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SUBSONICA 11/01/05

Martedì 11 Nella ..

Martedì 11

Nella programmazione del lavoro, come accennato, abbiamo deciso nuovamente di lavorare 'a casa', ma di mixare fuori. Alla ricerca di un confronto con esperienze di suono internazionali. 
La prima pista, seguita da Boosta, porta in studio Biorn Thorsrud. Collaboratore tra gli altri di Smashing Pumpkins  e attualmente produttore del nuovo lavoro di Billy Corgan. Biorn, nato a Las Vegas, da genitori di origini Norvegesi, vive e lavora a Chicago. Una città ricca di storia e fermento musicale, arriva a Torino per pranzo e chiede di ascoltare i nuovi brani. Aveva già in precedenza apprezzato una selezione compilata dal Boosta e il dvd. Chiede subito di ascoltare il nuovo materiale e noi .... assolutamente. Assolutamente si, certo, ci mancherebbe, vai vai, metti sú. Nessuno di noi ovviamente ha pensato a quello che sarebbe capitato alla prima strofa in finto inglese (che chiamare inglese é puro eufemismo)  di 'Torero'. Ain't got zick but everyone in that city. Un imbarazzo mortale. Scoppiamo tutti a ridere tentando subito di spiegare, ma Biorn ci rassicura del fatto che anche gli anglofoni cantano le loro prime stesure in delirio anglo-compatibile. La giornata trascorre tra chiacchiere, impressioni, le sue, molto favorevoli, e un giro del centro città con sosta nelle pasticcerie storiche. Il computer oggi ha deciso di dare problemi e quindi  ne approfittiamo mentre Gianni Condimix rimane in Casasonica a scervellarsi. Facciamo pure il giro delle 'luci d'artista"e forniamo Bjorn di guida di Torino in inglese. Lui si accontenterà di ricordare la strada per arrivare da Giancarlo ai Murazzi, luogo che lo affascina da subito, noi sfoglieremo incuriositi il libretto. Alla pagina night-clubbin troveremo la foto di un volto a noi familiare. Si tratta di Adriana. Amica e quotidiana frequentatrice dello studio. Al punto che verrà anche ingaggiata come cuciniera, durante la seconda fase della lavorazione. Laureanda in psicologia Adriana é anche da una presenza abituale nelle migliori serate undeground. In qualitá di barista.

Durante questi giorni Biorn (che ha lavorato al fianco di storici produttori come Flood e Alan Moulder) sarà tartassato di domande da parte di tutti, su materiali, microfoni, tecniche di registrazione e mixaggio. In realtà scopriremo che il suo principale ramo di applicazione e' la la registrazione, così come la produzione. Non altrettanto il mixaggio. Discuteremo nei giorni successivi sull'opportunità di ultimare con lui il lavoro. Ci siamo peraltro anche  affezionati e non escludiamo in futuro di rincontrarci. I brani hanno un elevata quantità di arrangiamenti elettrici distorti e poca programmazione elettronica. Nel senso di poche sequenze: perché per quanto riguarda i vecchi synth analogici Boosta si é sbizzarrito. Un eventuale mix nella situazione Chicago, potrebbe far virare decisamente gli equilibri del disco in  chiave univocamente rock. A discapito della profondità delle basse frequenze, della pulsazione ritmica. 
Viene aperta una nuova opzione. Mixaggio a Londra. Un'ipotesi legata ad alcuni contatti nel circuito legato alla generazione elettronica dei primi anni 90. Ne riparleremo, abbiamo ancora un po' di tempo per questo.  

Mercoledì 12
Ieri sera abbiamo sfruttato in pieno il martedì di Giancarlo, facendo anche piuttosto tardi. Difatti oggi in forma spontanea ci troviamo alle 14. Riducendo il classico orario 11,00 am - 03,00 am

Giovedì 13
"... dai dai... frulla frulla, dai non aver paura, raddoppiale queste scansioni di tom, fai tutto quello che non ti è stato mai concesso nemmeno quando suonavi all'oratorio!". Stiamo sovrapponendo percussioni e incisioni di batteria distorte e questi sono grossomodo i toni delle indicazioni che diamo al Ninja per il finale di "incomprensione e lacrime".
Questa mattina Boosta ha accompagnato Bjorn a Malpensa, caricandolo di bottiglie dolcettigrignoliniebaroli, souvenir di questo soggiorno piemontese. Ora invece mentre in regia registriamo, è a colloquio con ragazzi di un laboratorio scenografico romano. Gli starebbero progettando un nuovo stand tastiere per il live che quello vecchio a confronto aveva l'impatto scenografico di un cavalletto da piano bar. Megalomania forse non è il termine adatto ma rende bene l'idea. A pensarci bene forse però è proprio la parola giusta. 
Samuel oggi è riuscito ad allontanarsi con una scusa che ad un attento successivo riesame ha rivelato elementi piuttosto contraddittori. "vadoaprovareilnuovobranoacasa - comedite? senzalabase? sìconlachitarra - aperchènonquì? perchèè unpo'difficiledasuonare e cantarecontemporaneamenteeeee poi.....". Fantasioso, spettacolare, invidiabile. 
Si prosegue incastrando coppie di batterie distorte (una sovraincisione di due modalità di saturazione differenti), spesso in contro tempo rispetto a quella principale. Una soluzione inventata ai tempi del primo album. "Momenti di noia", "Cose che non ho" sono gli esempi più evidenti. Mentre registriamo, quando ci ricordiamo proviamo anche a documentare i momenti salienti delle session. L'idea è quella di raccogliere materiale vario ad uso da definire.

Venerdì 14
Qualcuno puó per favore dire a boosta di non toccare la macchina digitale?

Sabato 15 e Domenica 16
E Boosta nel frattempo? E' quello che per primo arriva in studio a spippolare tastiere e cursori. E ne ha tanti, qualcuno sosterrebbe addirittura troppi. Non riusciremo mai ad obbligarlo ad una strumentazione definitiva, tanto è fragile preda di raptus da acquisto strumenti, sindrome e-bay compulsiva e irrinunciabili incursioni nei negozi che trattano usato, senza nemmeno parlare del nuovo di pacca. Ma facciamogli una domanda ... "Boosta quanti stumenti hai?"
- "Mah niente di che, ho giusto un Jupiter4, un Juno106, Arp quadra, Korg trident, Moog liberty, una vecchia Farfisa usata (pare, venti anni fa dai pooh), due (due!!) Fender Rhodes. Vuoi non avere da parte anche qualche tastiere digitale tipo: due (due!!) jd 800, una Supernova, un Fitzmo, 2 o 3 Oberheim, ma non ricordo esattamente, alcuni computer: due g4, un 9600, un titanium, un ibook, un imac alcune chitarre: una baritono gretch, una telecaster, due danaelectro, una imitazione di fender mustang. Un solo basso, purtroppo. Perché?"'

Insomma se ne arriva al mattino e butta giù idee che verranno successivamente vagliati dal resto del gruppo.
Oggi abbiamo realizzato una cosa piuttosto inquietante: con quattordici brani e meno di un mese per stare nei tempi abbiamo giusto giusto due giorni a pezzo. Considerando chitarre, voci, cori, tastiere e rifinitura di ogni traccia .... siamo nella merda. In più non abbiamo ancora terminato con i testi. Ci sarebbe da domandarsi come sia possibile, dopo due anni di fermo, ridursi, come sempre all'ultimo, con l'acqua alla gola. Come la vogliamo chiamare ... sindrome da compiti delle vacanze? Quando da Giugno a Settembre, con tanto tempo a disposizione uno arriva a sciupare il beato riposo accumulato in interminabili partite a pallone, timidi amori estivi, avventurose cavalcate in bicicletta giornate intere completamente svuotate da obblighi di qualsiasi genere, per bruciare tutto nello stress dei pochi giorni che precedono la consegna di esercizi, ricerche, temini e relazioni. Siamo nati così. Fattore culturale? Vizio endemico? Difetto di fabbricazione riscontrabile già nella matrice? Chi lo sa.
Fatto sta che mentre il Ninja sotto gli incitamenti di Gianni Condimix e la supervisione del sapiente Ale Bavo rifinisce batterie sovrapposte e suona le percussioni, Max si presenta a casa di Samuel per una due giorni di testi. Una session di fine settimana che terminerà a casa del poeta, o poeta maledetto o maledetto poeta, (a seconda dell'umore e dei drink ingurgitati) Luca Ragagnin. Luca per questo album ha già impostato un testo: " le serpi", desertico e scuro, solo in parte successivamente ritoccato da Max e Samuel. Ha anche supervisionato alcune idee di Samuel e dato a max feedback costanti su ciò che prendeva via via forma. Di fronte ad una cena chinese takeaway, e sullo schermo di un portatile le parole dell'album prendono una forma quasi definitiva. Mancano un testo completo e una buona metà di un altro brano. Il resto c'è.

dal diario di max
Un giorno entro in un negozio di strumenti musicali per comperare, se ricordo bene, alcune percussioni. Sonagli, tamburelli e simili. Per lo studio di registrazione. Acquisto, saluto, esco. Passo di fronte alla vetrina più esterna e la vedo. Scappa un sorriso, di quelli che di solito si riservano alle cose d'altri tempi. Un misto fra rispettosa tenerezza e compassione. Cerco di immaginare carattere e fisionomia del potenziale (improbabile) acquirente ... insomma siamo nel 2004, in piena era digitale, in un momento nel quale anche il rock che rientra sulla scena di prepotenza, ha interiorizzato le architetture minimali e una massiccia lezione di funzionale essenzialismo. E lei lì, in tutta la sua desueta fierezza. Baluardo di epoche, mitologiche e lontane.
Ci torno da quelle parti e mi scappa nuovamente lo sguardo, rientro,"senta, scusi ah ah ... giusto ...no peeeer per curiosità ... ma la ...quella ... sì quella lì in vetrina, quanto... a quanto la fate? Ah, e di che anno sarebbe? 79? Beh, però. Pensare che quando ero piccolo ci andavo matto. Cioè era un po' il mio sogno sà ... il film dei Led Zeppelin, gli Yes...". Dopo un po' mi rendo conto di parlare da solo, con il commesso che rimira il soffitto.
La terza volta entro deciso e la compero.
Ho sempre avuto un rapporto strano con gli oggetti, quelli di valore soprattutto. Quando con la somma di paghette e il frutto di piccoli lavori e un massiccio stanziamento di mia madre comperai la mia prima chitarra seria, una Gibson usata in super offerta (avendo tre pick up risultava scomoda a chiunque), mi sentii felice e in colpa allo stesso tempo. Cioè era una roba bellissima, che desideravo più di ogni cosa, ma contemporaneamente mi rendevo conto del sacrificio di mia madre. E di conseguenza in qualche modo pensavo di non meritarmela. Da allora è passato un sacco di tempo, avendo costruito una sala di incisione, ho versato nell'arco dei lustri una grande quantità di assegni, fatto finanziamenti bancari, con relative nottate in bianco a pensare a come, se e quando sarei riuscito a ripagare il tutto. Per tutto ciò che riguarda il materiale audio, non mi sono mai fatto scrupoli, ho sempre cercato di investire quanto più e quanto meglio considerandone l'aspetto da investimento di lavoro. Per gli strumenti, i miei, le chitarre, invece no. Cioè, anche tastiere, campionatori, batterie elettroniche, computer, roba midi che si suppone un qualsiasi studio dovesse avere, sì. Chitarre e ampli, no. Una fustigazione ai limiti dell'irrazionale insomma.
Dicevo, al terzo giro entro, contratto un minimo giusto per abitudine ed esco. Esco sorridendo come un bambino di quarant'anni che non vede l'ora di mostrare ai suoi amici il sensazionale giocatolo di turno. Esco con una custodia marchiata Gibson, solo un po' più grande e non vedo l'ora di arrivare in studio. 
"Oh raghi mi sono comprato lo strumento meno punk del mondo dopo la stronzissima arpa. 
Una Gibson doppio manico!" 

Lunedì 17
Chitarre. In tutti questi anni Max si è spesso ritrovato a operare come tecnico del suono, produttore, autore o rifinitore dei testi e chitarrista. Il tutto spesso nel medesimo momento. Sempre, come dicevamo prima, di gran corsa. Ecco il motivo per il quale a questo giro il nostro chitarrista-produttore si è concesso il lusso di chiamare un altro chitarrista produttore per godersi, una volta nella vita, il ruolo di chitarrista e basta. Giusto per la settimana di registrazione le sei corde. Ed ecco spuntare Rudi, che insieme Ale Bavo rappresenta una delle figure emergenti di Casasonica. Casasonica ambisce a diventare anche un laboratorio di incontro tra produttori e artigiani del suono.  Rudi lavora in un negozio di chitarre - vedi foto - e a questo giro potremo finalmente anche avere la possibilità di scegliere le sfumature adatte ad ogni brano, dando il giro a tutta la pacchia valvolare che é riuscito a metterci a disposizione. Quindi non solo Brunetti e Laney, ma un bel po'di altre cose.

Per quanto riguarda le chitarre, oltre alla già menzionata doppio manico, c'è una novità: una Gibson Sg Pete Townshend signature, con pick up p-90. La vedremo probabilmente anche sul palco. Non mancherà la vecchia Gibson les paul custom (tre pick up) del '68. In un paio di divagazioni solistiche.

Martedì 18 e Mercoledì 19
Incominciano le chitarre e con le chitarre gli orari seri. Dalle 10 e 30 alle 3 del mattino. Di mattina si montano le take migliori, dopo pranzo si effettuano le registrazioni. Rudi è pignolo, e anche molto contento di lavorare a questo disco. Max è felicissimo di poter fare il chitarrista e di venire eventualmente anche cazziato con il grado di semplice musicista. 
Anziché trovarsi sempre a fare da cane pastore che guarda caso fa rima con produttore.
Dicevamo che gli amplificatori procurati da Rudi offrono molte possibilità. Il che però equivale anche a molto tempo da impiegare a ricercare la situazione giusta, microfonare ogni volta un amplificatore diverso. Per la registrazione delle chitarre l'amico e produttore Carlo Rossi ci ha prestato un preziosissimo Royer. Microfono a nastro assai delicato, che si rompe anche solo guardandolo (più o meno questo il tono delle raccomandazioni) ma che ha una presenza di suono strepitosa. A questo giro sono pure aumentate le chitarre e i manici: solo la Gibson ne ha due: sei corde più dodici corde. Che in tutto fanno 18. Per ogni accordatura passano un'era geologica, due stagioni di saldi e le coalizioni di sinistra fanno in tempo a cambiare nome cinque volte dando il giro a tutto il manuale di botanica..
Però il suono è micidiale. Avete presente il film (discutibile) "the song remains the same" dei Led Zeppelin (loro invece indiscutibili)? Ecco quella lì. Comunque, per farla breve oggi che è il 18 registriamo le chitarre de "L'odore" o oggi che è il diciannove quelle di "Le serpi". Siamo in ritardo da paura, Ale Bavo oramai afferma di sognare la notte i "mattoncini"- li chiama così - del software Logic, ma ci divertiamo e siamo tutti convinti che il disco sia spettacolare.


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