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Recensioni, articoli, riviste a cura di Michele Ledda
Recensioni dai terrestri

Recensioni dai terrestri 2005

Articolo dei Subsonica 26/08/05 - Rolling Stone

Duemilaecinque? Piuttosto bene, grazie. A partire dall'inverno, che abbiamo trascorso tra le session di registrazione sotto i portici di Piazza Vittorio. Li Jah
può fare il tempo che vuole, neve o pioggia, e ti senti riparato, libero di gironzolare dalla nostra Casasonica ai numerosi bar, passare e fare ciao con la mano
agli amici. Un mese e mezzo di intenso lavoro e di altrettanto intenso night clubbin' sulle sponde del fiume. Sempre a portata d'anfibio. La piazza sotto certi aspetti è una sorta di microuniverso che chiude. il cerchio spazio temporale tra le colazioni. La Casasonica, un tempo semplice sala di registrazione, è diventato il nuovo quartier generale. Eh sì, perche una volta fatto aloha al nostro ex discografico manager editore, sempre più determinato a tentare di trasformarci in una sorta di giocattolo personale, abbiamo deciso di cambiare un bel po' di cose.

dei Subsonica

Fine del contratto, cambio di etichetta discografica, ma soprattutto autogestione nel management, nei concerti, nella comunicazione. Quindi un bel po' di amici a darci una mano e a lavorare insieme con noi nel nostro angolo torinese. Il nuovo disco, mixato sui colli romani e masterizzato a Londra, ha un sapore differente, sembra registrato sembra registrato quasi in presa diretta, c'è più collettivo, meno tecnologia. Disorienterà? No? Chi lo sa? Quello che importa è che il gruppo è di nuovo insieme, quello che conta è ricominciare dopo due anni di fermo biologico e i molti ostacoli superati, in modo compatto e determinato.
Abbiamo quindi deciso per il no allo schermo del computer acceso di fronte a chi si contende uno sgabello dando invece via libera al confronto diretto delle idee, ai brani che crescono mentre tutto il gruppo sta suonando. E proprio suonando decidiamo di esplorare spazi sonori dòve prima regnava l'essenz;ialità della struttura. Sequencer e campionatori resteranno a far polvere in attesa del prossimo giro.

Difendere la propria libertà creativa significa non restare intrappolati nel ripetere ciò che si ritiene aver funzionato, ma abituare chi ti segue a seguirti, non a prevederti. Spiazzare se è necessario, crescere insieme a chi si nutre della tua musica. I tempi incominciano a stringere mentre, con il mixaggio nelle mani del buon Dave Pemberton ancora in corso, dobbiamo organizzare un milione di cose, un tour che vogliamo ricco di mezzi e tecnici ma contemporaneamente non più costoso di 13 euro a biglietto, e ovviamente il video. Tutto molto in fretta. Il clip diAbitudine sarà ben risolto esteticamente, ma non nascondiamo di esserci aspettati qualcosa di più sorprendente.

Andrà decisamente meglio con il secondo. Corpo a corpo, che difatti sarà giudicato poco adatto ai parametri di gradevolezza necessari all'alta rotazione.
Qualcuno lo chiamerà scandaloso a causa dell'esibiz.ione deformata di pelle e corpi nostri e di persone amiche.
Confinato di notte, quindi. Nella notte ci siamo nati e ci sembra un castigo relativo, però non smettiamo di stupirci ogni qualvolta qualcuno radio, tv,
stampa si mostra arbitro così convinto di gusti ed esigenze altrui. Il sospetto che l'intelligenza e la curiosità del pubblico sia sistematicamente sottostimata non ci abbandonerà mai.

Nelle interviste spesso ci viene domandato: «Perche siete considerati il gruppo italiano di maggior successo?», «Perche così tanti giovani ai vostri concerti?». Già i giovani. Parte il tour ed è un tutto esaurito. Ovunque. Di fronte a una platea di 20enni ti viene da riflettere che nel 1996, quando tutto iniziava, questi ragazzi potevano averne circa 12 di anni. E allora ti domandi: perchè nel mondo dei concerti, dove molte tournee dichiarano lo stato di crisi nonostante brani in radio rotazione lavaggio del cervello, video impeccabilmente iper giovanilisti, il così tanto bramato e prezioso "tatget-giovanile" risulti poi così ingrato da disertare la maggior parte degli appuntamenti pensati su misura? E perchè poi, invece, compare misteriosamente sotto il palco di cinque schivi torinesi che ancora non si capisce bene da dove cazzo siano usciti?

Avercela, una risposta, che se esiste forse ha proprio a che vedere con i parametri del "pensato su misura". Si può misurare la passione per la musica? La si può
comprimere in un formato idoneo a esistere tra uno spot pubblicitario e l'altro, la si può inquadrare in un "mi racco mando meno inquietante, più solare, più
accattivante, quanto me lo fai attendere 'sto ritornello"? Sperando che poi il tutto non produca apatia, disattenzione da ascolto di sottofondo?
Intanto il disco fmisce primo nelle classifiche di vendita sgomitando il boss Springsteen... Le numerose recensioni si dividono nettamente tra pro e boh con motivazioni di tutto rispetto in entrambi i casi. Sono molto di più i pro e, onestamente, a noi questo fa piacere. I nostri terrestri più affezionati metabolizzano pian piano un album differente, con diversi sbalzi d'umore, lungo quanto un doppio e con la dovuta calma approvano e decidono di venire a riempire i palazzetti.
Ventenni ai concerti, si diceva, ma anche ragazzzi più giovani, anche 50enni in giacca cravatta ed espressione da intenditori venuti proprio per ascoltare il live, non ad accompagnare i figli.

Sotto il palco non manca mai una curiosa prima Linea Sigfrido.Solitamente fanciulle piuttosto giovani e resistenti, esperte in arti marziali da transenna, dotate di gomito affIlato, ginocchio rotante e una tolleranza agli urti che saprebbe reggere l'impatto della carica degli orchi del Signore degli anelli.
Conoscono tutte le parole a stramemoria. Samuel stesso confessa di utilizzarne la lettura labiale durante le (non rare) amnesie. E cantano, cantano tutti i brani almeno due ottave sopra. Roba che nemmeno i delfini. Ci siamo da tempo abituati e probabilmente ne sentiremmo la mancanza. Passate le prime file, che compongono un variopinto mondo a parte regolato spesso da oscure meccaniche ormonali, incomincia il popolo del concerto.
Dai 20 ai 30. Uniformi musicali? Tutte. Dal metal al ciuffo dark anni 80 passando per l'elettronica. Dreadlock, magliette hard core, ma molto abbigliamento casuale. La sensazione è che per le diverse tribù musicali il concerto dei Subsonica sia terra di nessuno e per tutti luogo di intimità. Spuntano talvolta occasionali occhiali a goccia, capelli scolpiti nel gel e mandibole snodate in rappresentanza delle specie migratorie del sabato notte italiano.
Alcuni sfogano nel pogo, altri si immergono a occhi chiusi nel suono, altri ancora hanno reazioni più sorridenti e divertite, qualche lacrima liberatoria scende. Molti cantano, tutti ballano.

Abbiamo chiesto loro, nel nostro trafficato sito, di raccontarsi e di raccontare a noi cosa succede e come ci si sente lì sotto: in mezzo a diecimila corpi in movimento. Viene fuori che quello è il luogo dove si abbandonano le paure e ci si carica, uno spazio dove tutto cessa di essere un difficile equilibrio tra ciò
che si vorrebbe e ciò che si deve sopportare per forza. I ragazzi nel descriversi sono disincantati. Per questo appaiono lucidi. Si dichiarano scontenti di una realtà mediocre e conforme, spaventati dallo scippo di un futuro che appare incerto quando non minaccioso. Alla musica ci si aggrappano con le unghie nel descrivere il
proprio modo di vivere sono critici e consapevoli dei rischi di una realtà eccessivamente comoda e a portata di clic. Descrivendo le persone giudicate superficiali parlano di coetanei pienamente consapevoli nel seguire i miti effimeri più alla portata. Non di semplici sprovvedute vittime dell'ignoranza. «Del resto chi te lo fa fare a sbatterti per studiare, crescere, seguire una passione, conseguire una laurea che ti darà solo disoccupazione, quando è il Costantino di turno a diventare mito
per i nostri tempi?».

Dei Subsonica oltre alla musica ammirano una storia fatta di amici che, lavorando insieme, hanno costruito il proprio spazio attivo di libertà, in un mondo che raramente lo consente.
Questo per loro vale molto di più di qualsiasi riflessione suggerita in un testo, di qualsiasi messaggio lanciato dal palco. Le persone socialmente attive seguono obiettivi reali e realizzabili, al contrario, forse, di generazioni lontane alle quali si attribuisce la capacità di aver saputo sognare e la forza di aver vissuto nel tentativo di dare corpo ai sogni. Per sognare però bisogna chiudere gli occhi, mentre forsè oggi è proprio la lucidità, spesso un po' sofferente, dello sguardo di un ragazzo di
vent'anni a esserne la caratteristica e il principale punto di forza.

Proseguiamo con i concerti ancora per qualche mese. Dopodichè probabilmente sconfiniamo. Abbiamo ricevuto diverse visite da parte di discografici e promoter europei. Quello che di sicuro, ci portiamo dietro è il sostegno, la stima e il carico di aspettative da non deludere, dei ragazzi che fino a oggi ci hanno seguito. Il più prezioso degli antidoti.

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