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Ultimo aggiornamento: 04/02/10 02:14: Rapide

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Recensioni, articoli, riviste a cura di Michele Ledda
Controllo del livello di rombo

Controllo del livello di rombo

Intervista a Max  14/03/03 - Il Piccolo

I Subsonica accorciano la strada
Solo due puntate all’estero: a fine giugno a Berlino e il 15 agosto a Ibiza


PORDENONE
«Strade che si lasciano guidare forte», recitava una traccia del loro fortunato «Microchip emozionale»: e di strade i Subsonica ne hanno percorse parecchie, macinando chilometri senza sosta stretti nel loro furgone, a sudare tra mega-festival e centri sociali, locali e campi da calcio, dandosi anima e corpo in giro per l'Italia e all'estero in una vita spesa tra palchi e alberghi. In 7 anni dalla nascita del gruppo hanno superato le 500 date, solo nell'ultimo «Amorematicotour» hanno ballato e cantato sui loro pezzi dal vivo ben 430 mila spettatori e l'adrenalina di quei concerti è stata condensata in un doppio cd live uscito da poco, «Controllo del livello di rombo». Ora i Subsonica sono pronti a ripartire e domani approderanno al Palasport di Pordenone.

Le date ufficiali sono 19, anche se, come spiega Max Casacci, chitarrista e «ideologo del progetto Subsonica», ce ne sarà qualcuna in più: «Ma la novità più grossa è che faremo un tour abbreviato, mentre le altre volte partivamo per almeno un anno. Sentiamo la necessità di fermarci con l'esigenza di scrivere musica, di imbastire qualcosa di nuovo».

Largo quindi agli spazi creativi, anche se ai Subsonica gli impegni non mancano mai: Boosta ha appena pubblicato un libro e Samuel «imperversa» con successo con i suoi Motel Connection. «Recentemente abbiamo suonato a Cannes al Midem con Carmen Consoli e Tiromancino davanti a una platea internazionale, e ciò ha fatto nascere interessanti contatti con Francia, Germania, Canada e Giappone», quest'ultimo paese già visitato in tour. «Puntate all'estero già stabilite sono una a fine giugno a Berlino e una il 15 agosto a Ibiza», aggiunge Max.
L'esportazione di un gruppo come il vostro è possibile? «A noi piacerebbe continuare a cantare in italiano, anche se non escludiamo a priori di fare versioni in inglese».

Ammirevole la politica di continuare a mantenere bassi i prezzi dei biglietti dei concerti, una scelta che poteva agevolare la promozione ai tempi di «Istantanee» e di «Cose che non ho», ma che i Subsonica hanno mantenuto anche nel momento del consolidamento del successo, quando con «Microchip emozionale» sono esplosi presso il grande pubblico. «Gli artisti hanno la possibilità di decidere: è una scelta che facciamo per permettere a chiunque, anche a chi può avere difficoltà, di assistere al nostro concerto».

Un altro aspetto interessante che li contraddistingue è l'interazione con i fans nel loro sito internet. Leggendone qualche stralcio emerge un autentico rapporto di familiarità che si è andato ad instaurare col tempo: si ha l'impressione di conoscerli da un pezzo, si parla di tutto, come se fossero dei vecchi amici. Dal loro «diario di bordo» emerge anche un'immagine di musicisti curiosi dell'ambiente che li circonda, che vanno a sentire i concerti dei colleghi, attenti alle sonorità emergenti da poter fondere con il loro stile: «È un modo per tenere i piedi per terra - racconta Max, - con una vita piena di gratificazioni come la nostra è facile andare in corto circuito. Così questo è un vero confronto, che ci fa ricordare quali erano le nostre aspettative e ci fa mantenere la lucidità. Nell'interagire con chi ci viene a trovare - ci sono anche più di 2000 ingressi al giorno - cogliamo anche l'occasione di segnalare certe realtà musicali un po' in ombra».

Ma cosa piace ai Subsonica del panorama italiano? «Tra qualche tempo andremo in uno studio delle Marche per collaborare con i Linea 77, mentre io ho appena finito di remixare un pezzo di Cristina Donà. Apprezziamo anche Afterhours e Marlene Kunz, band con sonorità più elettriche, più rock, cui siamo legati da stima e amicizia. È in via di definizione la realizzazione, per una rivista italiana, di un CD di cover eseguite da gruppi italiani: noi e gli Afterhours rifaremo un brano di Lou Reed».

E tornando all'imminente tour? «Ci siamo preparati con un impianto potenziato e un grande schermo». E, a fine esibizione, ci sarà anche una sorpresa per continuare a ballare: «Terremo un evento parallelo cui si accederà con il biglietto del concerto. I dj? Saranno scelti da noi o saremo noi stessi!».

Federica Gregori

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