Rassegna Stampa / Articolo
Una Torino vestita d'autunno ci accoglie in un freddo abbraccio, ma il grigio del cieto stona con il clima disteso di Casasonica. Al quartier generale dei Subsonica ci aspettano Max Casacci ( chitarra) e Ninja (batteria) per parlare del doppio album Terrestre live e varie altre disfunzioni e del dvd Be Human Cronache Terrestri, usciti a metà novembre, ma anche di altri temi legati al mondo della musica.
di Claudia Galal
IS- Un doppio c d e un dvd: come mai un'uscita così importante?
Max -Succede che quando realizziamo un album
e poi lo portiamo un anno in giro per i palchi, i
brani di questo disco cominciano a vivere una vita differente rispetto all'originale, cambiano negli arrangiamenti e nell'impatto. Penso che potrebbe diventare un'abitudine, se non proprio con
l'uscita di dischi ufficiali, magari sfruttando la Rete, quella di accoppiare a ogni album in studio la
possibilità di reperire anche le versioni dal vivo.
Stavolta Terrestre live e altre disfunzioni segue un
solo album di studio, che a sua volta era già stato preceduto dal live Controllo del livello di rombo, perciò abbiamo deciso di includere un secondo cd, un'altra delle trasformazioni, delle vite
parallele dei nostri brani, cioè il loro riadattamento in acustico.
IS- Come mai questa svolta acustica?
Max -L'idea è nata in maniera abbastanza bizzarra nel periodo sanremese, nel 2000, prima non ci era mai venuto in mente, anche se magari molti pezzi nascono proprio chitarra e voce. A Sanremo eravamo stati invitati da una radio per
un'intervista e il conduttore della trasmissione
era Pupo, che si è inerpicato in una provocazione abbastanza grossolana, dicendoci "ok, voi
siete bravi con l'elettronica", neanche ci fossimo presentati come i Kraftwerk, ma vorrei vedere se siete in grado di suonare la vostra canzone con chitarra e voce". In effetti c'è stato un
attimo di smarrimento, abbiamo tirato giù al volo gli accordi di base e ne è venuta una versione che ha stupito noi e ha lasciato Pupo con le
lacrime agli occhi. In quella circostanza abbiamo rotto il pregiudizio di suonare in acustico e
da allora abbiamo approfittato del set acustico
per toglierci dall'imbarazzo in certi incontri, presentazioni, conferenze. Ci ha permesso anche di
partecipare, soprattutto Samuel e io, a manifestazioni di solidarietà, contro la guerra, dopo i
fatti di Genova, contro il razzismo, in palchi sui
quali sarebbe stato troppo costoso e macchinoso portare tutta la strumentazione, ma in cui tenevamo molto a essere presenti. Da allora è successo spesso che ci siamo cimentati chitarra e
voce e c'è stata anche una prima uscita di alcuni pezzi in questa versione assieme al libro, ma
stavolta siamo andati oltre: non solo abbiamo
incluso nel disco i brani già ridotti chitarra e voce che suonavamo solitamente, ma ne abbiamo
affrontati anche altri, riarrangiandoli in maniera stravagante, soprattutto per la sezione ritmica, e ricostruendoli in una nuova forma, in una
veste completamente diversa dall'originale.
Ninja -In effetti sia il live che il dvd hanno un
taglio completamente differente da quelli precendenti. Il dvd Cielo Tangenziale Ovest aveva
un'impostazione canonica: il concerto con la sua
scaletta, il backstage, le interviste, il momento
più ludico, tutto in capitoli separati. Invece, Luca Pastore, il regista del dvd Be Human, ha voluto creare un flusso d'immagini con un taglio
quasi documentaristico, per dare una fotografia
veritiera dei Subsonica in tour. Non è solo la visione del concerto, ma è un film, un documentario che rappresenta in modo molto vivido, ruvido, quello che siamo noi. Le immagini hanno
anche un supporto narrativo costituito da una
serie di frasi estrapolate dal nostro sito, sia dalle pagine scritte da noi che dai commenti dei
visitatori.
Anche l'album live è diverso dal precedente, in
cui tutti gli elementi legati ai rumori di sottofondo e al pubblico erano stati attenuati moltissimo per dare risalto agli strumenti. Nel Terrestre live la presenza del pubblico sul piano del
mixaggio è molto forte e rispecchia fedelmente
la situazione sonora e fisica di un concerto dei
Subsonica, delle voci e di quell'impressionante
ondeggiare di mani, corpi, teste.
IS - E la registrazione di un unico concerto?
Ninja - Sì, del concerto che si è tenuto al Mazdapalace di Torino a metà ottobre dell'anno scorso, a conclusione del Terrestre Tour, e che ha preceduto il Be Human nei club.
IS - Cosa vi aveva spinto a passare da Terrestre a
Be Human ? Sono stati due tour ravvidnati eppure molto diversi.
Max - Ci siamo tolti uno sfizio. C'era la richiesta
di suonare ancora dal vivo, ma nella forma di Terrestre avevamo già fatto tantissime date, perciò
dovevamo stravolgere gli ingredienti, cambiando,
anche location, scenografia, soprattutto il rapporto col pubblico. Siamo tornati simbolicamente, e dove possibile anche realmente, nei luoghi
dei nostri primi passi, scegliendo una dimensione più elettronica e più clubbing. Per accentuare ancora di più questo tipo di impostazione, abbiamo deciso che oltre alle due ore di concerto
ne sarebbero seguite altre quattro durante le quali ci saremmo avvicendati alla consolle come dj.
In alcuni casi l'idea ci ha dato dei risultati straordinari, in altri ci ha complicato la vita... In un
paio di occasioni stavamo per fare a botte con i
buttafuori stanchi, che alle cinque del mattino
cercavano di far uscire la gente che ancora ballava. Si sono innescati meccanismi di amicizia, di
casualità, di contatto con le persone, che invece
nei palasport non possono crearsi per motivi logistici. Nei club non ci sono barriere, ti trovi in
mezzo alla gente per almeno sei ore.
IS -Avete dovuto anche riarrangiare i pezzi?
Max -Abbiamo fatto scelte diverse nella scaletta e abbiamo riarrangiato alcuni pezzi, ma abbiamo anche scritto delle cose appositamente per il
club tour, per esempio "Fluido The Activator", un
brano prettamente dance, con la ripetizione di
una frase di voce come fosse campionata, una
chitarra che simula un arpeggiatore di tastiera alla Jeff Mills e una batteria che sembra elettronica, ma in realtà è tutto quanto suonato.
IS -Una critica che vi muovono spesso riguarda
la mancanza di sostanza compositiva. Il disco acustico serve forse a dimostrare il contrario. ..
Max - Siamo proiettati nel Terzo millennio e non
ci interessa proprio dimostrare una supposta sostanza compositiva. Anzi, ci interessa forse di
più far sparire gli accordi dai pezzi, che magari
nascono chitarra e voce, per giungere a una sintesi tra estetica musicale e parole. Cerchiamo di
concepire le nostre canzoni, anche se non sempre si possono definire tali, in una forma che non
tenga conto dello standard di arrangiamento tradizionale. Per Terrestre abbiamo ricevuto delle critiche per il fatto che non si capirebbe cosa faccia la chitarra e cosa faccia la tastiera oppure
perche in un'intera misura ci sia soltanto un'eco lasciato a ripetizione. In realtà quello che cercavamo in quel brano, "Incantevole", era proprio creare una sorta di fragilità, una struttura
dai confini molto labili, in cui i profili dei singoli strumenti oscillassero fra loro.
IS - La struttura dei pezzi corrisponde a questa
concezione, non è quella classica.
Max - Questa stessa concezione verrà sviluppata ancora di più: l'idea della voce all'interno di
una composizione fatta di parole, suoni e ritmi,
non semplicemente nella struttura canzone. Lasciamo che sia il pezzo a condurci, tenendo conto del fatto che noi nasciamo in uno studio di
registrazione, qui a Casasonica, avendo a disposizione una serie di strumenti. Anche se a noi
le canzoni non dispiacciono affatto e continueremo ancora a farle nella forma canonica dei tre
minuti.
IS - Componete insieme ?
Max -Dipende dai pezzi. A volte uno di noi arriva in studio con un'idea già abbastanza definitiva che viene sottoposta agli altri, mentre altre
volte la composizione viene gestita a più mani.
IS - Il passaggio dall'elettronica all'acustica cosa ha modificato nella vostra strumentazione?
Max - Mi sono reso conto durante la realizzazione di questo disco acustico che la familiarità e
la dimestichezza che abbiamo con il portatile lo
rende "immediato" quanto uno strumento acustico. Alcuni strumenti acustici sono stati suonati e poi prontamente passati da Boosta nel
suo computer, da dove sono usciti smembrati e
frammentati. Ha tirato fuori una serie di rumori di scricchiolii, ha tagliato, ha rimescolato,
ma con la stessa prontezza che avrebbe avuto
trovandosi a suonare il proprio strumento. Non
ha fatto altro che sviscerare alcune suggestioni più disfunzionali del suono acustico, per esempio ha registrato delle mani sulle corde, creando così una composizione sonora che si fonde
con la struttura armonica del pianoforte acustico. È un modo di lavorare molto interessante.
IS - Una sorta di lavoro sul materiale?
Max - Abbiamo iniziato lavorando chitarra e pianoforte, ma anche dopo il passaggio nel portatile e il relativo trattamento questi suoni rimanevano molto acustici. Venivano semplicemente resi in maniera meno classica, con un approccio elettronico, secondo una scuola che esiste
da anni e che ha a che fare con l'elettronica più
sperimentale, da Matthew Herbert ai pionieri del
rumore ambientale. Tutto è avvenuto con estrema immediatezza. Ormai utilizziamo i software
con una facilità pari, se non superiore, a quella che abbiamo con i nostri strumenti. Questo
tipo di resa sonora è la cifra stilistica di questo
album acustico: si sente che è un disco fatto nel
2006, anche se si tratta di versioni acustiche di
pezzi vecchi.
Ninja - Per quanto riguarda le ritmiche, il disco
acustico è un esempio della grande diversità di
approcci possibili. Dal mio punto di vista la batteria è uno strumento singolo: anche se composto dalle varie sonorità di cassa, rullante, ecc.,
io lo vivo come strumento singolo, la cui esecuzione avviene tipicamente in una volta sola.
Nel momento in cui si sceglie di far suonare i
pezzi principalmente con la voce e gli strumenti acustici come la chitarra, bisogna compensare l'ingombranza della batteria con altri suoni.
Spesso, in questo disco, abbiamo deciso di non
usare lo strumento batteria, ma il supporto ritmico è comunque presente attraverso un approccio quasi orchestrale, il tessuto ritmico è creato dalla sovrapposizione di parti che s'intrecciano, dei piatti, della cassa, del tamburo. Abbiamo utilizzato diversi strumenti, come le percussioni (il bodram per la cassa, la darbuka e le tabla per gli strumenti della fascia media, il balafon), un pezzo di lamiera, un tamburo con una
maglia sopra, una bacchetta felpata. La costruzione della ritmica è awenuta attraverso la sovrapposizione di tutti questi elementi ritmici,
non in modo classico, soprattutto i primi pezzi
dell'album come "Corpo a corpo" e "Le serpi".
IS- Avete davanti una sfida. Arrivati a questo punto, potete prendere il pubblico per mano e portarlo verso qualcosa di nuovo, di ignoto.
Max - Questa sarebbe la definizione più alta di
musica pop. La grandezza di certi musicisti sta
proprio nell'aver saputo unire la sperimentazione con la semplicità e l'incisività tipiche della
musica pop. Noi non vogliamo fare gli "strani" a
tutti i costi, però quanto prima vorremmo pubblicare un album completamente strumentale implementato da ricerca di immagini, che sia cd e
dvd allo stesso tempo. Ancora non sappiamo
quando sarà il momento giusto per fare uscire un
progetto di questo genere e come potrà essere
comunicato alle persone abituate a sentire la musica dei Subsonica. A un certo punto abbiamo
forse awertito L'esigenza di un grado zero, tentando appunto di smembrare la concezione armonica e ritmica dei brani, lasciandoci andare
alle sperimentazioni, perche era il momento di
cambiare i meccanismi stessi di composizione
del gruppo. Ci siamo allontanati dalla forma-canzone, pur mantenendo la voce come strumento
aggiunto, magari permettendoci anche delle follie, quelle che abbiamo definito "disfunzioni".
IS - Bisogna dire che voi siete passati indenni anche attraverso Sanremo...
Ninja - Sono già passati sei anni. Là eravamo
partiti con un obiettivo molto cinico, lucido. Ci
eravamo già costruiti una certa credibilità in un
circuito molto diverso da quello 'rappresentato
da Sanremo, ma volevamo trovare uno spazio di
comunicazione più ampio. Purtroppo tale spazio
ci veniva negato dai media, perciò abbiamo deciso di sfruttare il festival.
Max - A Sanremo entri in una centrifuga che prima non ti puoi assolutamente immaginare. È un
mondo irreale e pressante, in cui ti confronti davvero con i meccanismi più solidi e inossidabili
della mentalità della discografia italiana. Sei di
fronte a un sistema con cui devi per forza dialogare in qualche modo, perche magari sono i discografici che poi distribuiranno il tuo disco, come in effetti è successo. È necessario trovare una
forma di confronto per comunicare il proprio pensiero, per spiegarlo ai discografici che spesso non
lo capiscono. Essere passati indenni da questo
tipo di confronto è stata la cosa più importante. Invece, dal punto di vista dell'immagine ce
la siamo abbastanza giocata: siamo saliti sul ring,
comunicando le nostre intenzioni nel modo più
lineare e diretto possibile. Forse siamo stati anche troppo determinati, potevamo essere più rilassati, ma siamo andati lì con la volontà di mostrare chiaramente cosa stavamo facendo, in maniera quasi pedagogica. All'inizio ci sentivamo
disorientati, ma quell'esperienza ha creato in noi
degli anticorpi.
IS - Come vi ponete verso la questione dell'indipendenza?
Max - È esemplificativo il fatto che all'interno
del perimetro di Casasonica abbiamo realizzato,
prodotto e mixato in sole due settimane, Lavorando anche sedici ore al giorno, questo album
acustico. L'abbiamo deciso e l'abbiamo fatto, in
piena autonomia.
IS -Facendo anche scelte insolite, come il singolo "Coriandoli a Natale".
Max - "Coriandoli a Natale" è un brano che per
una decina d'anni Samuel e io abbiamo suonato
nei raduni che si tenevano a Torino per ricordare Gigi Restagno, un amico scomparso, autore
della canzone e musicista carismatfco. L'abbiamo suonato centinaia di volte e ne girava anche
una versione in Rete, ormai rovinatissima e snaturata. Siccome era l'unico brano in italiano dei
tre inediti, la casa discografica ci ha suggerito
di usarlo come singolo al posto di "Chase The Devil" di Max Romeo. Inizialmente eravamo titubanti, perche per noi è veramente un pezzo strano, solo chitarra, voce e violoncello, però ne abbiamo approfittato per rendere omaggio a questo grande musicista e amico a dieci anni dalla
scomparsa.
IS - L'unico suggerimento che vi ha dato la casa
discografica è stato questo?
Max - Sì, anche se poi abbiamo discusso per delle stupidaggini, come la voce degli speaker radiofonici. Ci hanno presentato lo spot radiofonico con la solita voce commerciale che tutti conoscono, perciò abbiamo fatto di testa nostra. Abbiamo cercato una voce affine ai Subsonica,
una ragazza straniera con un accento assurdo,
che rispondeva maggiormente alle nostre intenzioni. In fin dei conti abbiamo in mano tutto:
produzione, edizioni e piena autonomia nella gestione dei concerti, per la quale abbiamo creato
addirittura una società che ora lavorerà anche
per altri. A volte il concetto di indipendenza viene ingabbiato in un'eccessiva simbologia, diventa puramente ideologico e non tiene conto che
bisogna scontrarsi con le esigenze concrete della vita reale. Ancora più spesso l'indipendenza
diventa un pretesto per evitare il confronto.
IS - Non dobbiamo attenderci a breve un album
di studio dei Subsonica...
Max - Stiamo già preparando dei brani da discografia "classica" dei Subsonica, sempre in bilico
tra forma-canzone e altre sperimentazioni. Però
ci piacerebbe tentare prima questo esperimento
a metà tra musica e immagini, in cui la prima sia
più destrutturata e libera rispetto alla composizione classica dei nostri dischi.
Ninja - Un esperimento di questo tipo si è concretizzato recentemente alla Festa del cinema di
Roma, dove ci hanno proposto di sonorizzare alcuni minuti dell'opera di Rossellini. Abbiamo attinto a questo repertorio inedito di esperimenti, in un processo creativo inverso al solito, perchè in questo caso la musica ha seguito le immagini per unirsi in un insieme unico.
IS - Questo esperimento di musica e immagini sarà una sorta di ritorno all'elettronica?
Max - Sì, anche se non c'è elettronica MIDI, ma
soltanto dell'elettronica vintage. È tutto suonato dal vivo e semmai rielaborato successivamente con i software.
Non la definirei tanto sperimentazione elettronica, perche è più un approccio psicoacustico
agli strumenti, dallo smembramento dei suoni alla frammentazione della batteria.