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SUBSONICA 01/02/07

“Un lungo viaggio in più direzioni&rd

“Un lungo viaggio in più direzioni”. TORINO FEBBRAIO 2007 (diario di Max).

Ritrovare gli altri, guardarsi  negli occhi attenti ai minimi dettagli per capire come, con che aspettative e con quali volontà ricominciare a fare cose insieme. Tutti più cresciuti, chi con la preoccupazione di avere fatto un passo importante chi con la preoccupazione dell’opportunità di farne a meno.  Comunque, per la prima volta si sente la necessità della chiarezza, degli impegni collettivi e di una limpida definizione  degli spazi individuali. Si allestisce una sala si appiccicano foto e manifesti alle pareti si portano lampade e tappeti e si comincia. L’idea di staccarsi da tutto, passato-presente e partire verso l’Europa in cerca ispirazione insieme in luoghi diversi, come un gruppo di amici in viaggio, è forse troppo radicale. Ma il fatto di averci pensato sul serio è significativo, è un passo verso il futuro, è una promessa importante per quello che potrà e dovrà ancora succedere.
Mesi di lavoro quotidiano con la partecipazione, per la prima volta, di tutti e cinque ed esperimenti di ogni tipo portano ad una trentina di brani accennati.
Casasonica ci offre il serbatoio di energia, il calore delle sue presenze quotidiane e dei piccoli rituali. Silvia, Paola, Chicca, Gianni, Ale Bavo ma anche la carica degli amici musicisti: Victor, Diablo, Postal market, i Petrol, che passano, ascoltano, commentano a volte qualcuno prende anche un microfono in mano.
Tagliamo fuori gli episodi più melodici (uno verrà inviato a Mina che da tempo aveva chiesto di valutare qualche nostra proposta, ci sentiamo onorati) e lavoriamo sul materiale che ci pare più indefinito e stimolante. Ci sono cose nuove, ci sono cose che sembrano uscite dai primi ’90 con le quali ci divertiamo a ricreare le atmosfere dei primi passi. Emergono una quindicina di brani , alcuni testi abbozzati e una gran quantità di lavoro ancora da fare.
Decido di portare con me i miei appunti insieme alle parole scritte da Samuel,  di staccare da Torino per incominciare a fare girare qualche testo. CAGLIARI a Maggio e il SALENTO in Agosto.
I brani suonano in cuffia, sospesi  nel  limbo di quel curioso esperanto che inglese non è e che talvolta non è nemmeno italiano. Fuori il mondo scorre.
Il TRAFFIC di Luglio è una piacevole parentesi.
Le parole prendono forma,  è ora di registrare. Rientro a Torino, attacchiamo a microfonare e a disegnare il suono dell’album.
Ninja con il suo strumento è sempre più bravo Gianni Condimix e Ale Bavo sono due colonne solide sulle quali appoggiare dubbi e incertezze, Ale Bavo, nello specifico. è a tutti gli effetti coproduttore . Il lavoro incomincia ad entrare nel vivo e ogni giornata di lavoro supera le dodici ore, saltano le prime Domeniche.
Non è una novità.
Mentre registriamo le session definitive di batteria e basso proviamo a capire come girano le parole. Alcuni testi calzano, altri sono molto belli sulla carta , ma non altrettanto nelle orecchie. C’è molto da rifare. Di giorno in studio, di notte a casa. Mi impongo di dormire  almeno 5 ore a notte.
Chitarre, elettronica, sovrapposizioni ritmiche, le prime voci.. Il calendario è impietoso. Incominciamo a mixare , ma mancano ancora due testi. Il centro della fiamma è stato rifatto quattro volte. Ha una metrica maledetta ogni parola sembra appiccicata, l’effetto radio-rock all’italiana è sempre dietro l’angolo.
 Le ore di lavoro incominciano a salire, ma i nervi sono saldi, il lavoro ci soddisfa molto. Ninja è il più costante nell’affiancare il mio lavoro e quello di Ale e Gianni che con le sue battute risulta come sempre impagabile a qualsiasi ora. Samuel e Boosta sono più diurni e intervengono con preziose rifiniture, presentandosi a volte con strumenti elettronici vintage sotto braccio frutto di contrattazioni su e-bay. Succede così che con una roland 303 a disposizione riapriamo diversi arrangiamenti che parevano definitivi.Non bastano caffe e guaranà, a volte una bottiglia di rum è l’unica cosa che tiene svegli in piena notte. Ho ricominciato a fumare dopo anni, Ho la faccia gonfia. Dormo poco e male, ma sentiamo che le cose stanno venendo fuori bene, e che i mix suonano per davvero. Facciamo numerosi test notturni a tutto volume con pubblico danzante  da Giancarlo ai Murazzi, il suono è profondo come nei dischi che piacciono a noi e la ritmica è potente come raramente succede negli album italiani, sempre più mixati per suonare bene solo in radio.
New York e l’appuntamento fissato da mesi per il mastering sono alle porte. Chiudiamo l’ultimo mix appena in tempo , vorrei riaprire “Alta voracità” e “Quattrodieci”, ma non c’è il tempo. Un brano al giorno è ciò potevamo permetterci per restare puntuali. Carlo Rossi amico e produttore passa ogni mattina, preleva i mixaggi e li controlla nel suo studio verificando che nei livelli finali (quelli ritoccati verso le sei del mattino) non ci siano sbavature o errori. In alcuni casi interverrà sugli stems per equilibrare meglio alcune cose, ma ci conferma che l’album suona molto bene.
Parto per new York con la febbre, insieme a Ninja e all’amico Marco Rainò. Sarà un bellissimo viaggio, anche se per tre giorni torneremo in momenti differenti allo Sterling Sound per piccole modifiche  e se di notte staremo svegli per inviare via Skype i brani a Casasonica in attesa della verifica finale. Riusciamo ugualmente a girare, per concerti musei, gallerie e serate. Seguiamo le indicazioni di “time out magazine” e finiamo ad un concerto degli Uncle, ci rimbalzano ad uno degli Spoon , causa sold-out, assistiamo ad uno strepitoso d.j. set di Errol Alkan in un club di Brooklin, e raggiungiamo il museo di storia naturale (quello del film di ben Stiller!) dove suona Josh Wink. In quell’occasione dobbiamo faticare per convincere la security che il Ninja ha più di 21 anni, visto che non ha con sé i documenti. Inutile mostrare la fede nuziale, non ci credono.
New York mi arriva addosso come un’onda. Continuo a non stare  molto bene, ma contemporaneamente mi rilasso e mi godo l’energia delle avenue.
 Leon Zervos, il tecnico di mastering, dispensa complimenti per alcuni mix in particolare e per l’album in generale. Dice testualmente “questo album è così avanti che per 5 anni potreste vivere di rendita”. Noi ringraziamo, naturalmente pensiamo che esageri, ma ugualmente ci fa piacere.
Al ritorno chiediamo un giorno di riposo e di recupero dal jet lag e poi subito in sala prove dove gli altri hanno già allestito la situazione.

Alle, il nostro gran Mogol, ha incominciato a lavorare al tour mentre ancora stavamo scrivendo i brani. Ovviamente  lo ha fatto perché è un inguaribile iperattivo, ma anche perché così facendo poteva garantire un prezzo di 15 euro al biglietto (entro i primi mesi) per i terrestri più attenti e frequentatori del sito. Purtroppo i tempi si sono accavallati, l’album è destinato ad uscire il giorno del primo concerto e noi abbiamo un paio di settimane per mettere in piedi tutto. Decidiamo da subito di limitare l’inserimento di nuovi brani, destinati ad entrare più massicciamente nella seconda fase del tour 2008 e di dedicare metà del periodo di prove a piccoli concerti.
Vado finalmente dal medico che non mi dice nulla di buono, anzi si preoccupa e ovviamente mi preoccupa. Prescrive analisi.
Suoniamo ai Murazzi da Giancarlo due. Il primo concerto fa ridere, sia noi che (fortunatamente) il pubblico. Alcuni pezzi ripartiranno due o tre volte, ma ci divertiamo. La seconda sera sembra già un concerto vero.
 Suoniamo a Frascaro nella comunità di recupero tossicodipendenze di Don Gallo. Ceniamo in comunità, chiacchieriamo con alcuni ragazzi ospiti e con Mario, un educatore che ci mostra tutti i lavori ricordando che c’è anche una parte del nostro ultimo concerto in quello che è stato costruito. Sarà una bellissima serata, oltre che un buon live di fronte a duemila spettatori. Verranno raccolti oltre sedicimila euro interamente devoluti alla comunità e alle attività collaterali.
Parto per Bologna con Samuel, Ninja e Alle, facciamo radio e alcuni quotidiani locali. Mi sposto a Firenze dove c’è Boosta ad attendere. Il viaggio è in treno. Peccato che la Stazione per quella linea non sia la consueta Santa Maria Novella, e che al momento di scendere io stia facendo un’intervista telefonica mentre Alle è impegnato a sua volta a smadonnare al telefono con i discografici. Risultato: ci troviamo alla stazione di Arezzo, mentre in un ristorante di Firenze ci attendono una decina di giornalisti. Taxi Arezzo-Firenze. Non proprio una trasferta a impatto zero.
A Firenze c’è Federico Guglielmi, del Mucchio. E’palese il suo intento di volgere l’intervista in chiave polemica, il che di per sè non sarebbe un male. Purtroppo il mood è quello un po’ ritrito, da pianerottolo indie, e il condimento ha il sapore del solito schematismo funzionale allo stoccaggio dei cervelli. Commerciale non commerciale etichetta non etichetta. Sembra non crederci più di tanto nemmeno lui.
 Ci domanda ancora della Mescal.
Comunque è un giornalista preparatisso e  appassionato, i suoi toni non sono mai sgradevoli e rispondiamo con molta tranquillità. Aspettavamo per questo album l’accoglienza di un fuoco di fila che non ci preoccupa. “L’eclissi”, ci ha fatto ritrovare coesione, carattere e sicurezza come non succedeva da anni il resto è relativo.
Parto da solo in aereo per Catania con diverse preoccupazioni e una febbre che non molla. Di notte faccio pensieri piuttosto catastrofici analizzando sintomi e le cose ascoltate dal dottore. Agli altri non dico nulla, ma tutti leggono la mia assenza. Decisamente non mi trovo a mio agio a parlare di “percezione dell’assenza di futuro”, ma le interviste mi distraggono e così il primo concerto allo Zo di Catania. Un gran bel locale e  una calorosa accoglienza. Guardo la mia vita dall’esterno, le persone che ho intorno, ci sono anche Mirco, Alle , Cipo, altri tecnici amici. Mi rendo conto di avere vissuto anni meravigliosi, sempre con la preoccupazione di dover vedere oltre. Mi sorprendo a guardare, mentre giro per le vie di Catania, le persone anziane, con improvvisa curiosità. Per la prima volta mi sembrano fortunati. Guardo una chiesa,  osservo i simboli, vedo il via vai di persone che entra e che esce  dal portale e capisco che intorno ad un mondo di fede o talvolta di semplice credenza e si incrociano traiettorie e prospettive differenti nelle architetture del quotidiano. Entro dopo secoli in una chiesa e  assaporo la penombra del silenzio. Come in uno stargate il caos esterno viene proiettato anni luce lontano. Resto a pensare, con un respiro dimenticato da  tempo. Ho voglia di poche cose.
Vorrei ascoltare la voce di mia madre. Esco, le telefono. Non le dirò nulla, non la preoccuperò, le chiederò che cosa ha fatto oggi.
Partiamo per Bari dove ci aspettano due giornate di interviste, radio Norba e Controradio tra le altre.
Il tempo è piovoso, il freddo non mi molla da giorni. Il concerto allo Zenzero non riesco a godermelo come vorrei. Mentre suono mi distraggo ad ascoltare tutte le parole delle canzoni, ci leggo tanto di questi anni e di questo momento.
 Il giorno dopo partiamo per Milano. C’è la conferenza stampa , c’è Mtv, c’è All Music, le radio, le interviste telefoniche con Rockerilla etc. Ci sarebbero anche gli esiti da ritirare a Torino ed è quello che vorrei fare più di ogni altra cosa. Pazienza aspetterò fino a domani. Spengo e accendo il telefono a seconda delle interviste. Spengo  e riaccendo. Ricevo una chiamata in segreteria dal laboratorio di analisi. Mi chiedono di richiamarli, poi in un altro messaggio mi chiedono di presentarmi l’indomani mattina per un ulteriore accertamento. Ovviamente non lo interpreto come un buon segno. Un minuto dopo ho l’intervista telefonica con il Manifesto. La faccio in apnea.  Dieci minuti dopo siamo in diretta su All Music. C’è ancora la  presentazione alla galleria “neon” con gli artisti che hanno preparato i loro lavori sul tema dell”eclissi” (mannaggia pure al titolo dell’album). Il tutto è molto bello e ben organizzato. Sento un’ enorme gratitudine per gli altri che percependo “l’incrinatura della forza” , si comportano in modo molto armonico e divertente. Boosta è impagabile e il clima che si crea tra tutti annulla i dieci anni di convivenza. Guardo anche tutto quello che abbiamo creato intorno, le persone che abbiamo coinvolto e che vivono con noi ormai da anni. E’ una cosa della quale andare fieri, siamo circondati da amici.
Appena riesco scappo con Serena , che è venuta a prendermi, e che mi porta a casa.
Il resto è un finale al cardiopalma denso di equivoci, di scuse da parte dei medici, di prelievi insufficienti, che mi riporta al mondo sano e consapevole, come non mai, della fortuna che possiedo. Torino con le sue luci tutte  intorno è stupenda.
Ora so che questo sarà un bel tour.
 


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