Rassegna Stampa / Articolo
Subsonica@Palalottomatica
di Stefano Cuzzocrea

Roma
Magari il pop fosse tutto così. I Subsonica inebriano. Il Palottomatica è gremito. Il pubblico grida, li attende, esulta, li accoglie. Il quintetto è schierato in orizzontale: nessun frontman eclissa gli altri membri della band. Luci al fulmicotone. Una grata di illuminazioni pixel li nasconde, sono ombre in preda al ritmo, ma, dopo Veleno, la griglia si solleva, i neon si fanno ancora più intensi, arriva La glaciazione e poi una pioggia di singoli: Nuvole rapide che si dissolvono in un Disco labirinto che tende al passato. Samuel cita Saviano e la sua Gomorra l'opera che ha ispirato un'altra opera, e la danza si fa triste, se pur sempre più techno, in un Piombo galvanizzato. È energia. E tutto tende a moltiplicarsi in maniera direttamente proporzionale ai bpm de L'errore. Ed ancora Colpo di pistola, l'inno alla disobbedienza di quel Sole silenzioso che scaldò Genova nel luglio del 2001, mentre i colori de Il cielo su Torino si fanno più intensi. Poi la cronaca diviene alchimia tra casse e rullanti e l'eclissi dei nostri giorni si fa più intensa negli abusi di Canenero, fra temi tristi che non rallentano il passo. Il primo tempo è quasi terminato, manca solo l'appiglio al passato glorioso da cui il gruppo non si riesce a slegare; e Liberi tutti chiude il rimo set.
Riscendono le grate. Trascorsi e presente si intrecciano Nei nonstri giorni. È il momento di sperimentare le nuove armi. Suoni a 8 bit scoppiettano nelle armonie elettroniche di Ali scure. I Subsonica bombardano la platea con il nuovo arsenale, quello tratto da L'eclissi, ultima prova in studio di una formazione che sta riformulando il nesso tra cantautorato e contemporaneità. Tutti pronti per trovarsi Al centro della fiamma, intrappolati in atmosfere clubbing che non smettono di entusiasmare e si intersecano con Il mio dj, pezzo che profuma di vinili che girano lasciando ruotare le piste. Tutto danza. Il Palalottomatica è un esteso dancefloor. E il piglio ruffiano di Nuova ossessione torna a celebrare le prime posizioni in classifica, le sovraesposizioni mediatiche, le lobotomie e il sospirato manistream. Fine secondo tempo.
L'ultima risposta apre l'ultimo set. Il ritmo picchia in testa. La band è sempre più coesa. Il suono è ancora più compatto. È un successo. Cinque brani ancora. Il penultimo ricelebra i trascorsi sanremesi del gruppo: con tempismo quasi perfetto attacca una versione nuovamente ballereccia di Tutti i miei sbagli, dopo le esecuzioni acustiche dello scorso tour. I neon-pixel che hanno allucinato palco e pubblico si placano. Samuel impugna la chitarra e i Subsonica mostrano tutta la propria duttilità e malleabilità tra le note di uno Stagno fuso nel post-rock; l'armonia si slega da quell'elettronica tirata che ha caratterizzato il concerto. Lo spettacolo si dissolve in ronzii che non lasceranno in pace gli spettatori per un po': ognuno porterà i riverberi del live fuori di lì. Altri si intrufolano nel backstage: asciugamani che tamponano l'energia dello spettacolo, amici vecchi e nuovi, fans e groopies, curiosi e bollicine. La festa non accenna a terminare; Samuel spegne le candeline sulla torta: a soli 36 anni ha già contribuito a riscrivere le sorti della musica italiana. Magari il pop fosse tutto così…