Riparte il tour estivo con alcuni
cambiamenti nella strumentazione e diverse migliorie in fatto di impianto.
Innanzi tutto il PA passa da 16 a 32 sistemi Martin W8 (amplificato Lab guppen e processato Xta) sempre sospeso su torri layer da 8 metri con flyng-bar a tre vie. In pratica c'è finalmente la potenza sufficiente a coprire spazi aperti per migliaia di persone mantenendo un sound avvolgente in tutte le posizioni. La sospensione da terra favorisce una uniformità di suono in tutta l'area, eliminando le risonanze che si sviluppano appoggiando le casse su palchi microfonati. In sala è al mixer (DDA 40 canali) - come da sempre - il fonico Cipo. Alcune novità anche sui processori per la voce: due Neve sui microfoni di Samuel compressi con Uraei.
Per fare fronte alla dispersione dei luoghi all'aperto e' stata raddoppiata la potenza dell'impianto luci da 25000 a 50000 watt circa. Il nuovo disegno luci si avvale di un ring (un intero parallelepipedo d'alluminio laddove prima c'era solo una struttura per il controluce) su cui sono montate diverse barre di fari con alogene da mille watt. Altre sei torri di alluminio di diverse altezza sostengono i caratteristici tubi in pvc permettendone l'illuminazione dall'interno. In cima alle torri sono montati sei motorizzati GSM prospot 575. Altri due motorizzati sono montati su una struttura obliqua che taglia in due il palco all'altezza della pedana di basso e batteria. I soliti spot da 500 watt a terra servono ad illuminare frontalmente i musicisti. Il disegno luci è del nostro storico Mamo Pozzoli ma il controllo in sala (come la programmazione iniziale) è affidato alla cara mitica Camilla (Ferrari).
A noi non piacciono le situazioni mastodontiche e a dispetto di questa descrizione in realtà abbiamo cercato di ottenere il massimo dell'efficacia per mantenere un buon impatto sonoro e visivo evitando le fastidiose carenze tecniche. Soprattutto nelle grosse aree estive, dove c'è più dispersione di atmosfera. Quindi lungi da noi voler stupire con effetti speciali, c'è semplicemente la volontà di salvaguardare le emozioni.A me hanno "alzato" la chitarra al termine dell'ultima data del tour invernale. Quindi ho dovuto procurarne un'altra. Non mi sono allontanato dal mondo delle Stratocaster e ho acquistato una vecchia Strato riedizione anni 60 costruita negli anni 80. Sto ancora decidendo se montare il solito Seymour Duncan al ponte o sfruttare i vecchi pick up smagnetizzati. Ho deciso di mandare in pensione il buon Laney Vc 50 così come l'Engel (Blackmore signature) - il primo usato per anni nei concerti al chiuso, il secondo ampiamente utilizzato sui palchi estivi - dopo aver provato una testata Brunetti XL r-60. Un vero gioiello dell'elettronica artigianale made in Italy. Continuerò ad adoperare la cassa 4 coni dell'Engel. Le corde sono Ernie Ball.

Come effettistica continuo a preferire le grandi pedalate sugli effettini analogici alle pedaliere digitali. Quindi nell'ordine compressore- wha dinamico-chorus-octaver-phaser,un vecchio delay ibanez di quelli che al massimo del feedback e al minimo del tempo nitriscono impazziti-un whammy (sul quale mi devo ancora cimentare bene) il solito tremolo e un wha-wha cry baby, un po' fragile ma dal suono impareggiabile.
Tutte le distorsioni provengono dall'amplificatore, i crunch come i distorti.
Durante la lavorazione dell'album
ho fatto ampio uso di pedali Danelectro di cui io e Boosta possediamo la serie completa.
Infatti talvolta anche le
tastiere vengono "sporcate" in studio con i pedalini. In questo tour
ci sarà anche più spazio per la Gibson Les Paul custom 3 pick up nei pezzi che
necessitano di più sustain.




Partiamo dalla parte principale - basso e amplificatore. Il basso principale è un LAKLAND 4-94 DELUXE 5 corde. È uno strumento americano dai toni potenti e profondi, adatti al suono dei Subsonica. Occasionalmente mi servo di un Ernie Ball MusicMan Sting Ray5 e anche di un Danelectro Long Horn. Tutti i bassi montano corde Ernie Ball 45-130. Come amplificazione utilizzo una testata MARK BASS da 400W collegata a due casse della stessa marca: una 4x10 e una 1x15.

Essendo un amante del terrorismo sonoro non posso fare a meno dei miei preziosissimi pedalini. Anche io come Max prediligo i singoli pedali ai multi-effetto digitali, in quanto posso controllare ogni pedale con semplici pomelli, senza impazzire con numeri e display luminosi (caratteristiche dei multi-effetto a rack).
L'ordine sulla pedaliera è: bass synth, octaver, envelope filter, autowah, wah-wah, bass balls (pedale anni70 un po' phaser, un po' distorsore folle). Ah, c'è anche un accordatore. In studio e a casa mi capita anche di usare il Bass POD della Line6, processore che riproduce digitalmente suoni di amplificatori e effetti storici.