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max 24/10/08 00:39

cossiga e le radici del fascismo

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»
Francesco Cossiga, intervista a quotidiano nazionale 23 ottobre 2008.

Eccolo qui il succo del pensiero di destra nell'Italia di oggi. C'é tutta Genova qui dentro, c'é tutto il cinismo della politica repreressiva degli ultimi 30 anni. Ma c'è anche molto di più. Il Cossiga che pare ormai un doberman al quale stia per esplodere il cervello -e c'è da credere che in molti nel PDL vorrebbero chiamare il veterinario per un'iniezione letale dopo queste dichiarazioni/rivelazioni- fa riferimento a sobillatori, a vetrine sfasciate e a macchine incendiate, certo. Ma automaticamente chiama in causa i sobillati. Ovvero quelli che ci stanno al gioco, quelli che ci cascano e che le vetrine le sfasciano, i negozi li bruciano in nome di un'emotività ideologica assolutamente priva di prospettiva, di progetto sociale, di rispetto democratico. Nel nome di ciò che Vendola ha definito pi volte il "radicalismo senza politica".
Si sfascia tutto, in buona sostanza perché fa fico, per protagonismo, perché é bello sognare di essere altrove, di imbracciare armi in una rivoluzione lontana, purché faccia dimenticare di se stessi. E ci si ritrova vittime e pedine di un gioco più grande, condotto da qualcuno più, progettuale cinico e determinato.
Ma c'è dell'altro, perché il senatore picconatore chiama in causa il "consenso popolare", ovvero quelli che applaudono quando vedono versare il sangue di chi ha infranto la loro vetrina, incendiato al propria macchina, disturbato la propria quiete, senza rendersi conto che il manganello che invocano è proprio la causa prima del disagio, dell'ansia, della paura.
E della fine della libertà di tutti. Max
"repressione è civiltà" (Ellio Petri-indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto)

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Ninja: aggiornamento 18.56: Il testo integrale di questa vergognosa intervista è (per ora) riportato sul sito ufficiale del governo italiano:
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