Il logo dei Subsonica. Nello sfondo, il bosco della copertina del disco Amorematico
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_UN NOME, UN LOGO


Samuel:
II nome fu una trovata geniale di Valeria, la ragazza di Max. Si parlava del nome da darci, io volevo qualcosa di simile a Sonica, perché amavo i Marlene Kuntz e quella loro canzone. Max cercava un richiamo all'atmosfera di Subacqueo, la più bella canzone che a mio avviso avesse scritto con gli Africa Unite: sembravano idee opposte, ancora una volta inconciliabili. Finché Valeria inventò Subsonica. Ci guardammo e capimmo che si poteva fare.

C-Max:
Per il logo, eravamo tutti d'accordo sulla stella, un amuleto divenuto un mio pallino da quando l'avevo notata sui manifesti dei Jesus And Mary Chain. Affidammo l'incarico ad Alessandra, una ragazza appena diplomata all'Accademia di Belle Arti che la sera da, Giancarlo, ai Murazzi, stava alla porta e rilasciava le tessere.
Qualsiasi cosa o persona ci servisse, la cercavamo ai Muri tra le 2 e le 6 del mattino.

_IL PRIMO CONTRATTO


C-Max:
La prima etichetta a cui mi ero indirizzato era la Mescal di Nizza Monferrato. Il boss, Valerio Soave, aveva elogiato la mia produzione di Mao, mettendomi in buona luce presso lo staff. Forti di questa credibilità, partimmo tutti e tre alla volta di Nizza. La Mescal ci offrì un budget di 20 milioni e ci diede carta bianca su come realizzare l'album; all'inizio ci sembrò una gran cifra, ma per un lavoro di quattro mesi le spese di Casasonica sarebbero state ben superiori.


Boosta:
II contratto fu fatto a nome dei tre artisti singoli, Massimiliano Casacci, Samuel Romano e Davide Di Leo, "da qui in poi denominati l'artista", come si scrive. In seguito avremmo formato la società s.n.c. per fatturare senza spendere troppi soldi, una s.r.l. sarebbe stata impensabile.

Ninja:
Quel pomeriggio Max mi chiamò, mi chiese se volevo far parte della società. Io risposi di no, poiché avevo già una mia posizione fiscale. In realtà ero un po' spaventato dall'idea di impegnarmi completamente. Non dubitavo dei Subsonica, ma di me stesso: mi mancavano pochi esami alla laurea in ingegneria, e non sapevo se davvero volessi fare della musica il mio lavoro.
Questa scelta avrebbe avuto il suo peso negli anni successivi: la mia situazione sarebbe a lungo rimasta quella di 'quarto subsonico aggiunto".

_PROBLEMI SENTIMENTALI

Samuel: Finito di registrare il primo album avevo incontrato Maddalena, e passavo molto tempo da lei. Di fatto vivevamo insieme, io non me la sentivo più di stare in famiglia, e la somma dei segmenti del tour, che ci avrebbe portati a 212 date, era un ulteriore stimolo a cercare uno spazio mio. Anche l'organizzazione del tempo libero era differente. Prima i concerti erano saltuari, adesso dal giovedì alla domenica si suonava sempre. C'era una bella scena rave, serate al giovedì al Café Blue a base di drum'n'bass, e ci gettammo in questo magma di suoni, con capolinea finale, sempre e comunque, da Giancarlo. Alle 7 uscivamo e incontravamo chi si accingeva ad affrontare la giornata. Era una dimensione poetica. Di solito eravamo alterati e ci sentivamo il mondo il mano. Vedevamo colori che pensavamo gli altri non avrebbero visto mai. Al risveglio si passava in studio, si smanettava un po' su strumenti e computer, poi nel fine settimana si ripartiva. Torino ci offriva il territorio in cui dar vita alle nostre fantasie.


C-Max:
A volte anche i periodi di disastro sentimentale coincidevano. Nel gennaio del 1998 la ragazza con cui vivevo una relazione piuttosto tormentata mi aveva appena rivelato che ci saremmo definitivamente lasciati e che sarebbe andata a vivere a Londra con un barista di piazza Vittorio. La débàcle era generale, sia Samuel che io eravamo stati mollati, e Boosta si era inventato una signorina che lo avrebbe lasciato nello stesso periodo, giusto per non essere da meno e partecipare così al trend della deriva collettiva. Come se non bastasse, quella sera si suonava ad Aosta. Prima del concerto chiesi di non suonare Per un'ora d'amore, per certi versi legata alla mia storia con lei. Si decise invece di farla, e sull'attacco alcune persone spinsero sul palco una carrozzella con un ragazzo disabile. Si percepiva che stavano usando il loro amico soltanto per farsi notare. Sembrava di essere finiti in un film di Tarantino. La mia tensione andò fuori controllo, e sul crescendo finale distrussi la chitarra, la vecchia Fender regalatami da Madaski e sopravvissuta anche a un lancio in mezzo alla platea ai tempi degli Africa Unite.

_ROCK & ROLL BLACK OUT

Boosta: In tour l'archetipo sex, drugs e rock & roll esercitava il suo fascino da letteratura rock. Va da sé che tra giocare con una situazione del genere ed esserne risucchiato il passo può essere breve. Tè ne accorgi dai cambiamenti della tua socialità. All'inizio, si parla, si scherza, si mangia insieme. Poi, un giorno, scende il black out. Loro vanno avanti così, mentre tu o dormi perché sei stravolto, o tutto faresti meno che parlare con gli altri. Lì vuol dire che non ci sei più, che qualcosa è cambiato.
Vivere con Samuel, sullo stesso pianerottolo di Max, non mi permetteva certo di nascondere il mio stato, e tutto era difficile tra noi.

Samuel:
Vedere Davide così assente era particolarmente doloroso per me che ci vivevo insieme, e che certo non ero esente dalle mie derive. La differenza era che mi fermavo sempre di fronte alla musica, mentre lui non trovava più il pedale del freno. Non riuscivo a prenderlo di petto, ero bloccato dall'amicizia. Un mattino era già fuori di sé, ma voleva uscire per recuperare qualche altro additivo. Non ce la feci e vuotai il sacco, scoppiando anche in lacrime.

Boosta:
Nulla si risolve finché non scatta qualcosa dentro di te. Io sentivo di avere intrapreso un percorso, e che questo sarebbe finito. Finì. Ero passa to attraverso un paio di situazioni a rischio, in cui avevo creduto di non superare la notte di tachicardia: vidi me stesso come una brutta persona, e svoltai. Quando smisi, fu sul serio.
Non avrei più toccato nulla di pesante: mi rivolsi a Dio, e con un po' di presunzione lo autorizzai a venirmi a prendere giovanissimo se fossi venuto meno a questo patto con me stesso.

_SANREMO

Samuel: Per Sanremo avevamo cominciato a lavorare su una base reggae con un cantato costruito sul modello giamaicano. Tutto fu cestinato il pomeriggio in cui Max venne da me e volli fargli sentire come suonavano la mia nuova chitarra e un microfono appena acquistato, accennando il ritornello di Tutti i miei sbagli. Ne rimase subito colpito; decidemmo che l'idea da sviluppare per il Festival era quella.

C-Max:
La prima sera all'Ariston non suonammo bene, perché Samuel era il primo cantante nella storia del Festival a presentarsi con microfoni suoi, il che provocò qualche inconveniente.

Bass Vicio:
I giorni trascorsi in Riviera in attesa del debutto erano stati molto divertenti; stavo ancora assaporando l'ingresso nei Subsonica e già tutto era ancora una volta nuovo. Mi divertivo come un matto, magari passavo una sera a parlare con Umberto Tozzi e il giorno dopo incontravo il mio idolo Sting. Poi arrivò la tensione per la prima serata: la situazione tecnica era
precaria, il pubblico quanto di più lontano da noi si potesse immaginare, e l'occhio della telecamera ricordava che dall'altra parte c'erano 20 milioni di persone che si aspettavano il massimo.

Samuel:
II Festival di Sanremo fu un'esperienza univoca. Salendo sul palco mi resi conto che stavamo mettendo il piede su un nuovo mondo. Da quel momento in poi i concerti sarebbero stati più affollati, ma sarebbero iniziati anche la pioggia di pupazzetti lanciati dalle fan.


_TRE, NUMERO PERFETTO

Boosta: Al momento di affrontare il terzo album avevo alcune idee di fondo: l'anima easy di Microchip emozionale era superata, per il semplice fatto che non eravamo più così noi; ora avevamo un ruolo nella musica italiana e responsabilità da assumerci.

Ninja:
Per superare la fase di stallo proposi di trasferirci qualche giorno in campagna da me, a Cantalupa, per rielaborare con gli strumenti le bozze nate a Torino davanti al computer, ma il ritiro servì soprattutto a rilanciare la complicità su cui si era sempre basato il nostro rapporto. Tutto servì a ritrovare coesione: Samuel alle prese con la pasta ai broccoli, la nebbia che di sera circondava la casa, la passione per i libri di Harry Potter che travolse Boosta e me, le spedizioni alla videoteca del paese. In occasione del servizio fotografico, fu molto divertente, in quel novembre 2001 segnato dalla psicosi dell'antrace, camminare sul ciglio della statale per Vinovo vestito da astronauta insieme agli altri quattro Subsonica. In un boschetto lì accanto furono scattate tutte le foto di Amorematico, tra cui quella mia che venne scelta per la copertina del disco.

C-Max:
II disco raggiunse subito il primo posto in classifica. Ma la vera sorpresa fu la conferenza organizzata dalla Mescal a Milano. I giornalisti erano tanti e fecero un sacco di domande.

Samuel:
Salire immediatamente al primo posto in classifica non mi travolse, in quel momento al centro della mia attenzione c'era l'idea di tornare sul palco. Ero persino ingrassato, e gli altri pure. Per chi opera in ambito creativo, stare fermo è un dramma, che può indurre a colmare il vuoto lasciato dalla tournée con alcol, risse insulse e altri gesti autodistruttivi.
E' il male, e salire sul palco è la cura.

_SONIC JAPAN

Boosta: Partimmo per il Giappone, dove suonammo all'interno di uno spazio riservato alla nostra Regione nell'ambito di una fiera dedicata all'Italia.
Alla luce della mia passione per le arti marziali, cercavo anche spiritualità. La trovai a Kyoto nella zona dei templi.
Passai un pomeriggio da solo sotto la pioggia in un giardino zen a guardare cinque pietre, una delle esperienze più belle della mia vita. Ho portato a casa anche un tatuaggio, rintracciando uno strano personaggio che ci accolse seduto su un divano con accanto a sé un fucile a pompa. Era il presidente dell'associazione dei tatuatori giapponesi, e ha una collezione infinita di foto con celebrità di ogni genere, da Bon Jovi a Clinton, oltre alla teca dove tiene il costume originale di Batman utilizzato da George Clooney. Da lui mi feci tatuare una frase top secret, ed ebbi in omaggio il Buddha protettore del segno del mio anno di nascita, la Tigre.

Ninja:
Mi sentivo un po' a disagio a essere chiamato "Ninja": è un po' come se un giapponese venisse a Torino e i suoi amici lo chiamassero "Gianduja".

_CONTROLLO DEL ROMBO

Bass-Vicio: Controllo del livello di rombo sancisce la fine di un ciclo. Ciascuno di noi ora ha una casa, molti hanno prospettive personali. A partire da Ninja che è diventato papa e amministratore della società.

_PRESENTE E FUTURO
Un sole silenzioso sta toccando terra a ovest, dietro la sagoma del Filaforum.
Sono le 19,30 di mercoledì 16 aprile 2003, sulla tangenziale di Milano i display segnalano lunghe code in uscita da Assago. Ci siamo, loro suonano qui.
Lo svincolo è un fragoroso imbuto affollato. Le ragazzine senza biglietto sono in lacrime, i bagarini hanno il colpo grosso e la voce bassa, gli stereo dei venditori di magliette abusive sparano il cd dal vivo dei Subsonica a un volume da carnevale caraibico di Londra. Cosa resterà, domani? A prima vista, le bimbe cambieranno eroi, i bagarini si occuperanno di Milan-Ajax e si ascolterà Shakira, prossima ospite del Forum.
Ma in coda, davanti al sole, c'è tempo per capire che questo non è l'ennesimo "usa e getta" del pop nazionale.
La serata sarà trionfale, e passerà.
Ma qualcosa resterà, e non per caso.


La copertina della biografia ufficiale dei Subsonica: Anomalia Subsonica

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