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Recensioni, articoli, riviste a cura di Michele Ledda
Recensioni dai terrestri

Recensioni dai terrestri 2005

Recensione del concerto di Castagnole Lanze 31/08/05 La Strega col cartello “NINJA ROCKS”

Recensione sul concerto di Castagnole Lanze:

Mi presento: sono la sbandieratrice ufficiale del cartello giallo con su scritto “NINJA ROCKS”, la mia missione è tifare per l’unico, mitico, inimitabile Ninjegnere, Enrico Matta, l’Harry Potter della batteria.

Di: La Strega col cartello “NINJA ROCKS”

Il primo concerto subsonico dell’estate (ma ovviamente non il primo in assoluto, che fu nell’ormai lontano ’99, quando ero un’apprendista streghetta di quarta ginnasio) della strega e del suo cartellone è stato a Cuneo, mia città natale, da cui sfuggo volentieri all’inizio di ogni anno accademico per trasferirmi, almeno durante la settimana, nell’appartamentino che divido con tre amiche a Torino. Torino… Piccolo scrigno sabaudo, barocco, magico, subsonico. Il mio luogo della felicità. Proprio con una delle mie mitiche coinquiline, Anna,da me amichevolmente ribattezzata Ciakilopoulos (spiegarvi il perché richiederebbe spazio e tempo) ho deciso, dopo il concerto di Cuneo, che non potevamo farci bastare un unico show di tutto il Terrestre Tour: una volta che inizi non puoi smettere, i concerti subsonici creano dipendenza, come ben sapete. E allora dove andare? La scelta è caduta sulle mete più vicine: Castagnole Lanze e Milano. Il piccolo particolare è che decidiamo, un po’ perché da tempo vogliamo fare qualcosa, tipo un viaggetto, nella più assoluta segretezza, un po’ perché vogliamo tenerci le nostre emozioni subsonicate solo per noi, evitando di sciuparle con orecchie che non capirebbero, di NON dire niente a nessuno, né amici, né genitori. Dunque. Sono qui per raccontarvi la prima tappa del “Ninja Rocks Tour” fuori casa.

Operazione biglietti portata a termine con successo il 26 luglio. Alle 13.30 del 31 agosto mi chiudo alle spalle la porta di casa: mia madre fortunatamente non c’è e non può vedermi uscire col cartellone: ufficialmente vado a Torino a studiare. Prendo la via della stazione con il mio “Ninja Rocks” sottobraccio, alle 14.03parte il mio treno azzurro verso la Grande Mela Subsonicata, per i profani semplicemente Torino. Alle 15.25 scendo dal treno e, passando davanti ad un capannello di ferrovieri li sento borbottare:

“Che c’è scritto lì?”

“Ninja tipo…”

“Ninja. Bah.”

“Ninja rrrocks!”

E poi la vedo: mitica Ciakilopoulos, è venuta a raccattare la sua compagna di avventure a Porta Nuova. E’ da un po’ che non ci vediamo, visto che entrambe siamo appena tornate dal mare. Baci e abbracci, pensierini, racconti stringati delle settimane non passate in simbiosi e poi partiamo alla volta di Asti, col treno delle 15.55. Una quarantina di minuti circa e siamo nella cittadina di Alfieri, pronte per farci un altro viaggetto, questa volta in bus, per arrivare alla tanto agognata Castagnole Lanze. Intorno alle 17.00, appena arrivate alla Mecca, preoccupate in quanto il caldo ha fatto di noi due mostri increspando capelli e sciogliendo rimmel, adocchiamo un’osteria (e vai col nome che se lo merita: “L’oca giuliva”) e ci imbuchiamo in bagno a compiere una difficile operazione di restauro in extremis. Notare che la temperatura del bagno percepita è superiore ai 50 gradi, per cui, se possibile, la situazione peggiora, anzi, precipita. In ogni caso dopo una ventina di minuti ce ne usciamo garrule dall’osteria, attirandoci gli sguardi accigliati dell’oste, più in disappunto che giulivo. Ed eccoci in Piazza San Bartolomeo: subsonici, siamo arrivate! Perfetto, in tempo per il soundcheck… Ma, oddio, chi c’è sul palco… Samuel, ok, va bene, ma dietro… Dietro c’è Ninja! Che emozione… Se il cartellone fosse animato da vita propria sarebbe già stramazzato al suolo dalla sorpresa. Cioè, io ho passato ore al tavolo in cucina col righello 50 a prendere le misure per fare ciascuna lettera di 12 centimetri in altezza e in larghezza, a colorare con l’indelebile nero, ad attaccare il cartoncino giallo ad una base più spessa… Ho fatto avvitare dal mio mitico zio con la passione del bricolage un paletto di legno alla base come sostegno… Insomma, ho fatto un cartellone di cui vado fiera. Ma ora davanti a me c’è Ninja in carne, ossa e occhiali, ed è tutta un’altra storia. Lui, Ninja dei Subsonica, il mio mito insieme a Massimo Gramellini, Antonio Caprarica (il corrispondente Rai da Londra: da piccola sognavo di fare il suo stesso lavoro… Ero una streghetta anglofila) e De Gregori, il cantastorie dell’anima. Ninja… Una delle poche persone che stimo davvero: è un grande musicista e sicuramente anche una gran persona. Non oso andare sotto il palco. Sa che sarò sia qui che a Milano, gliel’ho scritto via mail. Ciakilopuolos insiste, alla fine mi convince. Arriviamo sotto il palco, e io alzo per un nanosecondo il mio cartellone a filo transenna, bordeaux dalla vergogna. Ninja sa, ha letto la mail, ha risposto “Massimo rispetto”. Ninja vede… Mi sorride! Un sorriso alla Ninja, timidoso. Grazie, magico Harry. Vorrei guardarlo un po’ suonare, ma davvero non oso… Lo so, sono una scema, ma anch’io ho il mio lato timido. Osserviamo un po’ gli altri. Samuel con la chitarra acustica… Grande, è un po’ raffreddato, ma è comunque sempre un grande. Vicio, che alla perentoria richiesta di una voce proveniente da non si sa bene dove (immaginiamo Cipo o Sem) ci regala una pulitissima linea di basso. Max con l’influenza, poveretto… E poi Boosta: Il mio mito è Ninja, verissimo, ma Boosta… Mi sconfiffera proprio. Insomma, ogni volta che lo vedo (che sia in tv o in Piazza Vittorio l’effetto è il medesimo) provo un miscuglio di sensazioni contrastanti, diciamo un incrocio tra un improvviso raptus ormonale che mi spingerebbe a sbatterlo contro il primo muro a portata di mano e dargli due o tre unghiate, e l’inconsulto desiderio di sposarlo seduta stante nella Gran Madre e passare il resto della mia vitaa coccolare i suoi riccetti e ad accompagnare a scuola dei topolini altrettanto riccioluti con evidente fossetta nel mento stile John Travolta ereditata dal papà. Sto scherzando: concedetela una battutina a una vekkietta! In ogni caso è proprio a causa di Boosta che parte la prima figura di merda della giornata: notando che porta dei pantaloni che gli arrivano sotto il ginocchio, rivolta a Ciakilopoulos mi lascio sfuggire un udibilissimo (non dal Boosta fortunatamente): “Oh, guarda che bei polpaccini!”, con tanto di vocetta intenerita, suscitando l’ilarità di due ragazzi di fianco a noi, a cui prontamente borbotto uno: “Ehm, scusate...”, a cui rispondono (sempre ridendo): “Ah, no, figurati!” Intanto al nostro fianco una sgallettata finto-alternativa (che poi scopriremo essere appena sedicenne) con un microtop che sembra più una fascetta per capelli, e Converse con scritte varie tra cui “Bush + Blair = Terrorism + Fear” (della serie: “Hai smesso di giocare con le Polly Pocket la settimana scorsa, evita di tirartela”) balla e saltella, stile “Voglio farmi notare dai Subbi la la la, sono troppo giusta yo yo yo”: scene di ordinaria follia. Il soundcheck è finito: Samuel , andandosene, fa un cenno per salutare tutti; Ninja fa per seguirlo nel backstage, poi alza la mano e MI saluta, con un altro discreto sorrisetto. Sì, saluta me, non tutti, solo me!!! Saluta una strega con un cartello dedicato a un maghetto della batteria. Grazie Ninja, mi hai fatta davvero felice. Nel quarto d’ora che segue tedio la mia Ciakilopoulos chiedendole una decina di volte: “Hai visto anche tu che mi ha salutata? Ha salutato me vero? Mi imiti la scena?” Dopo un po’ vediamo spuntare Samuel di fianco al palco, ed è subito raggiunto da un capannello di fan a cui noi ci accodiamo prontamente per farci autografare il biglietto. Notevolmente raffreddato il ragazzo, e anche un tantino skazzato. Ed ecco anche Boosta (+ i polpaccini): fa un po’ di foto con alcuni ragazzi e torna di nuovo dietro le transenne, dove scorgiamo la biondissima Kasey Lansdale, figlia del celeberrimo (come no) scrittore texano. Sopprimiamo gli istinti omicidi in tempo per avere l’agognato autografo di Samuel (Ciakilopoulos, seppur anche lei sia ormai una vecchia ventenne, apprezza non poco le fossette del signorino), e poi chi ti vediamo spuntare da dietro il palco? Harry. Enrichetto santo. Una ragazza lo avvicina, fanno due parole, poi a lui squilla il telefono e, come sempre gentilissimo, dice alla fan: “Torno tra TRE minuti, giuro!” Passati tre minuti tre è di nuovo lì. Si avvicna al cartellone (facendomi rischiare l’infarto):

NINJA: ”Eh, questo non posso non firmarlo!”

IO: ”Eh eh” (Perché ora che sono faccia a faccia con Ninja devo sembrare una deficiente che non sa mettere due parole in fila?) Prendo coraggio: “Vedi, qui nell’angolino è un po’ rovinato, perché a Cuneo ha preso la pioggia, comunque fortunatamente era scritto con l’indelebile, che non è andato via... (Annuisce) Volevo rifarlo, poi però ho combinato un casino con la R... Alla fine ho pensato che dopotutto quello vecchio poteva ancora andare bene...”

NINJA: “Ma è una meraviglia! Non posso scriverci sopra... Come faccio?”

IO: “Ma sì che puoi scriverci sopra! Qui dalla C, tipo… C’è spazio!”

NINJA: “No no no,mi piange il cuore a scriverci sopra... Piuttosto dietro”

IO: “Ok, dietro!” (Giro il cartellone) “Però enorme eh!”

NINJA: “Ok!” (Scrive un “Ninja” effettivamente gigante, con la sua classica A rovesciata)

“Come lo vedi?”

IO: “Benissimo!”

NINJA: “Anch’io!”

Mentre trotterella di nuovo dietro il palco, io rimango lì frastornata, realizzando solo in quell’istante di aver appena parlato-interagito-scherzato con ENRICO NINJA MATTA, mica un subsonico qualsiasi (con il dovuto rispetto agli altri quattro, ma Ninja, si sa, è speciale). E non ho detto niente di brillante, sono stata un’ameba, probabilmente gli sarò anche sembrata... Non so, fredda. Almeno è questa l’impressione che purtroppo trasmetto se sono emozionata. Non sono eccessivamente estroversa, non riesco a comunicare ed esternare a dovere le emozioni più forti. E avere davanti un tuo mito non è un’emozione da poco.

Ce ne torniamo all’ingresso, perché a quanto pare la security farà uscire tutti prima di dare il via allo “strappo-biglietti”; si chiacchiera con alcuni ragazzi e ragazze, cerchiamo di far passare il tempo...Quando all’improvviso spunta un’amena figura in bicicletta... MADASKI! Gironzola in cerchi concentrici col suo velocipede, bardato in un paio di pantaloncini da ciclista: sarà venuto a fare un salutino al suo vecchio amico Max... Sta arrivando gente, finalmente. Dall’altoparlante ci intimano di lasciar libera la piazza e di avvicinarci tutti a una delle due entrate: eseguiamo frettolosamente. La voglia di farsi staccare quel cavolo di pezzo di biglietto e accaparrarsi la prima fila è tanta (nonostante il vostro articolo su Rolling Stone non dia un giudizio lusinghiero delle prime fileio difendo a spada tratta la mia postazione. In prima fila non ci stanno solo le tarantole, ma anche chi vi segue da una vita, gente per cui la vostra musica è parte integrante della vita di tutti i giorni, che vuole stare a pochi metri da voi non per urlare un “Samuel figo!” dalla “o” finale allungata all’infinito, ma per cantare, scatenarsi, emozionarsi. Non è solo dopo le prime file che si può trovare il popolo del concerto, ekekazzo). Comunque. Un trio di adorabili vecchietti con maglietta rossa del “Contro” dà il via allo strappo, purtroppo MOLTO più lentamente rispetto all’altra entrata, da dove infatti i primi fortunelli stanno già correndo in direzione transenne. Io, nevrastenica come al solito, tento contemporaneamente di non farmi uccidere, di tenere il cartellone in modo che nessuno ci finisca addosso, e di avanzare verso uno dei tre canuti strappeur. Finalmente sono davanti a un vecchietto. Non si muove. Che fare? In preda all’ansia gli piazzo il biglietto sul naso sbraitando tipo posseduta dal diavolo: “ME LO STRAPPI, LA PREGO!!!” [Per inciso: stessa voce usata quel pomeriggio in cui io e Ciakilopoulos, volendo andare a studiare in collina, ma non essendo ancora molto pratiche di bus&co., ci siamo perse a PECETTO TORINESE (impresa ardua) e, vedendo passare l’ultimo bus per il centro l’abbiamo rincorso urlando

Ciakilopoulos: “Si fermi, per cortesia!!!”

Io: “FERMATI STRONZO!!!”

(Piccole quisquilie da cui si può comprendere la mia natura quieta e gentile)].

Riesco finalmente a passare, probabilmente causando un infarto al vecchierel canuto e bianco: corro e mi aggiudico la seconda fila. Merda. Arriva anche Ciakilus, a tutta birra. Bene, sono le 20.00… Che se po’ fa’? Attaccare bottone, per esempio. Di fianco a noi ci sono:

1) la sgallettata

2) un ragazzo che continua a ripetere stile disco rotto: “Miii sono qui dalle 10 di stamattina!”

3) due amiche che sembrano normali

4) una ragazzetta che strilla: “Samuel è mio marito”

5) un cinquantenne dall’aria vacua nonché vagamente inquietante (tipo da maniaco).

Optiamo per le numero 3: Barbara e Federica, torinesi, assidue frequentatrici dei Muri come della ba-chat. Bene, abbiamo non pochi argomenti in comune. Mentre Ciakilandia chiacchiera amabilmente con B&F, io sistemo il cartello al di là delle transenne e inizio a contrattare con le due ragazze davanti a me, che per tutta la durata del concerto si presteranno gentilmente a passare-posare-posare-passare il cartello alla sottoscritta. E si chiacchiera anche con loro:

“Ma che nick avete sul sito?” “Io sono La strega” “Nooo, sei tu? Oh piacere eh!” “Io sono Caio” “Io Tizio”… Intanto il cielo si fa più scuro, e l’ora del concerto si avvicina. Mettono su il solito cd con l’ormai arcinota al popolo subsonico UOOO OOO! IEEE EEE! La piazza continua a riempirsi di un fluire di terrestri, tutti frementi, impazienti di vedere i magici 5 con le scritte scorrevoli rosse attaccate alle magliette nere arrivare in silenzio sul palco. Scorgo uno striscione bianco con su scritto “Ninja Brandizzo c’è!”

Harry fanno tutti il tifo per te! Mi sento capita: so che se passo per la strada col mio cartellone sottobraccio la gente si chiederà cosa diavolo vuol dire la scritta che c’è sopra, chi cavolo è Ninja e cose così. Invece il popolo subsonico intorno a me sa e comprende. Siamo tutti nella stessa barca, insomma. O forse sullo stesso pianeta. Intrappolati in una discoteca labirinto bianca senza luci colorate grande un centinaio di chilometri dalla quale non vogliamo assolutamente uscire. Mi perdo nei miei pensieri e vengo ridestata da un boato: la piazza scalpita, le luci si sono spente, parte l’intro di “Terrestre”. Ho la pelle d’oca. Io e Ciakilus ci guardiamo e ci diciamo che è bello essere lì insieme, senza che nessuno lo sappia, facendo esattamente ciò che ci va di fare.

Improvvisamente spuntano. Non so perché, ma non c’è stato un concerto di cui riesca a ricordare il momento esatto in cui li vedo salire sul palco: so solo che un attimo prima sto aspettando di vederli uscire e un attimo dopo sono lì, come se si fossero materializzati dal nulla… E scorrono le luci rosse, la piazza trattiene il respiro, la notte schiude le sue braccia fragili tra i milioni di emozioni che stanno per intrecciarsi. Parte “Giorni a perdere”, una scarica d’adrenalina pura. Dal 26 luglio ti rigiri il biglietto tra le mani aspettando questo momento e adesso ci sei. Non ricorderai mai la scaletta con precisione ma sai che ogni canzone ti lascerà dentro un marasma di emozioni fantasticonfuse. Citiamole così alla cazzo, sull’onda di ricordi frenetici in pieno pogo.

Spariamo un colpo di pistola? Spariamolo.

Ed è “Ratto”: non sono mai stata tanto orgogliosa di Vicio.

Un toc-toc sulla spalla della ragazza davanti a me e il cartellone vola dalle transenne alle mie mani.

SU! NINJA ROCKS vola sulle teste, vola sulle emozioni, proteso verso Ninja che picchia con indiavolata compostezza ninjana la sua batteria. Grande Enrico. Grazie Enrico.

“L’errore”: persononpiùcontattopiùnientesetuttocambiainunistanteinguardiaecostantementefuoricontrollo

persononpiùcertezzepiùnienteilvuotoaccorcialedistanzeinfugaecostantementeprontoalloscontro!

L’Abitudine tra noi è un soggetto da non evitare, il pensiero vola già ai prossimi concerti, mentre ci perdiamo nel “Corpo a corpo” di un pogo sfrenato.

Arriva “Vita d’altri” e mai come ora, sono sicura, nessuno in questa piazza vorrebbe essere nei panni di qualcun altro.

Da ventenni opachi e rispettabili tutti urliamo su “Albascura”, e i milioni di emozioni sono già intrecciati da tempo.

Siamo qui per saltare nel vuoto, nei nostri sogni e dentro ai nostri giorni e per la nostra vita liberi tutti. “SU ‘STE MANI!” E le mani si alzano, il mio NINJA ROCKS sorvola tangenziali subsonicate mentre un sole silenzioso sorge all’orizzonte.

And now… I’m gonna put on the iron shirt per catturare il diavolo, e non finirò mai di stupirmi per quant’è bella questa canzone.

“Tutti i miei sbagli”: ogni volta è un colpo al cuore. La novità di oggi è che il nostro cantore si butta sul pubblico, mandando in delirio la folla, solo è troppo lontano da noi.

Difficile ricordare, ancora più complicato scrivere tutto quanto, citare ogni canzone, ogni sensazione. Ma siamo felici, dal primo all’ultimo.

“Le serpi” entrano, con quella madre che deve vegliare e proteggere, quasi una sacra rappresentazione.

Non so esattamente quando, so solo che a un certo punto è arrivata “Gasoline”, e la piazza si è svuotata. C’eravamo solo io, il mio cartello tenuto su oltre ogni previsione, e lui: the wizard with his drums e le sue bacchette, mai come ora così magiche. Vai Ninja, nessuno è meglio di te.

Poi anche quei due minuti sono passati, la piazza torna lentamente alla normalità, mi rituffo nel casino pogante attorno a me.

La folla si scatena con Aurora che sogna la sua carne sintetica, dentro di noi un microchip di emozioni confuse. Mentre sfrecciamo sulle “Strade” della nostra anima che mai come stasera si lasciano guidare forte, mi chiedo perché questa canzone, bellissima già di suo, in concerto diventi splendida. SENZA PAROLE E’ IL SUONO DELLE STRADE (licenza poetica di una vecchia strega, lo so che sarebbe “strada” in “Istantanee”)…

Senza certezze e senza prudenza ci addentriamo in un solco tracciato all’improvviso, ed è “L’odore”: Samuel fa volteggiare la sua telecamerina sulle onde di folla, inquadra sé e gli altri, FACCIAMO TUTTI UN BEL SORRISO!

La piazza scalpita, si trasforma in un labirinto che a sua volta diventa discoteca a cielo aperto, tutti in cerca dell’uscita per non uscirne, quasi quasi…

“Incantevole”, e incantevole lo è davvero, tutto, l’atmosfera, la piazza, non c’è cosa che questa sera non sia avvolta da una nebbiolina magica planata qui direttamente dalla città della Mole, e in un crescendo di “Nuvole rapide” tocchiamo con un dito “Il cielo su Torino”, il cielo più bello del mondo. Torino. Che cosa dire di te? Non eri la mia città fino a un anno fa, piano piano hai cacciato via la mia tristezza e hai saputo farti amare, hai lasciato che scoprissi i tuoi angoli, stupita ogni volta per tanta bellezza, per tanta magia. Quando il sole tramonta su Piazza Vittorio e una luce fatata invade tutto, cade nel fiume, scivola sotto il ponte, abbraccia la Gran Madre, risale la collina… Quella è Torino. E allora capisci che cosa voleva dire Pavese, la collina di Torino è davvero una cosa fuori dal comune e io non smetterò mai di sorprendermi per la bellezza di quella piazza. Il cielo diventa scuro e sembra muoversi al tuo fianco, ridere al tuo fianco. Una volta ho letto che casa tua corrisponde al luogo in cui sei felice. E allora non posso che dirla con le parole di G.C.: Torino è casa mia. Inizia il conto alla rovescia, siamo presi blu, presi dalla malinconia all’idea di lasciarli andare via. Cinque minuti infiniti. Cinque minuti che volano.

Ma sai dirmi dove sei,

se ti chiedo dove sei?

E siamo al momento dei lanci, tirano tutti in centro e io sono di lato, non beccherò mai niente.

Boosta… Polsino! Oplà, centro-folla.

Vicio… Asciugamano! Centro. Colpito e affondato.

Samuel… Bottiglietta! Olè! Un’altra volta centro.

Max… Niente! Ok vai così!

NINJA… Tocca a lui… Scende dallo gabellino della batteria, naviga a vista sul palcoscenico, centro… No, deviazione a babordo… Ed è lì, obliquo rispetto alla folla, ma dritto davanti a me… Sta puntando forse nella mia direzione? Tira! Intorno a me gente che urla, alza le mani, cade, confusione totale. Rintraccio solo una bacchetta, stretta tra le dita fedifraghe di una ragazza dietro di me. Affranta. Sono AFFRANTA. Corrompiamo? E corrompiamo!

IO: “Se te la compro, tipo?”

LEI: “Mmmh, ma no…”

IO: “Ah. No?”

LEI: “No”

IO: “Allora… Me la fai tenere almeno un attimo?”

Me la dà in mano. Me la rigiro tra falangi falangine e falangette sempre più affranta, e a quel punto… Scatta la pena. Evidentemente ha notato il cartello, ha dato uno sguardo alla faccia da funerale e si dev’essere detta maamenonimportacosìtantodininjalasciamo’stabakkettaa’stapoverapazza…

Fatto sta che mi batte sulla spalla e fa:

“Senti TIENILA va’”

IO (ridestandomi improvvisamente): “Davvero?”

LEI: “Sì…”

IO: “DAVVERO? DICI SUL SERIO? SEI SERIA?”

LEI (Rassegnata a interloquire con un soggetto da neuro): “Ho detto tienila pure”

IO (Abbracciandola e gettandola probabilmente nel panico): “Grazieseiuntesorochegentilegrazie!”

(Il tutto urlato a milioni di decibel in pieno timpano).

Si allontana, piuttosto provata.

Anche loro se ne vanno. Il concerto è finito, la nebbiolina magica si alza in volo e riparte verso Torino, si poserà sulla punta della Mole e dormirà serena. Noi no. Siamo ancora troppo emozionati, troppo frastornati, persi dentro ai nostri vuoti subsonici.

Che sensazione strana. E’ finito davvero. Riorganizziamo un attimo le idee…

Siamo a Castagnole Lanze, nessuno lo sa, e per di più qui non ci sono pensioni-alberghi-ostelli, insomma niente letto per stanotte, nemmeno un pagliericcio. Il primo bus del mattino è alle 5.35. Bene. Che fare? Iniziamo andando al banchetto del merchandise per quella sporta della spesa nera col logo subsonico.

“Ah ma dai! Lo sapevi che le magliette se le fanno fare dalla FRAV? (Frav = negozio cult di Torino, che ha varie filiali sparse in giro per la città, tutte piccolissime e con almeno cinque-sei-sette commessi tutti punkettusi ma soprattutto pazzi)! Wow!”

Fame neh? Ma sì, è poi da colazione che non vediamo cibo. Si punta verso il primo bar al di là della strada, dove all’1.00 di notte il povero cameriere si vede costretto a farci due toast. Sbafiamo, ma la notte è giovine e ha bisogno di passare in qualche modo, così chiacchieriamo per una buona oretta di massimi sistemi e minuzie varie, finchè non ci sbattono allegramente fuori dal bar: ora di chiusura, il verdetto è inappellabile. Facciamo due passi, ma proprio due di numero, sulla strada che va dalla piazza all’osteria “L’oca giuliva”, per poi tornarcene indietro-avanti-avanti-indietro alla disperata ricerca dell’orecchino perduto di Ciakilandia.

Si avvista una panchina di fronte alla piazza, e ci si va ad accomodare. Umpf.

Rompo il silenzio della notte starnazzando: “Uh, ho giusto con me Novella2000!” (Ricordo che la legge anche Stefano Accorsi in “Santa Maradona”). Immerse nella lettura del nostro tomo, non ci accorgiamo subito della figura torreggiante che sta spingendo una bicicletta a poca distanza da noi: MADASKI! Di nuovo! E qui parte una mini-conversazione piuttosto divertente:

IO: “Buonasera Madaski”

LUI: “Buonasera signorine! (Guarda l’ora) Ehm, che fate lì sulla panchina?”

IO: “Aspettiamo il primo bus del mattino che è alle 5.35”

LUI: “E tutto questo per quei cinque GIUGGIOLONI dei Subsonica?”

IO: “Sì”

CIAKILUS: “Questo ed altro per i Subsonica”

LUI (Ridendo): “Cambiate gruppo!” E divertito gira l’angolo e sparisce nella notte stile Paperinik.

Dopo quest’incontro memorabile dissertiamo a lungo sui programmi per sabato (saremo al Mazdapalace in quel di Milano), vedi luogo dove dormire etc, tirando fuori alcune chicche tipo:

“In ostello. E se non c’è più posto andiamo in centro e ci facciamo un giro… Anche se secondo me lì… TI RAPINANO!”, sconquassandoci poi dalle risate.

Cavoli! Sono le 5.20! Sarà meglio appropinquarsi alla fermata del bus! Il ritorno sarà più ostico del previsto, non lungo la tratta dell’andata, ma fino a Cavallermaggiore, passando da Alba (giusto per un pellegrinaggio post-concerto nelle terre d’origine del Ninja) e arrivando, finalmente, a Torino.

[Particolari salienti del ritorno:

1) Ciakilopoulos che, mezza addormentata, costella il viaggio di urletti, rivolgendosi ad ogni fermata all’autista con un perentorio: “SIAMO GIA’ A CAVALLERMAGGIORE?” facendosi a un certo punto rispondere: “Signorina mancano 40 MINUTI a Cavallermaggiore!”

2) Lo strano effetto che fa vedere il mondo che si sveglia e la gente che va al lavoro, mentre tu stai tornando a casa A DORMIRE.

3) Il coglione con zainetto tre metri x due che stava per sedersi sul mio cartellone (che avevo adagiato placidamente sul sedile davanti al mio)].

Finalmente, dopo infinite peregrinatio, siamo su suolo torinese, nella fattispecie Porta Nuova.

Ci avviamo alla fermata del 61 fresche come cadaveri in decomposizione e aspettiamo il bus che come al solito non arriva. Vedendolo spuntare all’orizzonte ci posizioniamo in assetto da guerra per prenderci due cavolo di posti, e, una volta sedute, tentiamo il tutto per tutto per non addormentarci, almeno fino a casa. Ci godiamo la vista di Piazza Carlina immersa nella luce tenue del mattino, e arriviamo dopo poco alla tanto agognata fermata in Via Po. Corsette per varie stradine laterali e ci siamo: casa dolce casa (o meglio, casetta)! Colazione a base di succo e saccottino (da vere dure) e… All’alba delle 8.00 ci possiamo finalmente augurare la buonanotte con un “Dormi che è meglio!”

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