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SUBSONICA 13/01/06

Groningen

Groningen

ci vediamo direttamente nel ristorante dell'albergo dove Boosta racconta il seguito con il taxista. "Appena finito di parlare del nome buca una gomma, scende a controllare e stilsissimo risale senza battere ciglio per portarci regolarmente in albergo senza farci perdere tempo. Tipo che si è fatto ancora qualche chilometro sputtanando cerchione e tutto il resto. Che signore!"

Oggi è Venerdì 13, giorno del concerto. Max ha portato con sé un cornetto comprato per l'occasione a Sapaccanapoli la settimana scorsa. Non siamo particolarmente scaramantici, diciamo che è stato Apollo 13, il film, a convincerci della criticità della data. Pare che da Napoli Max abbia portato anche una banconota da 20 euro sulla validità della quale nessuno di noi metterebbe una mano sul braciere. Verrà messa in mano a Ivan al momento di pagare il conto mentre ancora tenta di fare valere il suo teorema a colpi di intensi sguardi con le cameriere. "toh lascia di mancia che qui usa così e ci fai pure un figurone".

Italiani.

Tutti quanti.

Oggi ci si perde un po' per le vie di Groningen. E' sempre incredibile osservare in Olanda l'uso massiccio della bicicletta, a fronte di un clima decisamente inclemente. Fuori dalla stazione ci sono parcheggi a più piani stracolmi di velocipedi. Le piste ciclabili sono ovunque e ovunque sono una minaccia per il pedone incauto. Riflettiamo sul fatto che ciclisti e ortopedici qui non avranno mai problemi occupazionali.

La città è davvero bella, per chi ha visitato solo Amsterdam, Den Haag e Rotterdam, c'è la possibilità di uno sguardo più intimo e tranquillo a distanza ravvicinata con le forme e l'atmosfera olandese, senza rinunciare alla vitalità garantita dalla massiccia presenza di studenti. Groningen è una città universitaria. Non è un gran momento per l'Europa in generale, l'atmosfera qui come altrove è più borghese di quanto si possa immaginare durante i giorni del festival, ci confidano alcune studentesse, "negli stessi locali trovereste spesso serate di musica commerciale", però a noi sembra già un bel vivere.

L'Europa....da qualche parte al di là di tutte le diffidenze su ciò che potrebbe essere e che di certo in qualche modo sarà, viene da pensare che è bello sentirsi in diritto di essere a casa. Al di là della sbornia neo- conservatrice che qui, in Olanda -come in Italia-, ha procurato i suoi danni (ad un sistema sociale tra i più inviabili) al di là delle genuflessioni filo-atlantiche delle quali andare ben poco fieri, l'Europa è un gran posto. La modernità nasce qui e qui trova un seppure precario senso di equilibrio, al riparo, anche se non di certo al sicuro, da aspetti totalmente alienanti che pervadono società come quella americana o giapponese. Lontana dai totalitarismi dei giganti del passato o dei nascenti astri economici, l'Europa è più che mai il luogo dove la qualità della vita e senso della democrazia sono fattori endemici, difficili da sradicare. Comunque, l'idea che da Lisbona all'estremo nord ci sia un unico luogo da considerare in un certo modo casa propria, affascina eccome. Il tempo di passeggiare ancora tra piazze strade e canali ed è già ora di sound-check.

Raggiungiamo De-Spiegel (si pronuncia de spi˜kk?ªvª©krrrgel, non chiedeteci perché) che in realtà è un club jazz. Piccolo ma attrezzatissimo. E manco a dirlo ultra efficiente. Abbiamo ridotto la nostra strumentazione e optato per una scaletta più vicina a Microchip Emozionale, al primo ascolto (e per molti questa sera sarà un primo ascolto) il sound più caratteristico dei Subsonica. La presentazione dei Subsonica sul programma del festival è un vero disastro. Un copia incolla di servizio che non invoglierebbe nessuno al concerto. E d'accordo che suoniamo soprattutto per gli addetti ai lavori, ma un po' di pubblico mica ci farebbe schifo. Ci penserà Ivan. Uscirà per strada a raccontare o gesticolare qualcosa non sapremo mai cosa né soprattutto in che lingua, alla gente che passa. Fatto sta che in mezz'ora il locale sarà pieno. Ora abbiamo capito cosa è venuto a fare. Impagabile.

Parte il concerto con "colpo di pistola", "l'errore", "aurora sogna","perfezione","l'odore","discolabirinto","fluido-the activator","nuova ossessione","depre". Già finito. Suoniamo bene, ed è anche facile, in una dimensione quasi da pub con il sound diretto degli amplificatori, senza rimbombo o dispersioni di suono. Ci sono diversi italiani a dare sostegno e il locale risponde alla grande. Olandesi inclusi. C'è anche Veronica, la ragazza tedesca del sito www.subsonica.de. Parla un ottimo italiano e si è fatta, in macchina almeno 700 km, con il suo ragazzo Stefan per assistere a 45 minuti subsonici. In realtà scopriremo che c'è chi ha percorso distanze ancora maggiori arrivando dall'Italia. Italiane ma studentesse a Groningen sono invece alcune ragazze che ci condurranno al ristorante. Sì perché ciaograzie-ciaograzie che è già ora di cavarsi fuori dalla palle: c'è un gruppo svedese che preme sulla soglia di quello che più che un camerino è uno sgabuzzino, per posare strumenti e cambiarsi. Usciamo e stòmacostòmacovaffanculo ci dirigiamo verso un messicano-olandese. Una schifezza inaudita. Samuel e Max insieme a Damir di Casasonica sembrano i più smaniosi di concerti. Ivan manco a dirlo va a testare il secondo coffee shop. Ma il vero tricolore verrà fieramenteà issato, a sorpresa, in un altro luogo da italiani in gita: il casinò. Sotto la disapprovazione dei due subsonici di cui sopra il drappello capitanato da Boosta raggiungerà roulette e tavoli, nonostante il Venerdì 13, e sbancherà di un migliaio e fischia di euri le casse.
Nel frattempo per gli altri c'è una sbornia di concerti tutti di alto livello, che vanno dal laptopista belga intrigante e malinconico al sestetto vocale austriaco che fa tutto ma proprio tutto con voci e microfoni, e si parla di techno e drum'nbass mica di cori delle dolomiti. C'è un surreale duo francese con il cantante che diventa anche ballerino di teatro danza. Ma non pensate a fricchettonaglie di sorta: intensità emotiva, invenzione e qualità tecnica sono sempre sorprendenti. Il livello cala notevolmente con vari emuli locali degli Strokes, o metallari di gomma scandinavi o come nel caso della garage band svedese che si esibisce dopo di noi, con un buon impatto di cose purtroppo già viste e riviste, su mtv. Ci sono anche gli Editors che piacciano o meno, dal vivo sono molto bravi. Si mormora di un concerto a sorpresa di nouvelle vogue, ma non capiamo se sì e dove.

Insomma c'è da perdersi davvero e Eurosonic.

E infatti ci perdiamo tutti.

Dopo qualche ora ci raduniamo nuovamente allo Spiegel. Sul palco un trio Finlandese due tastiere e batteria acustica. Ironici geniali e malinconici come un film di Kaurismaki. C'è ancora il tempo per un kebab e per qualche giro di birre prima di salire su un taxi alle quattro e mezza. Nemmeno il tempo di domandarsi se ci saranno o meno che troviamo il parcheggio pieno di vetture. Domani ripartiremo, con un po' di rammarico per non esserci organizzati qualche giorno di permanenza in più, per ora ci godiamo ancora strade piazze e lampioni e ciclisti un po' sbilenchi nell'andirivieni di una Groningen dal finestrino. "Italiani? Musicisti?" "No".


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