tra l'altro "Uranio impoverito" edito nel 2006
da CLUT e "L'atomo militare e le sue vittime" edito nel 2008 da UTET


da www.leonardo/blogspot.com 15/01/09 23:41

un post sulla tragedia gaza

Io non credo che ci sia nulla di male nel voler difendere Israele in una discussione. Il problema è il come. Tanti sedicenti avvocati della causa di Israele portano avanti i loro ragionamenti con una serie di argomenti fallaci (o sofismi) che mi fanno rabbrividire, e che finiscono per ottenere il risultato opposto: rendermi più sospettoso nei confronti degli israeliani. Molti dei quali resterebbero sconvolti, credo, leggendo certe castronerie con cui li si difende qui da noi. A volte sembra che il conflitto israelo-palestinese abbia una logica tutta sua, che funziona solo dal Giordano al mare, e che se provassimo ad applicare altrove (anche da noi) provocherebbe caos e distruzione nel giro di pochi minuti.

Col tempo ho finito per riconoscere alcuni di questi sofismi da lontano; tanto che a un certo punto ho pensato di fare cosa utile mettendoli in una lista, con tanto di sottolink. Sarà un pezzo un po' lungo, ma ne vale la pena se può risparmiarci lunghe e sterili discussioni in futuro. Un'avvertenza per gli studiosi di logica e retorica: in questo pezzo molte definizioni sono usate in modo popolare e improprio. Anche i sofismi, per esempio, non sono proprio tutti sofismi (alcuni credo siano tropi). Confido nel vostro perdono.

1. Mozione degli affetti.
Si parla di Israele e a un certo punto qualcuno sbotta: “se non sei israeliano non puoi capire”; oppure “se non hai amici israeliani non puoi capire”, o “se non sei stato laggiù”, “se non ti è morto nessuno in un bar”, “se non ti è mai piombato un razzo in casa”, “se non hai mai dovuto mandare i figli su autobus separati”, ecc. ecc.
Purtroppo l'affetto è un'arma a doppio taglio: chi scrive queste cose molto spesso mostra lacrime sincere. Ma non si rende conto (o finge di non sapere) che da qualche parte ci sono anche amici di palestinesi, e parenti delle loro vittime; forse che non sanguinano anche loro, eccetera?
Io diffido terribilmente dalla mozione degli affetti, che portata alle estreme conclusioni significa questo: solo le persone coinvolte davvero in una guerra o in un crimine hanno il diritto di parlarne. Sembra una cosa di buonsenso, e infatti lo era: al tempo dei regni barbarici. Ma persino i Barbari a un certo punto si sono resi conto che la giustizia non spetta alle vittime o ai parenti delle loro vittime, bensì a qualcuno che, proprio perché non è stato toccato negli affetti, può decidere con serenità e oggettività. Così è rinato il diritto. Oggi chi metterebbe il parente di una vittima nella giuria che giudica un presunto assassino? Sì, molti giornalisti italiani lo farebbero. Ma ogni volta che qualcuno ne parla, è come se proponesse una momentanea regressione al medioevo. Grazie, no. Paradossalmente, israeliani e palestinesi sono le persone meno in grado di discutere della loro guerra con oggettività e serenità. La loro rabbia e la loro disperazione sono comprensibili. Ma non ha senso scimmiottarle in una discussione.

2. Sofisma del "meno peggio"
“Sì, certo, Israele ha molti difetti, ma... non puoi metterla sullo stesso piano di Hamas”.
Non c'è dubbio che Israele sia meno peggio di Hamas. E figurarsi, io sono sempre stato un patito della formula del “meno peggio”. Ho sempre votato per il meno peggio e lavorato per il meno peggio. Ma attenzione: la tattica del meno peggio funziona solo a patto che il meno peggio di oggi sia peggiore di quello di domani. In Israele accade il contrario: ogni guerra aumenta il divario tra vittime israeliane e vittime palestinesi. Quello che era nato come conflitto tra popoli è diventato guerra di religione.
Il “meno peggio” diventa un sofisma quando viene usato per giustificare qualsiasi cosa: Israele può ammazzare cento palestinesi per ogni sua vittima perché... “è meno peggio”? Sicuri che lo sia ancora? Cosa dovrebbe fare, esattamente, per non esserlo più? Israele non si può criticare finché si macchierà di azioni appena appena meno peggio di quelle di Hamas?
Il sofisma del meno peggio è tra quelli che hanno senso solo se riferiti a Israele; prendi Arafat, ad esempio. Non c'è mai stato dubbio che fosse un interlocutore “meno peggio” di Hamas. E allora perché gli israeliani non hanno accettato di fare la pace con lui? Perché con lui la regola non valeva: era un palestinese.

3. Sofisma del “cratere”
Una variante del precedente, che ho letto anche di recente nei commenti. L'argomentazione più o meno è questa: “è vero che Israele sta facendo cose orribili, ma queste cose non sono niente rispetto a quelle che potrebbe fare grazie al suo potenziale militare”, (variante: “sono niente rispetto a quelle che col suo potenziale militare faremmo noi”). Da cui l'immagine dell'israeliano che si torce le mani perché potrebbe fare di Gaza un cratere in pochi secondi, e invece è costretto a sminarla casa per casa. Questo tipo di logica funziona solo nel conflitto arabo-israeliano: è una cosa folle. Qualsiasi strage può essere perdonata (ma solo agli israeliani) o almeno relativizzata, perché loro potrebbero farne anche di peggio. Ed effettivamente ne fanno sempre di peggio, ma finché non si arriva al cratere è ok.
Ma questa è esattamente la logica che porta al cratere.

4. Sofisma di UDdelMO
Non è un discepolo di Abelardo, ma una sigla che sta per "Unica Democrazia del Medio Oriente". Che sarebbe Israele, come notano i suoi fans un giorno sì e l'altro pure.
Ma scusate, e la Turchia? E non hanno avuto elezioni regolari i palestinesi? Ma anche se fosse: il fatto che gli israeliani abbiano un governo eletto democraticamente li autorizza a fare di Gaza quel che vogliono? La democrazia non è un valore assoluto: è solo un sistema di governo – il meno peggio, secondo qualcuno. Non è il governo dei buoni o dei bravi: è il governo dei più. È normale che difenda gli interessi dei più, in modo non necessariamente virtuoso o efficace.
Ciò che è buono per la maggioranza degli israeliani non è necessariamente giusto. Anche una maggioranza può avere torto. Già gli antichi avevano notato che in situazioni di emergenza la democrazia può essere controproducente: l'attuale crisi di Gaza non ci sarebbe stata se i partiti al governo a Gerusalemme non avessero sentito la necessità di mostrare al loro elettorato che sanno rispondere a Hamas colpo su colpo. Perché quando si dice che Israele sia una democrazia, si finge di non sapere quanti difetti abbiano le democrazie: necessità di compiacere piccoli partitini anche xenofobi, politiche clientelari, demagogia, corruzione (un avvicendamento tra Olmert e Netanyahu non è proprio il massimo che una democrazia possa augurarsi)...

Quando si passa alla Striscia di Gaza, il sofisma della democrazia viene totalmente capovolto. Ovvero: siccome la maggioranza dei palestinesi di Gaza ha votato per Hamas, sono tutti responsabili e quindi si meritano i bombardamenti. Ho capito bene? La democrazia dà a Israele il diritto di bombardare e a Gaza il diritto di prendersi le bombe. Uno che tentasse di argomentare il contrario (Hamas ha il diritto di bombardare perché ha vinto le elezioni, e se con un Qassam uccide un bimbo israeliano è ok, perché suo padre ha votato per Olmert) quanti punti antisemitismo totalizzerebbe? Non so, ma direi parecchi.

5. Sofisma della morte potenziale, o equazione Kissinger.
Questa andava molto forte ai tempi della Seconda Intifada. Già allora si diceva che i palestinesi “minacciassero l'esistenza dello Stato d'Israele”: poi però bastava contare le vittime per scoprire che morivano più dei loro nemici. Strano modo d'impostare un genocidio.
E tuttavia qualcuno non ha rinunciato a valorizzare le cifre dei caduti nel modo più filoisraeliano possibile. L'esempio classico (ma in Italia si leggevano cose del genere tutti i giorni sul Foglio) è quello di Henry Kissinger, che un giorno invece di dire “i palestinesi hanno fatto cinquanta morti israeliani in 3 giorni” affermò “gli attacchi suicidi hanno ucciso l'equivalente di 2500 americani in tre giorni”. Per ottenere una cifra di "2500 americani" Kissinger aveva moltiplicato le vittime degli attentati (50) per la popolazione degli USA (250 milioni) e diviso il tutto per la popolazione d'Israele (5 milioni). E si capisce che “l'equivalente di 2500 americani” suona peggio di “50 israeliani”; il problema è che non ne erano morti 2500, ne erano morti 50, c'è differenza. O no?
Chi decide di ragionare come Kissinger, grosso modo la pensa così: Israele è piccola e quindi ogni perdita è immensamente più preziosa. Anche questo ragionamento funziona solo con Israele: nessuno si sognerebbe mai di chiamare un morto palestinese “l'equivalente di 50 morti americani”.
L'equazione Kissinger contraddice anche il postulato dell'uguaglianza degli uomini, e lo sostituisce con un altro: tutte le nazioni, piccoli e grandi, hanno un tot di dignità che va diviso per il numero di abitanti. Il Liechtenstein, per esempio, ha trentamila abitanti: se ne ammazzi uno, ammazzi l'equivalente di diecimila cittadini americani: genocidio! Molto meglio sparare a un cinese, che è l'equivalente di un quarto di cittadino americano (una banale amputazione). Sì, sto scherzando. Ma c'è gente che queste cose le afferma davvero, in tutta serietà, senza accorgersene.

Oggi l'equazione Kissinger non va più per la maggiore, ma continuo a leggere conti stranissimi. Per esempio, siccome i Qassam facevano relativamente poche vittime (dico poche rispetto all'ecatombe che ne è seguita), invece di scrivere “Hamas questa settimana ha fatto due vittime”, mi è capitato di leggere: “Hamas sta prendendo a bersaglio duecentomila israeliani”, o addirittura “Hamas ha sotto tiro il dieci per cento della popolazione di Israele”. Coi Qassam. Così si sovrappone ad arte il numero dei veri caduti col numero dei caduti che i palestinesi potrebbero fare se avessero infinite munizioni e infinito tempo a disposizione. Naturalmente questa logica è applicabile soltanto ai nemici di Israele.
(leonardo blogspot)


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