Rassegna Stampa / Articolo
IL CIELO SU GIANCARLO
di Daria Winnipeg
Permettetemi di essere meno leccata e molto più ironica nella recensione dell’after, perché mentre il concerto è una cosa seria, e lo si vede per come anche loro si atteggiano sul quel palco, l’after è tutta un’altra storia.
Lì sono le persone umane che debbono essere cortesi, le persone umane alle prese con il successo, le persone che sono, i ragazzi di Torino che si vedono in giro.
Allora siamo sempre io e L, adesso risaliamo sul fuoristrada della L, io non giro mai senza il cd nella custodia di plastica ed è subito corpo a corpo dentro la macchina, mentre mi sfilo la maglietta madida e mi asciugo a mo di asciugamano fingendo uno svenimento tarantolato con tanto di urletto acuto e multivocalico Samiiiiii. Mi infilo maglietta nera e maglioncino, finto chachemere leggero, finto anche il tepore che dovrebbe mantenere.
Si parte da casa mia, ci lasciamo il fante alle spalle e saliamo per il cavalcavia
di c.so somme ancora tutte emozionate, con chissà quali speranze, con
chissà quali voglie ancora da sfamare. Ridiamo come una moderna coppia
di Thelma e Loiuse.
L fa una battuta volgare su Boosta, di quelle consapevoli, di quelle che fanno
sorridere, di quelle che sai che sono dette da donna a donna tanto per affermarsi
almeno nell’intimo dell’automobile, ma hanno sempre il sapore della
trasgressione, come una parolaccia, come un “cazzo” sussurrato tra
i denti.
Giriamo in Corso Massimo e poi ancora a sinistra in Corso Cairoli per arrivare nella meravigliosa piazza Vittorio che si apre davanti a noi. Troviamo un parcheggino a culo e in un attimo siamo sulla discesa. Si passa davanti al Loft, al Jamming, le bancherelle, le Arcate ed infine Giancarlo.
C’è un bel po’ di gente un quarto all’una ci sediamo su una panchina ad aspettare chissà quale apparizione, ma solo nuvole di tarantole in festa con culi di fuori e tette in evidenza. Una rovina come un sacco di patate di fronte a noi suscitando l’ilarità. Che tristezza vedere Gianca ridotto così. Ore 1.30 stavo morendo di freddo. E dico a L, mi ma almeno entriamo a prendere del calore umano e una “bira”.
Ressa per entrare, ressa per entrare dentro, ressa per fare la coda, ressa per arrivare al bancone. Non resisto e basculo il bacino su candy shop di 50 cents. Finalmente la mitica birra color evidenziatore mi arriva tra le mani. Tre euri spesi bene. Comincia il mio traffico per farmi spingere fuori da quel girone infernale e cominciamo con le comiche.
“ma porca putt…che cazz…no scusa eh, ma diosanto attento con quel cuba, ma questo è ubriac..mi smolli te pregggooo, non c’è l’ho la siga. MINCHIA…” abbasso la testa come un ariete e spingo e poi “sbam” sbatto violenta con orrido oscillare di liquidi e relativa fuoriuscita, mi preparo la faccia più paracula che mi riesce per chiedere scusa. “noscusaehchemispiacesai……????....Davide!”. Ma tra tutti quelli a cui dovevo buttare la birra addosso proprio il Boosta.
Lui non se la prende e mi chiacchiera un poco, io gli dico beh non male il concerto, qui però è un bordello, lui, si ma che cazzo è successo, ed io credo siano qua per te, ah si certo, troppo bordello, niente dischi stasera tu? No riposo non credi? Credo di si fai bene, mi sa che stiamo intasando tutto, mi sa anche a me ciao Davide, ciao.
Ora mi bevo la birra come un bicchiere d’acqua, trenta secondi compreso ruttino finale nel silenzio delle mie viscere. Voglio vedere l’inferno da cui sono uscita. Il Boosta era stato inghiottito e di li a stento usciva un sorridente Samuel.
Finalmente, lo si vede. Sembra rilassato, si muove come coronato da puttine (vedi piccole puttane o piccoli putti) svolazzanti, volano, penne, volano, baci, volano braccia, ma lui è calmo. Lo guardo con la testa piegata e sorrido. Poveraccio o buon per lui, chi può dirlo. Il prezzo del successo. Alla fine lui sorride gentile secondo il più classico motto torinese falso e cortese.
Lo recupero dalla bolgia e sono parole veloci, il suo braccio sul mio, una carezza, un bacio e di nuovo le tarantole e tarantoli lo circondano con moniti di disgrazia per me. Ogni tanto fa delle boccacce da ridere.
Mi metto da parte a chiacchierare ed eccomi spuntare, da una siepe credo, il mio piccolo grande ninja, sembra uscito dal Vietnam: Ninja grande, uh proprio, per niente. Ecco l’uomo più modesto del mondo. Che ti è capitato stasera, sei troppo grosso e pesti troppo, poi rompi tutto. Ma dio santo ho rotto il rullante, una roba così capita una volta nella carriera di ogni musicista, giusto stasera, che palle. Va bene così noi abbiamo applaudito tanto lo stesso! Siete troppo gentili, mi vado a prendere la birra. A dopo.
Ciao Ivan, Ciao devi passare, forse, dai passa, a beh se mi fai scudo tu ih ih, guarda il Boosta che lavora con la bionda, sembra emozionato quanto un tonno in scatola. Ma Max? Alla consolle? Max Dj, e alla consolle Max D.j., per carità bravissimo eh come Dj, solo che sembrava il bimbo con il giochino nuovo e una canzone non stava più di un secondo, ma soprattutto il balzo è stato duro tra “take me to the candy shop and show me what you got” a “take my breath away”. Mi arrampico sino su. Bella Max, ciao, il tempo di parlare con me e quelli sotto apprezzano una canzone che rimane. Un discorsone, eh, ah, no, si, eh, come, si, ah, no, eh, come, certo, boh e scusa ma non si sente una cippa, si si ciao ciao.
Ninja che cazzo fai seduto lì da solo, dai un bacino alla piccola. Posta le date nuove sul sito che sbarelliamo se no, va bene promesso, bacio bacio, finalmente un sorriso sorge sul viso pallido senza occhiali. Piccolo grande ninja.
Boosta si è dileguato più in fretta di Hudini, le tarantole sono ancora in giro affamate come delle leonesse di carne fresca, scene da carnevale di Rio, niente premio per la migliore scuola di snocciolamento di stronzate o affettatura di cazzo….uuuppss…non si dice vero.
Ripercorro la strada al contrario. Ciao Ivan, Ciao, Ninja? Ninja e di la, anzi saliva da Max, ok ciao, ciao. Sono le tre e per la birra di Gianca ci sono ancora sei file serrate di rasta, gli unici un po’ normali stasera.
Finalmente fuori, infilo la testa dentro a 6 mezzi metri di sedicenni dalle
quali spunta ( e proprio solo sputa ih ih) il cappellino, Ciao Samuel, Ciao,
se continui così ti portiamo al cacao venerdì sera, cacao io non
frequento, domani sera è giovedì, si lo so lo so al the beach
e dai mi allontano ridendo.