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SUBSONICA 08/03/04

2.3.04 Festival, c ..

2.3.04

Festival, controfestival?
Posto che, mentre chi per ragioni varie decide di dare vita ad una manifestazione in relazione (per quanto antagonista) con il festival della riviera, da almeno dieci anni una e più generazioni di artisti fa tranquillamente a meno del "Sanremo". Oppure, variazione sul tema, decide di praticarne un utilizzo cinicamente pratico, come nel nostro caso. 
Risultato, il titolo della Gazzetta di Mantova in prima pagina: "il Tora Tora traina il controfestival".
Sì, perché di Martedì, senza un manifesto in giro, senza nemmeno il nome delle band partecipanti sul programma ufficiale del festival, vedere in piazza più o meno tremila ragazzi (se ne dichiareranno cinquemila come di solito in queste occasioni), avvicendarsi sotto il palco nell'arco della giornata è una bella dimostrazione. Dimostrazione che quello che succede sopra e sotto quel carrozzone è il frutto di un canale di comunicazione aperto per davvero, che non ha nemmeno bisogno di troppo lavoro di ufficio stampa, la quale stampa (ad eccezione del gazzettino o corriere di Mantova) infatti preferisce nei grossi quotidiani concentrarsi sulla querelle assolutamente virtuale festival pro, festival contro. 
Ovvio che la natura omologata dell'edizione over-ground, con tanto di direzione in mano al guitto di regime di turno, ci rende particolarmente (e politicamente) partecipi ad una manifestazione-azione provocatoria. Ma è altrettanto ovvio che non sarà un simulacro dell'evento la vera risposta a quanto manca in termini di comunicazione in fatto di musica nel nostro paese.
Basterà ai fortunati presenti anche solo l'avvicendamento dei gruppi homesleep sul palco (Mid-west Julie's Haircut e Yuppie flu davvero notevoli), la voce di Cristina Donà, il pathos dei Verdena e quant'altro è capitato, per rendersi conto di ciò che succede in Italia al di fuori della portata dei ripetitori televisivi o della frequenza radio (mal)modulata.
Il Tora!Tora! non è la musica in Italia, semmai è un esempio provvisorio, un campione di quanto succede e di quanto può succedere. E' impensabile che sia esauriente nel far conoscere quanto c'è di buono. Ma è innegabile che al momento sia la realtà più strutturata, l'antenna che può entrare in gioco per sottolineare la presenza di una scena incredibilmente valida e varia. Purtroppo da una parte la stampa ufficiale farà sempre più attenzione all'evento mediatico, non importa se significativo, se seguito da poche o tante persone in teatro o davanti ai teleschermi - ci sono delle telecamere quindi vale la pena di parlarne - dall'altra ci saranno sempre i soliti beccamorti che prendono in prestito una militanza (nei fatti sempre e solo portata avanti da altre situazioni e da altra gente più motivata e generosa) di facciata per poter giocare l'eterno ruolo del grillo parlante. Del detrattore. Allo scopo di avere materiale un qualche libercolo di falsa indignazione o di dare ossigeno a qualche asfittica rubrichetta di mensile o settimanale o sito specializzato. In chiacchiere. E il Tora Tora nel mezzo a fare quello che c'è da fare, una volta abbandonato il vizio del piagnisteo.

La cronaca: Subsonica un po' sottotono dopo mesi di fermo, Modena mattatori, Yuppie Flu che con l'ultimo brano del loro set (durante l'esecuzione del quale la luce del pomeriggio lasciava spazio ad una oscurità limpida e gelida) siglano la cosa forse più emozionante del giorno. Cristina, magica come sempre in compagnia anche di Samuel, Cesare Basile, Julie's Haircut e poi i Verdena, penalizzati questi ultimi da un mixaggio poco felice ma carichissimi sul palco, hanno dato vita ad una giornata intensissima di vera musica italiana. Vera. 
Con buona pace di Sanremo o del suo antagonismo.


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