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Recensioni, articoli, riviste a cura di Michele Ledda
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Intervista a Samuel 25/04/12 La Repubblica

Subsonica, 15 anni da sogno

ERA il 1997: prima due concerti fuori mano, al Macabre di Bra e al Capolinea di Entracque, poi l' esordio in città, il 27 maggio al Barrumba. Cominciava così, 15 anni fa, l' avventura dei Subsonica, che ora rievocano quei trascorsi in un breve tour di cinque tappe battezzato - come il primo singolo - "Istantanee". Ne parliamo con Samuel Romano, voce della band, alla vigilia dell' appuntamento di giovedì al PalaOlimpico.

SAMUEL, quali ricordi di quei primissimi concerti? «Furono disastrosi. Erano il nostro banco di prova, quasi una sfida nel mondo musicale sotterraneo che ci aveva visto nasceree crescere. Arrivavamo da esperienze già conosciute, Max con gli Africa Unite, io e Boosta con gli Amici di Roland, e quindi avevamo gli occhi puntati addosso. Dal vivo eravamo dei principianti: scalette troppo lunghe, grooves impercettibili, stonature e incertezze varie, scarsa interazione col pubblico... Le cose sono cambiate l' anno dopo, con oltre 200 concerti: a quel punto eravamo allenati».

Due show memorabili a Torino, durante questi 15 anni... «Direi il primo con un pubblico numeroso e caldo, al PalaStampa, dopo Sanremo. E poi l' ultimo prima di questo, un anno fa al PalaIsozaki: suonare nella tua città, sospettosa com' è poi Torino, è sempre difficile, ma quella volta abbiamo sfoggiato una tranquillità che ha sorpreso persino noi stessi».

Ora invece siete reduci da una tournée europea: com' è andata? «Mentre una volta era quasi inimmaginabile che un gruppo italiano potesse andare in giro per il mondo a fare sold out cantando nella sua lingua, grazie a internet oggi questo è possibile. Noi siamo stati sempre molto attenti a utilizzare la rete e questo ci ha avvantaggiati, ma trovarsi di frontea una platea foltae mista in posti come il Koko di Londra o il Razzmatazz di Barcellona è una sensazione davvero entusiasmante».

Quanta parte del pubblico era italiana, fra studenti Erasmuse cervelli in fuga? «Era una presenza piuttosto consistente, ma a differenza di cinque anni fa, quando avevamo fatto un tour simile, la percentuale di pubblico locale è cresciuta. Diciamo metà era costituita da italiani e il resto da amici del posto convertiti ai Subsonica o da semplici curiosi. Abbiamo provato la sensazione di essere davvero in tour in Europa,e non in un' Italia trasportata all' estero». E fra un mese andate in Cina... «Difficile immaginare cosa capiterà... È un mondo talmente diverso dal nostro, sul piano culturale e non solo, che davvero non riesco a fare previsioni».

Cosa cambia per voi sul palco quando siete all' estero? «La risposta del pubblico è diversa e all' inizio cerchiamo di prendere le misure, poi però il ritmo - che è un linguaggio universale - ha il sopravvento e abbatte le barriere linguistiche: anche chi non ci conosce ne viene in qualche modo rapito.

Vi avessero detto nel 1997 dove sareste arrivati, ci avreste creduto? «Sinceramente no. È il sogno che hanno tutti quelli che imbracciano uno strumento: il tour mondiale per cui parti e chissà quando torni... E per i musicisti italiani, in particolare, sembrava fosse un tabù».

Parliamo di questo show del compleanno... «Abbiamo fatto una cosa che può sembrare paradossale: finora avevamo evitato sempre di ripeterci, mentre in questo caso riproponiamo esattamente la scaletta dei primi concerti, nella formazione di allora - ossia con Pierfunk al basso anziché Vicio - e usando gli strumenti dell' epoca, indossando addirittura alcuni vestiti di quel periodo. Lo show comincia come se il tempo non fosse passato, anche il palco all' inizioè piccoloe si trasforma via via che il percorso musicale procede e noi ritroviamo gli strumenti che usiamo abitualmente adesso».

E il futuro, dopo tutto questo passato? «Il futuro dei Subsonica è legato a quello che stiamo facendo in questa tournée, perché rimettere in piedi i pezzi che raccontano quel periodo della nostra vita ci ha posti di fronte al cambiamento che c' è stato. Un po' come quando incontri qualcuno che non vedevi da anni e ti accorgi di quanto sia cambiato. Così ci siamo resi conto di come si è modificata la nostra attitudine negli anni, facendoci diventare qualcos' altro, e questo ci ha messo la voglia di tornare a rivivere quelle sonorità: in un certo senso il futuro dei Subsonica è già in questo percorso dentro il nostro passato». -

ALBERTO CAMPO

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