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L'eclissi a Roma 02/05/08 Danilo

L’eclissi a Roma
di Danilo Di Carlo


Parte 1
Mattina. Come sempre mi porto dietro tutta la stanchezza della giornata di ieri. Metto la moka sul fuoco per il caffè. Apro la porta a vetri del balcone. Vado fuori. Ultimo piano. A volte può essere una fortuna. Di notte posso avere davanti a me tutto lo spettacolo del cielo stellato. Altre volte no.
Alzo lo sguardo. Il cielo è nuvoloso. Piove leggermente. Bene. Chissà se anche oggi la mia moto diventerà un acquascooter. Spesso mi dicono:“Ma te con questa pioggia prendi la moto?”. Beh non molti mi possono capire. E’ uno stile di vita, una scelta di cui vado molto fiero. Anche se sotto la pioggia bisogna stare molto più attenti. La strada con quelle buche grosse quanto il Grand Canyon. Manco fosse un campo di battaglia. Mi tengo tutti le mie riflessioni dentro il casco. Appannato e pieno di goccioline. Senti il rumore sopra di te. Quel rumore che calma i miei pensieri. Il ritmo è irregolare. Ascolti il tuo respiro. Ti senti di far parte di quell’ambiente urbano che molti definiscono giungla. Ma io tutto sommato non mi ci trovo male. Questo per me è andare in moto sotto la pioggia. Ora mi rilasso vedendo il panorama che ho davanti. I giardini sotto casa. In fondo c’è ancora il campo di terra dove da bambino giocavo a calcio. Sulla destra le siepi dove mi rifugiavo a nascondino. Per fortuna non è cambiato nulla. Sento un rumore. Il caffè. L’aroma mi risveglia. Prendo la mia tazzina. Un sorso. Un altro. Fatto. Posso affrontare questa giornata. E che giornata. Oggi è il secondo giorno in cui ci sarà l’eclissi a Roma. I Subsonica sono ritornati al Palalottomatica, per trasmettere al pubblico la loro carica. L’energia. La voglia di vivere. Ecco perché stasera andrò lì. Guardo l’orologio della cucina. 8.30. Anche oggi in ritardo. Vado in bagno. Le solite cose. Mi lavo i capelli. Vado in camera da letto. Apro l’armadio e mi vesto. Non ho molto tempo. Le prime cose che mi colpiscono le scelgo. Pronto. Prendo le chiavi della mia libertà. Esco dalla porta di casa. L’ascensore non è sul piano. Faccio le scale. Era l’altra opzione. Mi butto nel vortice.

Parte 2
Sono davanti alla mia moto. Ha origini giapponesi. Levo il bloccadisco. Inserisco le chiavi. L’inizio del viaggio arriva ora. Butto giù la prima. Via. L’asfalto è bagnato e questo non mi preoccupa. Ciò che dico sempre: bisogna fare attenzione di più agli altri. Peccato che non sempre possiamo avere cento occhi. Sulla strada non ci sono molti veicoli. E’ proprio bello sentire la libertà sulla propria pelle. Ogni tanto mi vengono in mente delle canzoni. Oggi quelle dei Subsonica. Danno il ritmo alla vita. Arrivo all’università. Parcheggio. Saluto Gianni, il custode. Seguo il viale. Attraverso la porta a vetri. Eccomi nel corridoio principale di Sogene. Il significato di questo nome ancora lo ignoro. Qualcuno sarà pronto per svelarcelo un giorno. In questo luogo sto passando i miei anni universitari. Mi sento profondamente cambiato. Vado verso il bar. Rosso. Saluto il cassiere. Tre anni sono passati. Non so ancora il suo nome. “Oh, domani giocheremo con il Napoli”. “Oh, stasera c’è il concerto dei Subsonica”. “Ah si. Ci vai per rimorchiare, vero?” “Chi io?! Co’ ‘sta faccia seria che c’ho. La potrebbero mettere su una banconota. Buona giornata mitico”. “Ciao bello”. Proseguo il cammino. Destinazione aula 13. Arrivo. Già ci sono un bel po’ di persone. Mi siedo. Subito dopo entra il professore. Neanche il tempo di posare quello che ha in mano e già inizia a spiegare. “Va bene. Oggi vi do qualche notizia storica sugli integrali”. Credo che ognuno di noi alle lezioni di matematica avrà mai pensato almeno una volta ad una frase del tipo:“ma possibile che questi matematici non avevano una vita sociale”. Chissà se un certo De L’Hospital o Fourier, dopo aver dimostrato la validità dei loro teoremi, uscivano e andavano al bar sotto casa. Così scorrono le mie giornate. Le lezioni. Il foglio bianco davanti agli occhi. Le risate con gli amici. Qualche commento divertente. La mensa. La pasta che sembra un brodo. La carne di ieri. Spero sempre che non sia dell’altro ieri. Gli sms inviati a radio 105. La fila al Focal Point per le fotocopie. I grandi sonnellini pomeridiani in aula 2001. Il caffè al bar. Poi il ritorno a casa. La preparazione della cena. E infine la serata al call center. Ecco la mia vita. E so che cambierà.


Parte 3
Sono tornato a casa. Sto crollando dal sonno. Butto lo zaino a terra. Lancio il giubbotto sulla sedia. Vado a picco sul letto. Il mio pensiero va al concerto di stasera. Mi ricordo ancora quello di Torino. Per me è stata proprio un’avventura. L’ho deciso due giorni prima. Mi sono procurato una mappa della città in libreria. Ho caricato la batteria della mia digitale. E con i biglietti del treno in mano sono partito da solo. A dire la verità speravo che qualcuno si facesse avanti. Vista la passione in comune. Nessun problema. Torino mi stava aspettando. E con tutti i vicoli che ho visto. Le persone che ho conosciuto. Il museo del cinema. Immenso. Camminavo mangiando una mela. Con l’autobus sono arrivato al parco della Pellerina. Inizialmente l’area del concerto era vuota. Poi il Traffic 2007. Antony & The Johnsons. Franco Battiato. E’ da quel momento che ho iniziato ad apprezzarlo. Uno dei capostipiti della musica elettronica italiana. Fetus. E poi loro. I Subsonica. Hanno suonato solo quattro canzoni. Sono state spettacolari. Da lì è nata la loro versione di “Up patriots to arms”. Un bel viaggio. Mi decido ad alzarmi. Sono quasi le sei. Sono ancora in ritardo. Preparo lo zaino. Prendo le chiavi della macchina. Ritorno all’università. Lì mi aspettano due ottime compagne di viaggio. Con loro verso il Palalottomatica. In macchina si parla della giornata trascorsa. Delle parole che si sono ascoltate. Ciò che si è imparato. Trovo lo stesso posto dove ho parcheggiato l’ultima volta. A novembre. Vicino ad una via alberata. Ci incamminiamo. Facciamo la solita scalinata. Simile a quella che faceva Rocky. Arriviamo dietro al palasport. Questa volta non ci sono rondini nel cielo. Andiamo verso l’entrata del par terre. Incontriamo una persona di nostra conoscenza. Fa il buttafuori. Vestito tutto di nero. Con una scritta sul petto alquanto particolare. Lo salutiamo. E’ una persona eccezionale. In lontananza vediamo che le persone stanno entrando. Corriamo. Ci andiamo a mettere in fila. Quando sorpassiamo quel cancello ci estraniamo dalla vita. Tutto ciò che viviamo lo ricorderemo lì. Nei nostri luoghi. L’eclissi è iniziata.

 

Parte 4
Ci strappano il biglietto. Il sorriso si fa più grande. Acquisisci la consapevolezza che una volta dentro proverai delle forti emozioni. Vivere un concerto ti permette di sentire a pieno l’energia che ti sta trasmettendo il tuo gruppo musicale preferito, ed insieme all’energia del pubblico, ricevi una sensazione di benessere. Superiamo la porta. Scendiamo le scale. Siamo arrivati all’entrata. Ci controllano nuovamente il biglietto. Ecco il palco. La mia prima volta dal par terre. So che non me la scorderò mai. Alla nostra sinistra ci sono gli stand con il merchandise della band. La maglietta dei Krakatoa. Interessante. Davanti a noi già si sono formate le prime tre file. Molti ragazzi sono seduti. Alcuni mangiano dei panini. Altri bevono del vino rosso dentro delle bottiglie di plastica. Altri ancora fumano. “Cortesemente si ricorda che all’interno della struttura è vietato fumare”. La gente inizia a ridere. Noi abbiamo trovato uno spazio in cui stare. Ci buttiamo a terra. I minuti non passano mai. Ecco nuovamente l’attesa. Al nostro piccolo gruppo mancano altri due ragazzi. Leggo un sms. “Stiamo arrivando”. La gente inizia ad aumentare. I bibitari ci passano accanto. Abbiamo tutto il necessario. Mi squilla il cellulare. “Ehi, dove siete?”. “Qui al centro del par terre”. “Anche noi”. “Bene”.Mi alzo. Mi muovo da lì. “Ciao. Noi siamo lì seduti”. Li presento al resto del gruppo. Il pubblico inizia a fischiare. Ad acclamare. “Fuori, fuori”. Sul palco entrano dei tecnici che sistemano i microfoni. Un ragazzo invece porta con se degli asciugamani bianchi. “Ehi, quello è Ivan”. Senza di lui, quei ragazzi si perderebbero nei loro mille impegni che hanno. Ad un tratto tutto il Palalottomatica inizia a gridare. Entrano loro. I Subsonica. Si sistemano secondo la loro disposizione che hanno scelto per questo tour. Su un’unica fila. Le luci si spengono. La gente davanti a me inizia a dimenarsi. Inizia la musica. Come non riconoscerla. Veleno. I primi impulsi degli strumenti musicali giungono al corpo. E’ iniziato il concerto. “Come gli adesivi che si staccano”. Inizio a saltare. “Lascio che le cose ora succedono”. Le luci danno contributo al ritmo. Raggi che si incontrano a grandi velocità. Tutti noi saltiamo. “E che non posso sentirmi libero”. Inizio a saltare più in alto. Alzo la mano. Punto il dito al cielo.”E un’altra volta mi avvicinerò. Alla tua bocca mi avvicinerò”. Parole sensuali. Muovo il bacino. Canto con tutta la forza che ho. “Del tuo veleno mi avvelenerò”. Qualcuno da dietro mi spinge in avanti. La gente inizia a pogare. Sento l’energia che si è creata. Tra gli strumenti musicali e l’elettronica. Uno a fianco a me inizia a bere della birra. Samuel sul palco si scatena. Con il suo ritmo danzante. Sento un odore. Ecco. La birra che scorre sotto i miei piedi. Mi guardo attorno. I miei amici non sono più dietro di me. Sono cinque file davanti. Come saranno finiti là. Il tempo scorre. Come le canzoni e i brividi che tutti stiamo provando. La glaciazione. Nuvole rapide. Discolabirinto. Percepisco la spinta elettronica delle loro sonorità. Sento una botta dalla mia destra. Cado con il ginocchio destro a terra. Il ritmo si fa più veloce. Più forte. E’ un Groove spettacolare. Questa è l’eclissi. Un momento. Una prospettiva per il futuro. Quello che sogniamo. Quello che abbiamo dimenticato nel cassetto. Quello che vorremo cercare in un altro posto di lavoro. In un’altra città. Con nuove amicizie. Un nuovo amore. Lovely. La ricerca di nuove esperienze. Allontanandoci dai nostri errori. E’ un momento che accade a tutti. Seguire la nostra strada. Dai alzati. Ora tocca a te.

 

Danilo

www.myspace.com/aboutboy

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