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Ultimo aggiornamento: 23/05/13 02:59: Rapide

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Recensioni, articoli, riviste a cura di Michele Ledda
Recensioni dai terrestri

Recensioni dai terrestri 2005

Recensione del concerto di capodanno a Roma 31/12/05 - Fedts

“Fede, che fai a capodanno?”
Federica, con fare molto vago, “Mah, non so, forse vado alla fiera di Roma, ma non è che mi vada tanto”
Tutta una finta, ostento indifferenza per mascherare l’adrenalina a 1000
Anno nuovo, vita vecchia, sesto concerto subsonico in 6mesi….ma del resto, come iniziare meglio il 2006?

di  Fedts

Arrivo al famigerato padiglione 22, inventandomi totalmente la strada, ma sbagliando solo una traversa e trovo le altre già in fila, davanti ai cancelli. Così, per evitare di essere linciata con il rischio di non vedere né concerto né il nuovo anno, mi metto onestamente in fila, accanto ad un’altra mia amica arrivata poco prima di me.

Solita tranquilla attesa e solito prevedibile ritardo per l’apertura dei cancelli ma alla fine riusciamo a entrare e scopro che la location è spettacolare, perché lo spazio è immenso e la “gabbia” là davanti fa la sua figura. Sicuramente una scenografia insolita e assolutamente anti-foto, con tutti quei tubi che impallano le inquadrature e stroncano sul nascere ogni velleità da fotografa, ma di grande effetto, perché dà libero sfogo ad ogni vocazione da trapezista di Samuel e Boosta.
Riesco a mettermi dietro le mie amiche, che hanno atteso stoicamente ore al freddo e alla pioggia, ma sono riuscite a conquistare la prima fila, cosi almeno potrò sentirle vicino durante il concerto, quando la groova ci investirà completamente.
Inganniamo l’attesa ballando quel tanto che basta per non perdere il posto sui dischi messi da Giorgio Valletta e su chase the devil parte una specie di boato, io canto tutta felice e le mie amiche si girano in blocco, perché sanno che appena parte il reggae parto anche io, per vedere la mia espressione di giubilo con un sorrisone che parte da un orecchio e finisce all’altro.
Verso le 23 30 arriva Max, che indossa 1 maglione con su un animale non meglio identificato, a metà tra un orso e una renna, che tanto mi ricorda una scena di Bridget Jones, così da quel momento e per tutta la serata  sarà per me dj Bridget.

Finalmente sul palco compaiono delle magnum di spumante, seguite poi da Boosta in versione presentatore con tanto di cronometro che esordisce con un perentorio “non cagate il cazzo sulla mezzanotte”…ok nulla da dire.
Arrivano gli altri fanciulli presentati uno per uno dal professionalissimo tastierista e Sara e Giulia dalla prima fila riescono a recapitare i primi doni, una bambolina per Ninja e un microfono fatto coi lecca lecca (vedi Aurora sogna) per Samuel. Gli altri regali li ho io in borsa, come una befana arrivata con una settimana in anticipo, e verranno prontamente recapitati ai destinatari successivamente.
Parte allora il conto alla rovescia, con leggero anticipo , che fa tanto festa aziendale di capodanno di Fantozzi, ma va bene così.
Veniamo inondate di spumante e beviamo da una bottiglia arrivata dal palco non si sa come né da chi.
Buon anno a tutti e via con il concerto

Si parte con ancora ad odiare in versione acustica, per poi esplodere con Velociraptor dalle parole incomprensibili ma assolutamente travolgente con quel suo ritmo incalzante e quella PHARHANOHIAAAAAAAA a me tanto cara. Su onde quadre si perdono le tracce delle mie tonsille e della mia rotula e faccio giusto in tempo a ritrovarle per distruggerle definitivamente su Ratto e Perfezione.
La cosa a me più gradita è stata senza dubbio la presenza massiccia dei brani del primo album, perché le emozioni di Giungla nord sono state davvero troppe, su quel “nel freddo stringerti” il mio cuore si gonfia, e così avviene l’inevitabile…su Vita d’altri partono le lacrime, nulla da fare, non c’è modo di evitarlo, così mi asciugo gli occhi lucidi e la ragazza davanti a me, vedendomi in quelle condizioni pietose,esclama “oddio come te capisco!” e mi abbraccia.
(Per la serie “quando la groova diventa sentimentale”)

Mi riprendo con l’inizio della parte più danzereccia e più vissuta del concerto, vissuta anche dal ginocchio di Samuel che, affetto da dislessia paracula, continua a leggere la data di nascita sbagliata sulla sua carta d’identità e si convince di essere un ventenne saltellando come se lo fosse…solo che la dislessia può ingannare il suo cervello, ma non le sue cartilagini rotulee, così sulla fine dell’odore salta dalla gabbia con abile mossa, per finire spalmato come il patè sulla batteria del Ninja.
Su Discolabirinto apprestiamo la nostra coreografia con i cuoricini da sventolare su LOVELY, che sono stati sicuramente notati, visto che Samuel mentre cantava, ha fatto cenno a una di noi di raddrizzare il cartoncino che era sottosopra.
E così tutta allegra e saltellante mi trovo inaspettatamente in una discoteca house, sulle note dell’inedito…we need some activators, che però, complice lo spritz che mi ero portata da casa e la pronuncia di Samuel è diventato “imbusto ma ti vedo”.
Arriviamo a Depre, che da sola vale tutto il concerto e su quel “si può saltareee” devo aver fatto talmente casino che ho ricevuto un biglietto di addio da parte della mia rotula sinistra, che a quanto pare non ne vuole più sapere niente di me.
Niente più conto alla rovescia, ma un Sole silenzioso da brividi e tutto finisce.

Non potevo iniziare meglio il nuovo anno…prossimo appuntamento alla prossima estate

Nel frattempo aspetterò canticchiando
Imbusto ma ti vedo
Imbusto ma ti vedo

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